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  Autore: Giampaolo Pansa
   
   
   
  Editore: Laterza
  Collana:  
  Data pubblicazione: 1980
  ISBN:  
  Pagine: 279
   
   
  Giudizio:
   

 

 

Ancora una volta il titolo dice (quasi) tutto: Giampaolo Pansa racconta alcune storie italiane di violenza e terrorismo, più o meno celebri episodi di lotta armata a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, li assembla lungo un unico minimo denominatore comune, la stagione degli anni di piombo, e offre così al lettore un ritratto impietoso di quell’epoca, molto utile per chi ancora credesse che l’esperienza lottarmatista in Italia si può identificare con l’avventura delle sole Brigate rosse. Non è così: l’eversione italiana non si riassume in toto nella stella a cinque punte, le Brigate rosse ne rappresentarono certo la manifestazione più eclatante e duratura, ma non esclusiva. Intorno alle Br hanno operato in quegli anni centinaia di altre sigle e formazioni rivoluzionarie, prodotto della deriva armata dei grandi movimenti di massa (quello settantasettino in testa), un magma spesso confuso e irrazionale, dalle dimensioni gigantesche, profondamente radicato e ramificato sul territorio. Qualcosa anche di irrazionale, dicevamo: e ci sembra che l’intento del libro di Pansa sia proprio quello di sottolineare questo aspetto della faccenda, narrare cioè quegli episodi che più degli altri testimoniano della emotività del disegno rivoluzionario alimentato in quegli anni da una intera generazione di giovani. Pansa sceglie di raccontare alcune storie di lotta armata, certe famose certe altre meno, in cui compaiono figure di primo e di secondo piano di quella stagione: così accanto alla vicenda del “7 aprile” (l’inchiesta giudiziaria che decapitò i vertici dell’Autonomia operaia organizzata), o agli assassini di Emilio Alessandrini e Guido Rossa, troviamo anche episodi “minori”, ma capaci di restituire forse anche meglio dei primi il clima di violenza diffusa di quegli anni.

Su alcuni di questi avvenimenti ci si potrebbe interrogare sull’opportunità o meno di ascriverli alla categoria dei delitti di matrice politica, o se non sarebbe invece il caso di parlare più semplicemente di fatti cronaca nera, talmente esile è la motivazione politica alla loro base. È proprio questo, forse, il dato più inquietante che emerge dalla lettura di queste pagine e sul quale continuano tutt’oggi a contrapporsi, in chiave storiografica, due posizione nettamente antitetiche: chi da un lato vede negli anni di piombo un fenomeno di massa prettamente delinquenziale che ha avuto sì, almeno alle sue origini, un volano di natura politica, ma si è poi pian piano trasformato in qualcosa di diverso, che di politico aveva ben poco, per assumere i tratti di una grande ribellione armata priva di qualsiasi progetto politico. E chi invece, al contrario, mette in rilievo proprio le istanze e le rivendicazioni che ne furono alla base.

Al di là di ogni facile schematizzazione, politica e violenza sono due piani che negli anni Settanta e Ottanta si sono sovrapposti in Italia come mai prima era successo, producendo una spirale di violenza a tratti inarrestabile. Le storie narrate da Pansa sono in tal senso emblematiche: se “gambizzare” il dirigente comunista dell’Ansaldo Carlo Castellano è, per quanto estremo, comunque un chiaro atto politico, ci si chiede se è ascrivibile a questa stessa categoria anche l’assassinio di Carmine Civitate, ucciso da un commando di Prima Linea perché accusato (ingiustamente) di aver contribuito, con una telefonata alla “pula”, alla morte di due compagni. Nella logica degli autori del gesto, ad entrambi i bersagli erano imputabili le stesse responsabilità politiche, entrambi i comportamenti rientravano cioè nel novero delle attività controrivoluzionarie; ma chi poi è stato chiamato a ricostruire questi fatti e inquadrarli storicamente, non ha potuto non chiedersi se essi appartenessero effettivamente alla stessa categoria di analisi storica.

Anche queste pagine, quindi, al pari di altre sulle quali già ci siamo soffermati, possono risultare molto utili a chi cerca di dotarsi dei primi strumenti di analisi e interpretazione di quella stagione di sangue e di politica, proprio perché offrono al lettore l’essenziale prospettiva del “quotidiano della violenza”.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 27 marzo 2006 13.31

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