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Benché
l’opera di rimozione storica messa in piedi dall’apparato
politico e culturale dell’ultimo ventennio abbia compiuto, e
lo stia ancora facendo, un ottimo lavoro (potendo contare, a
dire il vero, su mezzi e possibilità non di poco conto),
esistono ancora piccole sacche di resistenza in grado di
raccontare quelle storie che sono state spazzate via dalla
memoria collettiva e relegate nell’oblio più assoluto in
quanto ritenute poco edificanti o nocive per la formazione
di un patrimonio storico nazionale. La casa editrice
DeriveApprodi è espressione viva ed efficace di questa
resistenza attiva, così come lo è il quotidiano lavoro di
Emilio Quadrelli, ricercatore presso l’università di Genova,
attento osservatore dei fenomeni criminali e delle tematiche
relative al tema dell’immigrazione. L’autore traccia in
questo splendido libro (“andare ai resti” è una espressione
usata dal gergo pokeristico per intendere la volontà di
giocarsi tutto, di mettere sul piatto tutto ciò che si
possiede senza pensare troppo alle conseguenze dell’azzardo)
un percorso che, partendo dal racconto delle “batterie” – le
temibili bande di rapinatori che, a cavallo tra i Sessanta e
i Settanta, riempiono con le loro gesta le pagine di cronaca
dei quotidiani – finisce poi per spingersi ben oltre,
descrivendo ad esempio l’evoluzione del sistema e della
comunità carceraria degli ultimi trent’anni (progetto molto
ambizioso ma che, ci sembra, sia ottimamente riuscito),
raccontando le dinamiche interne alla popolazione
carceraria, i cambiamenti avvenuti nella metà degli anni
Ottanta e il ruolo della donna, guerrigliera, bandita,
militante, carcerata.
Ne viene
fuori una storia degli anni Settanta (e Ottanta) raccontata
dalle voci anonime dei suoi protagonisti più dimenticati,
quelli che non hanno saputo rifarsi una carta d’identità
accettabile, sepolti da anni di galera, fantasmi di cui non
conosciamo neppure il nome di battesimo, ma una semplice
iniziale puntata, messa lì – crediamo – a mo’ di protezione
e salvaguardia nei confronti di un mondo altro che,
comunque, non ne capirebbe le parole.
I percorsi
di vita, individuali e collettivi, qui raccontati hanno un
valore inestimabile di conoscenza e di recupero di un
patrimonio storico. Si prenda ad esempio il lavoro di
ricerca compiuto sulle bande di rapinatori che con le loro
azioni, con il loro stile di vita, la loro etica e il loro
essere espressione di una forma di criminalità profondamente
legata al contesto politico e sociale del tempo,
caratterizzano una quota non indifferente della generazione
degli anni Settanta. Si prendano ancora i tre capitoli (It’s
only rock&roll, Far vivere e lasciar morire,
Masse criminali) che narrano i cambiamenti avvenuti
all’interno della comunità carceraria con la progressiva e
inesorabile perdita di quei principi di solidarietà e
fratellanza che, nella seconda metà dei Settanta, sono alla
base di celeberrime lotte per l’affermazione di diritti
collettivi irrinunciabili; un patrimonio dilapidato con
l’ingresso nelle carceri delle massi criminali camorriste e
la progressiva “camorrizzazione” delle ex avanguardie
politiche (un riferimento scontato va, al riguardo, al
famigerato Partito Guerriglia). E ancora il senso di
smarrimento sentito da molti bravi ragazzi nei
confronti di modelli di vita e linee di condotta non
più riconosciuti come propri, la lenta ma inesorabile deriva
verso istanze e obiettivi di lotta non più accettati perché
del tutto estranei al proprio modo d’essere, la strenua
ancorché vana resistenza nel tentativo di ristabilire una
morale, un’etica “del passato” che sembra soccombere perché
schiacciata dalle nuove logiche del potere che accomunano i
nuovi padroni, sia dentro che fuori le mura del carcere.
Degenerazione a cui solo il mondo femminile saprà opporre
una resistenza efficace. Quello che Quadrelli racconta è, a
ben vedere, un processo di impoverimento collettivo che
schiaccia l’intera società italiana degli anni Ottanta e che
produce conseguenze devastanti, un ripiegamento collettivo
nella propria individualità di cui non si intravede nemmeno
a tutt’oggi una significativa inversione di tendenza.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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