LIBRI 

Homepage Libri Contesti e contorni "Schermi di piombo"

   
  Autore: Christian Uva
   
   
  Editore: Rubbettino
  Collana:  
  Data pubblicazione: 2007
  ISBN:

88-498-1689-1

  Pagine: 284
   
   
  Giudizio:
   
  Puoi acquistarlo qui:    libreriauniversitaria.it

 

 

Qualche mese fa una ricercatrice olandese dell’università di Amsterdam ci chiedeva informazioni circa la produzione cinematografica del nostro Paese dedicata agli anni di piombo, con particolare riferimento al modo in cui il cinema italiano ha raccontato la violenza politica degli anni Settanta. Esattamente il tema che attraversa tutti i saggi contenuti in questo Schermi di piombo, raccolti dal ricercatore Christian Uva e appena dato alle stampe dall’editore calabrese Rubbettino. Anzi di più, perché questo libro amplia il punto di vista, raccontando anche quei film che – con più o meno consapevolezza, più o meno direttamente – hanno influenzato l’immaginario collettivo di quella stagione.

Segnalare titoli come questo è per noi puro piacere, anche perché ne trarrà immediato giovamento la sezione del nostro sito dedicata proprio al cinema: alcuni titoli segnalati da Uva e dai suoi collaboratori ci erano del tutto ignoti e cercheremo il prima possibile di riparare a queste lacune. Penso per esempio a pellicole come Italia: ultimo atto? (Massimo Pirri, 1977), “il primo poliziesco ad occuparsi direttamente di terrorismo rosso”. O come il debutto di Marco Tullio Giordana, Maledetti vi amerò (1980), o la Tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci (1981).

La prima parte del saggio, “una lunga panoramica sulla filmografia di piombo” curata interamente da Uva, narra per ognuno dei titoli la storia, il contesto di ideazione-produzione, gli aneddoti, i significati di fondo di quella produzione cinematografica. Si parte così dalla tradizione del western rivoluzionario all’italiana che tanta presa ebbe sui militanti della sinistra extraparlamentare tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, per passare poi a un’altra importante tradizione di genere, il poliziesco all’italiana, più orientato a scandagliare le trame e le commistioni tra malavita, estremismo nero, servizi segreti e istituzioni.

Sono gli anni immediatamente successivi a piazza Fontana, evento catartico che condiziona la formazione politica e artistica di una intera generazione di attori, registi, sceneggiatori. Pensiamo ad esempio a quel connubio straordinario che legò il regista Elio Petri a Gian Maria Volontà, forse l’interprete che meglio identifica e riassume in sé quella stagione cinematografica. Ecco quindi film come Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso, Todo Modo, tratto dallo straordinario libro di Sciascia con cui lo scrittore siciliano metteva in scena il disfacimento del potere democristiano. Capolavori indiscussi, capaci insieme ad altri di dare vita e alimentare la scuola del cinema civile italiano, di cui oggi si è persa qualsiasi traccia.

E poi quei titoli che hanno scelto di raccontare gli anni di piombo ricostruendone gli episodi più eclatanti (Il caso Moro di Giuseppe Ferrara, Il caso Dozier di Carlo Lizzani, Una fredda mattina di maggio di Vittorio Sindoni), o scegliendo una via più intimista (Anni di piombo di Margarethe Von Trotta, Colpire al cuore di Gianni Amelio, La seconda volta di Mimmo Calopresti), o ancora lasciando quelle vicende sullo sfondo, una cornice all’interno della quale narrare conflitti interiori, storie universali di donne e uomini calate in un contesto di per sé drammatico e cupo.

La carrellata arriva fino alle ultimissime produzioni: il revival dedicato ad Aldo Moro (Buongiorno notte e Piazza delle cinque lune), l’epopea raccontata in La meglio gioventù sempre da Giordana, fino all’affresco solo parzialmente riuscito che Michele Placido ha ricavato dallo straordinario Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo.

Terminato il piano sequenza, il saggio nella sua seconda parte offre degli zoom altrettanto interessanti e ricchi di spunti: gli approfondimenti sulle figure di Elio Petri e Gian Maria Volontà, la riflessione di Guido Panvini sul cinema come fonte storica per lo studio e la comprensione degli anni del terrorismo italiano. E un ultimo saggio di Uva sulle pellicole che hanno maggiormente influenzato i militanti delle organizzazione armate, di destra e di sinistra.

Insomma, di spunti, idee, riflessioni ce ne sono in abbondanza. E ad arricchire il tutto contribuiscono anche le interviste raccolte nella terza e ultima parte del saggio: non avrai mai pensato, ad esempio, di condividere con Giusva Fioravanti uno dei miei film preferiti, lo splendido Oltre il giardino di Hal Ashby, cosa che del resto mi aveva già non poco colpito dopo aver letto il bellissimo libro di Giovanni Bianconi, A mano armata, dedicato proprio alla militanza nei Nar dell’ex bambino prodigio.

 

Domani questo libro prenderà il volo per Amsterdam.

 

 

Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org

 

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 07 maggio 2007 22.46

Copyright ©2000-2007 brigaterosse.org
email: info@brigaterosse.it