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Ancora una
volta il titolo dice (quasi) tutto: Giampaolo Pansa racconta
alcune storie italiane di violenza e terrorismo, più
o meno celebri episodi di lotta armata a cavallo tra i
Settanta e gli Ottanta, li assembla lungo un unico minimo
denominatore comune, la stagione degli anni di piombo, e
offre così al lettore un ritratto impietoso di quell’epoca,
molto utile per chi ancora credesse che l’esperienza
lottarmatista in Italia si può identificare con l’avventura
delle sole Brigate rosse. Non è così: l’eversione italiana
non si riassume in toto nella stella a cinque punte,
le Brigate rosse ne rappresentarono certo la manifestazione
più eclatante e duratura, ma non esclusiva. Intorno alle Br
hanno operato in quegli anni centinaia di altre sigle e
formazioni rivoluzionarie, prodotto della deriva armata dei
grandi movimenti di massa (quello settantasettino in testa),
un magma spesso confuso e irrazionale, dalle dimensioni
gigantesche, profondamente radicato e ramificato sul
territorio. Qualcosa anche di irrazionale, dicevamo: e ci
sembra che l’intento del libro di Pansa sia proprio quello
di sottolineare questo aspetto della faccenda, narrare cioè
quegli episodi che più degli altri testimoniano della
emotività del disegno rivoluzionario alimentato in quegli
anni da una intera generazione di giovani. Pansa sceglie di
raccontare alcune storie di lotta armata, certe famose certe
altre meno, in cui compaiono figure di primo e di secondo
piano di quella stagione: così accanto alla vicenda del “7
aprile” (l’inchiesta giudiziaria che decapitò i vertici
dell’Autonomia operaia organizzata), o agli assassini di
Emilio Alessandrini e Guido Rossa, troviamo anche episodi
“minori”, ma capaci di restituire forse anche meglio dei
primi il clima di violenza diffusa di quegli anni.
Su alcuni
di questi avvenimenti ci si potrebbe interrogare
sull’opportunità o meno di ascriverli alla categoria dei
delitti di matrice politica, o se non sarebbe invece il caso
di parlare più semplicemente di fatti cronaca nera, talmente
esile è la motivazione politica alla loro base. È proprio
questo, forse, il dato più inquietante che emerge dalla
lettura di queste pagine e sul quale continuano tutt’oggi a
contrapporsi, in chiave storiografica, due posizione
nettamente antitetiche: chi da un lato vede negli anni di
piombo un fenomeno di massa prettamente delinquenziale che
ha avuto sì, almeno alle sue origini, un volano di natura
politica, ma si è poi pian piano trasformato in qualcosa di
diverso, che di politico aveva ben poco, per assumere i
tratti di una grande ribellione armata priva di qualsiasi
progetto politico. E chi invece, al contrario, mette in
rilievo proprio le istanze e le rivendicazioni che ne furono
alla base.
Al di là di
ogni facile schematizzazione, politica e violenza sono due
piani che negli anni Settanta e Ottanta si sono sovrapposti
in Italia come mai prima era successo, producendo una
spirale di violenza a tratti inarrestabile. Le storie
narrate da Pansa sono in tal senso emblematiche: se
“gambizzare” il dirigente comunista dell’Ansaldo Carlo
Castellano è, per quanto estremo, comunque un chiaro atto
politico, ci si chiede se è ascrivibile a questa stessa
categoria anche l’assassinio di Carmine Civitate, ucciso da
un commando di Prima Linea perché accusato (ingiustamente)
di aver contribuito, con una telefonata alla “pula”, alla
morte di due compagni. Nella logica degli autori del gesto,
ad entrambi i bersagli erano imputabili le stesse
responsabilità politiche, entrambi i comportamenti
rientravano cioè nel novero delle attività
controrivoluzionarie; ma chi poi è stato chiamato a
ricostruire questi fatti e inquadrarli storicamente, non ha
potuto non chiedersi se essi appartenessero effettivamente
alla stessa categoria di analisi storica.
Anche
queste pagine, quindi, al pari di altre sulle quali già ci
siamo soffermati, possono risultare molto utili a chi cerca
di dotarsi dei primi strumenti di analisi e interpretazione
di quella stagione di sangue e di politica, proprio perché
offrono al lettore l’essenziale prospettiva del “quotidiano
della violenza”.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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