|
Qualche
mese fa una ricercatrice olandese dell’università di
Amsterdam ci chiedeva informazioni circa la produzione
cinematografica del nostro Paese dedicata agli anni di
piombo, con particolare riferimento al modo in cui il cinema
italiano ha raccontato la violenza politica degli anni
Settanta. Esattamente il tema che attraversa tutti i saggi
contenuti in questo Schermi di piombo, raccolti dal
ricercatore Christian Uva e appena dato alle stampe
dall’editore calabrese Rubbettino. Anzi di più, perché
questo libro amplia il punto di vista, raccontando anche
quei film che – con più o meno consapevolezza, più o meno
direttamente – hanno influenzato l’immaginario collettivo di
quella stagione.
Segnalare
titoli come questo è per noi puro piacere, anche perché ne
trarrà immediato giovamento la sezione del nostro sito
dedicata proprio al cinema: alcuni titoli segnalati da Uva e
dai suoi collaboratori ci erano del tutto ignoti e
cercheremo il prima possibile di riparare a queste lacune.
Penso per esempio a pellicole come Italia: ultimo atto?
(Massimo Pirri, 1977), “il primo poliziesco ad occuparsi
direttamente di terrorismo rosso”. O come il debutto di
Marco Tullio Giordana, Maledetti vi amerò (1980), o
la Tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo
Bertolucci (1981).
La prima
parte del saggio, “una lunga panoramica sulla filmografia di
piombo” curata interamente da Uva, narra per ognuno dei
titoli la storia, il contesto di ideazione-produzione, gli
aneddoti, i significati di fondo di quella produzione
cinematografica. Si parte così dalla tradizione del western
rivoluzionario all’italiana che tanta presa ebbe sui
militanti della sinistra extraparlamentare tra la fine degli
anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, per passare
poi a un’altra importante tradizione di genere, il
poliziesco all’italiana, più orientato a scandagliare le
trame e le commistioni tra malavita, estremismo nero,
servizi segreti e istituzioni.
Sono gli
anni immediatamente successivi a piazza Fontana, evento
catartico che condiziona la formazione politica e artistica
di una intera generazione di attori, registi, sceneggiatori.
Pensiamo ad esempio a quel connubio straordinario che legò
il regista Elio Petri a Gian Maria Volontà, forse
l’interprete che meglio identifica e riassume in sé quella
stagione cinematografica. Ecco quindi film come Indagine
di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La
classe operaia va in paradiso, Todo Modo, tratto
dallo straordinario libro di Sciascia con cui lo scrittore
siciliano metteva in scena il disfacimento del potere
democristiano. Capolavori indiscussi, capaci insieme ad
altri di dare vita e alimentare la scuola del cinema civile
italiano, di cui oggi si è persa qualsiasi traccia.
E poi quei
titoli che hanno scelto di raccontare gli anni di piombo
ricostruendone gli episodi più eclatanti (Il
caso Moro di Giuseppe Ferrara, Il caso
Dozier di Carlo Lizzani,
Una fredda
mattina di maggio di Vittorio Sindoni), o
scegliendo una via più intimista (Anni
di piombo di Margarethe Von Trotta,
Colpire al
cuore di Gianni Amelio,
La seconda
volta di Mimmo Calopresti), o ancora
lasciando quelle vicende sullo sfondo, una cornice
all’interno della quale narrare conflitti interiori, storie
universali di donne e uomini calate in un contesto di per sé
drammatico e cupo.
La
carrellata arriva fino alle ultimissime produzioni: il
revival dedicato ad Aldo Moro (Buongiorno
notte e
Piazza
delle cinque lune), l’epopea raccontata
in La meglio gioventù sempre da Giordana, fino
all’affresco solo parzialmente riuscito che Michele Placido
ha ricavato dallo straordinario Romanzo criminale di
Giancarlo De Cataldo.
Terminato
il piano sequenza, il saggio nella sua seconda parte offre
degli zoom altrettanto interessanti e ricchi di spunti: gli
approfondimenti sulle figure di Elio Petri e Gian Maria
Volontà, la riflessione di Guido Panvini sul cinema come
fonte storica per lo studio e la comprensione degli anni del
terrorismo italiano. E un ultimo saggio di Uva sulle
pellicole che hanno maggiormente influenzato i militanti
delle organizzazione armate, di destra e di sinistra.
Insomma, di
spunti, idee, riflessioni ce ne sono in abbondanza. E ad
arricchire il tutto contribuiscono anche le interviste
raccolte nella terza e ultima parte del saggio: non avrai
mai pensato, ad esempio, di condividere con Giusva
Fioravanti uno dei miei film preferiti, lo splendido
Oltre il giardino di Hal Ashby, cosa che del resto mi
aveva già non poco colpito dopo aver letto il bellissimo
libro di Giovanni Bianconi, A mano armata, dedicato
proprio alla militanza nei Nar dell’ex bambino prodigio.
Domani
questo libro prenderà il volo per Amsterdam.
Giuliano
Boraso
libri@brigaterosse.org
|