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«Un libro
che, attraverso testimonianze e documenti inediti, oppone
alla stanca e involuta dietrologia di questi anni la
semplice verità dei fatti: le Brigate rosse e la lotta
armata sono il frutto di una storia tutta italiana. Che va
compresa e conosciuta per essere una volta per tutte
superata».
Così recita
la quarta di copertina del nuovo libro di Aldo Grandi, che
dopo averci raccontato l’epopea di Potere operaio in
La generazione degli anni perduti,
sceglie di avventurarsi nei terreni scivolosi del caso Moro
contando sull’apporto inedito di Roberto Fiore, «l’ultimo
brigatista». Ultimo rispetto a chi o a cosa non è
dato saperlo, né la lettura del libro risolverà il mistero.
A meno che non si faccia riferimento all’elenco degli ex br
che hanno dato alle stampe le loro memorie: in questo senso
sì, almeno provvisoriamente, Roberto Fiore – ex dirigente e
uomo di punto della colonna torinese – occupa davvero, dal
punto di vista cronologico, l’ultimo posto della lista. Ma
non crediamo che l’autore abbia pensato a questo scegliendo
– lui o chi per lui – questo titolo indubbiamente efficace
dal punto di vista editorial-commerciale.
Di lui, di
questo uomo che «non ha mai parlato prima», classe 1954,
pugliese emigrato al Nord, operaio, poi militante a tempo
pieno, unico “esterno” – insieme a Franco Bonisoli – ad
essere cooptato nel commando di via Fani pur non
appartenendo alla colonna romana del partito armato; di lui
già Patrizio Peci, nelle sue
memorie, aveva
fornito un ritratto non proprio edificante, in linea con
l’immagine delle Brigate rosse che “il grande pentito” si
propose di trasmettere all’opinione pubblica italiana:
un’armata brancaleone composta da personaggi grotteschi,
tragicomici, a cavallo tra frustrazioni rivoluzionarie e
temperamenti maniacali.
Di lui oggi
Aldo Grandi restituisce invece un ritratto pacato e una
testimonianza schietta, mai sopra le righe, lontana anni
luce da qualsiasi intento sensazionalistico. Al contrario,
L’ultimo brigatista sembra puntare con decisione alla
più rassicurante delle normalizzazioni storiografiche:
nessun mistero dietro le Brigate rosse; nulla da rivelare
rispetto a quel che già si conosce di quel giorno, in via
Fani; nessun buco nero prima, durante, dopo. «Continuare a
cercare l’introvabile non fa che impedire una piena,
indispensabile presa di coscienza di ciò che furono quegli
anni, di ciò che rappresentarono per chi li visse come una
sorta di fase preinsurrezionale in vista dell’ultimo assalto
al Palazzo d’Inverno e per chi, dall’altra parte, si trovò,
invece, a patirne il costo, a subirne, inconsapevole e
innocente, le conseguenze». E così, in calce a questa
dichiarazione d’intenti, ecco aggiungersi anche la firma di
Fiore, a completare e confermare le ricostruzioni dei fatti
già pubblicate dai suoi ex compagni di lotta e militanza.
Delusi da
tanta normalità? Spiazzati dall’abisso che separa la carica
evocativa del titolo da quello che è il reale contenuto del
memoir di Fiore? Niente paura: ad agitare un po’ le
acque contribuisce l’ultima parte del libro, in cui Grandi
ricostruisce i profili e i destini di altri tre ex
brigatisti: Alvaro Loiacono, Rita Algranati e Alessio
Casimirri. Tutti e tre presenti quel 16 marzo in via Fani
con differenti ruoli e responsabilità; tutti e tre poi
scampati alla giustizia, riparati all’estero, protagonisti
di percorsi di latitanza dalle alterne e differenti fortune.
È a loro
che Grandi dedica il capitolo dei “veri misteri”. Perché se
la storia delle Brigate rosse è – sostiene l’autore – ormai
arcinota, tanto quanto quella della loro azione più
eclatante, non lo stesso si può dire dei percorsi
individuali che alcuni intrapreso quando tutto finì e quando
al rumore delle armi subentrò il brusio delle aule
giudiziarie. Per molti, ma non per tutti. Ecco quindi che la
domanda, come dire, sorge spontanea: «Ma esiste davvero,
poi, un ultimo brigatista? O sarebbe, forse, meglio dire
“gli ultimi brigatisti”?». E se a chiederselo è lo stesso
autore, noi non possiamo fare altro che metterci il cuore in
pace e attendere fiduciosi il prossimo contributo in materia
che, ne siamo certi, non tarderà ad arrivare. La lista è
ancora incompleta, c’è spazio per tutti.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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