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  Autore: Giancarlo Feliziani
   
   
  Editore: Limina
  Collana:  
  Data pubblicazione: 2004
  ISBN: 88-88551-52-2
  Pagine: 128
   
   
  Giudizio:
   
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Quella di Guido Rossa, del suo martirio e di tutto ciò che lo precede, è un’altra di quelle storie del partito armato che negli anni sono state elevate a simbolo di un’intera stagione e di uno scontro politico che, con l’andare del tempo, ha assunto i connotati di una contrapposizione fratricida all’interno della classe operaia. L’intera storia di Guido Rossa, operaio, sindacalista, alpinista, morto ammazzato come un cane per aver fatto la spia, ucciso dalla colonna genovese delle Brigate rosse perché delatore del compagno Berardi, è una storia che inaugura la stagione più cruenta del terrorismo rosso, è l’evento di rottura capace di aprire gli occhi a molti e di segnare un punto di non ritorno nella storia politica e militare del partito armato.

Chi legge queste righe probabilmente sarà già a conoscenza della triplice tragedia operaia che si consuma a Genova tra l’ottobre del 1978 (quando Rossa si reca alla stazione dei carabinieri vicina all’Italsider per firmare il verbale di denuncia del compagno Berardi) e l’ottobre del 1979, giorno in cui Francesco Berardi ‘Cesare’ si suicida nel carcere di Cuneo impiccandosi a una grata della sua cella. Tra i due eventi, l’assassinio del 24 gennaio ’79, in via Fracchia, altro luogo dai connotati simbolici non indifferenti per la storia delle Br.

Giancarlo Feliziani la ripercorre tutta questa triplice tragedia, documentandola in maniera dettagliata e precisa, e confezionando per il lettore un ritratto della vittima che ne restituisce a pieno i tratti di umanità, determinazione e fierezza. Poi il racconto prosegue, pur rimanendo in quella maledetta via teatro, il 28 marzo 1980, di un’altra tragedia nella quale a cadere, questa volta, sono i cattivi, gli aguzzini, massacrati dalle teste di cuoio del generale Dalla Chiesa.

Oggi, a venticinque anni dalla sua scomparsa, Guido Rossa è un simbolo, il nome che la sinistra  più spesso evoca per testimoniare la propria contrapposizione alla minaccia eversiva condotta dai compagni che a quel tempo sbagliavano. E anche il nome di Guido Rossa, come tutti i simboli, è stato gettato nella mischia del dibattito storico sugli anni di piombo in maniera a volte un po’ azzardata, come se il suo sacrificio potesse in un colpo solo cancellare tutte le ambiguità, le reticenze, l’omertà che dentro la classe operaia, dentro il sindacato e la sinistra istituzionale alimentarono quella stessa offensiva  brigatista. L’assassinio di Guido Rossa rappresentò, in questo senso, la coscienza sporca della sinistra italiana. Lo si intuì subito, fin dalle ore immediatamente successive l’agguato, una sensazione di colpevolezza collettiva che si manifestò in maniera assordante lungo tutto l’affollatissimo e silenziosissimo corteo funebre che diede l’ultimo saluto al compagno Guido.

Con questo suo “piccolo” libro, estraneo a qualsiasi intento strumentale, Feliziani contribuisce invece a ricondurre la memoria storica del personaggio Rossa dentro i binari più corretti e veritieri, senza strumentalizzazioni, senza doppi fini, perseguendo l’unico obiettivo che in questi casi appare legittimo e necessario: il ricordo, la conoscenza di un pezzo della nostra storia, la memoria di un uomo che non abbassò la testa e pagò con la vita un gesto fiero che altri interpretarono come una sfida intollerabile. Una forzatura dagli effetti devastanti, quella compiuta dagli uomini delle Brigate rosse, un enorme errore politico, forse il più grande compiuto dal partito armato, capace di isolarlo come mai prima rispetto a quella classe operaia di cui intendeva porsi come avanguardia e come interprete di bisogni e rivendicazioni.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 11 novembre 2006 21.27

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