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Homepage Libri Contesti e contorni "Andare ai resti"

   
  Autore: Emilio Quadrelli
   
   
  Editore: DeriveApprodi
  Collana:  
  Data pubblicazione: 2004
  ISBN: 88-887338-19-3
  Pagine: 315
   
   
  Giudizio:
   
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Benché l’opera di rimozione storica messa in piedi dall’apparato politico e culturale dell’ultimo ventennio abbia compiuto, e lo stia ancora facendo, un ottimo lavoro (potendo contare, a dire il vero, su mezzi e possibilità non di poco conto), esistono ancora piccole sacche di resistenza in grado di raccontare quelle storie che sono state spazzate via dalla memoria collettiva e relegate nell’oblio più assoluto in quanto ritenute poco edificanti o nocive per la formazione di un patrimonio storico nazionale. La casa editrice DeriveApprodi è espressione viva ed efficace di questa resistenza attiva, così come lo è il quotidiano lavoro di Emilio Quadrelli, ricercatore presso l’università di Genova, attento osservatore dei fenomeni criminali e delle tematiche relative al tema dell’immigrazione. L’autore traccia in questo splendido libro (“andare ai resti” è una espressione usata dal gergo pokeristico per intendere la volontà di giocarsi tutto, di mettere sul piatto tutto ciò che si possiede senza pensare troppo alle conseguenze dell’azzardo) un percorso che, partendo dal racconto delle “batterie” – le temibili bande di rapinatori che, a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, riempiono con le loro gesta le pagine di cronaca dei quotidiani – finisce poi per spingersi ben oltre, descrivendo ad esempio l’evoluzione del sistema e della comunità carceraria degli ultimi trent’anni (progetto molto ambizioso ma che, ci sembra, sia ottimamente riuscito), raccontando le dinamiche interne alla popolazione carceraria, i cambiamenti avvenuti nella metà degli anni Ottanta e il ruolo della donna, guerrigliera, bandita, militante, carcerata.

Ne viene fuori una storia degli anni Settanta (e Ottanta) raccontata dalle voci anonime dei suoi protagonisti più dimenticati, quelli che non hanno saputo rifarsi una carta d’identità accettabile, sepolti da anni di galera, fantasmi di cui non conosciamo neppure il nome di battesimo, ma una semplice iniziale puntata, messa lì – crediamo –  a mo’ di protezione e salvaguardia nei confronti di un mondo altro che, comunque, non ne capirebbe le parole.

I percorsi di vita, individuali e collettivi, qui raccontati hanno un valore inestimabile di conoscenza e di recupero di un patrimonio storico. Si prenda ad esempio il lavoro di ricerca compiuto sulle bande di rapinatori che con le loro azioni, con il loro stile di vita, la loro etica e il loro essere espressione di una forma di criminalità profondamente legata al contesto politico e sociale del tempo, caratterizzano una quota non indifferente della generazione degli anni Settanta. Si prendano ancora i tre capitoli (It’s only rock&roll, Far vivere e lasciar morire, Masse criminali) che narrano i cambiamenti avvenuti all’interno della comunità carceraria con la progressiva e inesorabile perdita di quei principi di solidarietà e fratellanza che, nella seconda metà dei Settanta, sono alla base di celeberrime lotte per l’affermazione di diritti collettivi irrinunciabili; un patrimonio dilapidato con l’ingresso nelle carceri delle massi criminali camorriste e la progressiva “camorrizzazione” delle ex avanguardie politiche (un riferimento scontato va, al riguardo, al famigerato Partito Guerriglia). E ancora il senso di smarrimento sentito da molti bravi ragazzi nei confronti di modelli di vita e linee di condotta non più riconosciuti come propri, la lenta ma inesorabile deriva verso istanze e obiettivi di lotta non più accettati perché del tutto estranei al proprio modo d’essere, la strenua ancorché vana resistenza nel tentativo di ristabilire una morale, un’etica “del passato” che sembra soccombere perché schiacciata dalle nuove logiche del potere che accomunano i nuovi padroni, sia dentro che fuori le mura del carcere. Degenerazione a cui solo il mondo femminile saprà opporre una resistenza efficace. Quello che Quadrelli racconta è, a ben vedere, un processo di impoverimento collettivo che schiaccia l’intera società italiana degli anni Ottanta e che produce conseguenze devastanti, un ripiegamento collettivo nella propria individualità di cui non si intravede nemmeno a tutt’oggi una significativa inversione di tendenza.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: martedì, 25 aprile 2006 23.04

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