LIBRI 

Homepage Libri Le testimonianze Armi e bagagli. Un diario dalle Brigate Rosse

   
  Autore: Enrico Fenzi
   
   
   
  Editore: Costa & Nolan
  Collana:  
  Data pubblicazione: 1998
  ISBN: 88-7648-316-0
  Pagine: 222
   
   
  Giudizio:
   
  Puoi acquistarlo qui:    libreriauniversitaria.it

 

 

Nella storia delle Brigate rosse il nome di Enrico Fenzi occupa un posto particolare sia per l’eccezionalità del suo percorso rivoluzionario (Fenzi diventa clandestino a quarant’anni suonati, dopo il primo arresto avvenuto nel 1979, quindi in vistoso “ritardo” rispetto alla prassi), sia per il suo status, peraltro sempre respinto dall’interessato, di intellettuale del partito armato, derivatogli dalla professione svolta nella vita “normale” (docente di Letteratura italiana presso l’Università di Genova). Queste due particolarità del suo autore concorrono a rendere Armi e bagagli, il racconto dell’esperienza di Fenzi al servizio della stella a cinque punte, un libro irrinunciabile, frutto di una miscela perfetta tra percorso interiore e resoconto storico, il tutto reso ancora più efficace – rispetto alle altre memorie brigatiste – da una scrittura di qualità e intensità non riscontrabili negli altri contributi appartenenti alla stessa categoria di scritti.

Da un punto di vista strettamente storico, Armi e bagagli offre alcuni spunti davvero di primo piano: la vicenda Berardi-Rossa, ad esempio, e lo straziante racconto dell’ultimo colloquio avuto in carcere da Fenzi con un uomo, il “postino Cesare”, autocondannatosi alla morte. Oppure, ancora, i termini della rottura tra i prigionieri del nucleo storico e le Br guidate, all’esterno, da Moretti, resi in tutta la loro assurda drammaticità; lo scontro con la colonna Walter Alasia, e poi l’arresto a Milano. Uno sguardo, quindi, su anni cruciali nella storia del partito armato, a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, fatto di piccoli dettagli, sensazioni, atmosfere; ed è anche nella resa perfetta del clima di una stagione che il libro di Enrico Fenzi si distingue e diventa unico.

Nel suo racconto Fenzi accenna più volte a una domanda: perché? Troppo spesso mi sono sentito domandare: “Perché? Perché l’hai fatto? (curiosamente, mai dagli amici). E può darsi che questo sia pure il tema nascosto di queste pagine: un lento, paziente giro attorno alle risposte possibili. C’è infatti qualcosa di fittizio nella risposta diretta, immediata, per me e, credo, anche per gli altri. Con appena un poco di buona volontà potrei elencare un discreto numero di cause ragionevoli, e un numero pressoché illimitato di cause irragionevoli, dotate di altrettanta verosimiglianza ed efficacia. Ma il castello delle spiegazioni crolla appena sento ripetere: “Sì, va bene, ma perché?”. Là dov’era appena costruito un minuzioso edificio di ragioni, con le sue fondamenta, le sue oscure cantine, i suoi ballatoi e gradini e saloni e passaggi, ecco che torna a esserci il vuoto. Occorre ricominciare da capo, davanti a un “Perché?” tutt’intero, perfettamente nuovo.

A riempire questo vuoto concorre la possibilità/necessità del racconto storico, inteso anche come rimedio per osteggiare quella minaccia e quel desiderio di rimozione sempre da più parti caldeggiato. Interi spezzoni della storia del partito armato devono ancora essere raccontati; tra di essi, il tragico capitolo dei regolamenti di conti interni all’organizzazione, la stagione degli strangolamenti e degli scannamenti tra compagni di un tempo, la stagione della de-solidarizzazione all’interno delle carceri. Ad essa il racconto di Fenzi accenna nella parte conclusiva quando matura la volontà del narratore di chiamarsi fuori, di dire basta e di non considerarsi più un brigatista (senza per questo aderire all’esercito dei pentiti che proprio in quei frangenti, siamo nel 1982, stava ingrossando a dismisura le sue fila). È in questo recupero della memoria, crediamo, che si colma quel vuoto a cui prima si accennava, generato dall’impossibilità di rispondere con raziocino alla fatidica domanda: “Perché?”. La parte finale del libro, intitolata Vent’anni dopo, offre altri spunti di riflessione, maturati a dieci anni di distanza dalla prima pubblicazione del testo: vi si affrontano nodi centrali nel dibattito relativo alla storiografia lottarmatista tra cui quello, decisivo, del ruolo della lotta armata all’interno della storia del Pci. Un diario brigatista tutto da leggere, nella speranza che possa presto trovare qualche editore disposto a rimetterlo in circolazione nelle librerie.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 28 ottobre 2006 00.17

Copyright ©2000-2006 brigaterosse.org
email: info@brigaterosse.it