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Homepage Libri Contesti e contorni  L'orda d'oro 1968-1977

   
  Autore: Nanni Balestrini
  Primo Moroni
   
  Editore: Feltrinelli (I ed. SugarCo 1988)
  Collana:  
  Data pubblicazione: 2003
  ISBN: 88-07-81462-5
  Pagine: 687
   
   
  Giudizio:
   
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Ogni grande epoca storica, ogni periodo di “frattura” rispetto al quale si distingue a posteriori un prima e un dopo, ha il suo titolo di riferimento, un libro che - come e più di altri - è riuscito nell’intento di riassumerlo e di tracciarne e analizzarne più a fondo le caratteristiche e le linee guida. L’orda d’oro, pubblicato per la prima volta per i tipi della mitica SugarCo nel 1988 e finalmente ridato alla stampe oggi da Feltrinelli, è la bibbia della grande ondata rivoluzionaria che in due tempi, 1968 e 1977, travolse l’agonizzante società italiana mutandola in profondità e per sempre. Un formidabile strumento di memoria, come recita la quarta di copertina, e non può esserci definizione migliore per sottolineare l’importanza di questo testo prima di tutto dal punto di vista storiografico; non esageriamo dicendo che qui il lettore interessato a quegli anni furibondi e magnifici troverà tutto, dalla fondamentale analisi degli anni Sessanta pre ’68 (gli anni del boom, del raccolto dopo la semina, della nascita dell’operaismo, della presa di coscienza del gap che separa una società bloccata e le istanze e le esigenze delle nuove generazioni) allo scoppio del biennio ’68-’69 (le scuole e le università in fiamme e l’autunno caldo nelle fabbriche).

Dal panorama sui nuovi soggetti extraparlamentari alla nuova esplosione contestatrice del ’77, con tutto il suo carico di furore e tragedia. Un libro, come ammoniva lo stesso Primo Moroni nell’introduzione alla prima edizione, a metà strada tra la oral history e il racconto diretto, frutto tanto della ricerca storiografica sui documenti quanto dell’ascolto e del ricordo dei protagonisti, nell’intento di fornire alle generazioni postume un affresco di quella straordinaria rivolta esistenziale e politica capace però anche di contenere al suo interno una filigrana interpretativa delle motivazioni che avevano mosso prima la protesta e poi la ribellione.

Circa a metà del percorso ci si imbatte in un capitolo ai nostri fini fondamentale, quella relativo alla lotta armata e all’esperienza di Autonomia operaia, tanto più importante alla luce di un altro obiettivo primario del libro: la mistificazione e il rifiuto dell’interpretazione corrente di quella stagione di lotte che tende a separare  i “buoni” dai “cattivi”, utilizzando come spartiacque per questa arbitraria classificazione l’utilizzo della violenza. Interpretazione ovviamente qui rifiutata e demolita sulla base di due diversi tipi di considerazioni: da un lato si sottolinea l’assurdità di un criterio di distinzione fondato su un giudizio etico che fa delle forme di lotta scelte nell’ambito di un decennio di lotta capace di coinvolgere centinaia di migliaia di giovani la discriminante tra il bene e il male, tra il giusto e lo sbagliato. Dall’altro si invita a porre attenzione sul carattere politico di una simile interpretazione dei fatti, del tutto funzionale a quanti dei protagonisti di quell’epoca tornava utile una sorta di riciclaggio istituzionale (terreno insidioso, quest’ultimo, sul quale ancora oggi sono i molti a camminare facendo attenzione a dove appoggiare i piedi). In tal senso, e sempre per gli stesi motivi, non sono mancati nel tempo anche i tentativi di ridimensionare la portata innovatrice della grande ondata rivoluzionaria, tentativi a cui hanno dato il loro contributo le più diverse anime dell’establishment politico-giudiziario-mediatico. L’orda d’oro va letto e immagazzinato anche alla luce di questi tentativi più o meno normalizzatori, rasserenanti, rassicuranti. Dalla premessa alla prima edizione:

Quarantamila denunciati, quindicimila “passati” dalle carceri, seimila condannati, quasi sempre senza nessuna garanzia del diritto di difesa. Queste le aride cifre finali e contabili della brillante operazione di difesa della “democrazia”. Dietro le cifre, le “carceri speciali”, la tortura, l’isolamento, la parte migliore di due generazioni ricondotte al silenzio, costretta all’esilio, o “restituita” alla società dopo essere stata umiliata nella sua identità.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: martedì, 25 aprile 2006 23.14

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