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Homepage Libri Le testimonianze Mara, Renato e io

   
  Autore: Alberto Franceschini
   
   
  Editore: Arnoldo Mondadori
  Collana:  
  Data pubblicazione: 1988
  ISBN:

88-04-34304-4

  Pagine: 221
   
   
  Giudizio:
   
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È il libro che inaugura la stagione delle memorie e dei ricordi dei “grandi capi” brigatisti, proseguita poi con i resoconti di Renato Curcio e Mario Moretti (a tal proposito sarebbe interessante, per concludere il cerchio, sentire anche che cosa ha da dire al riguardo Giovanni Senzani, ma sembra proprio che il “professore nichilista” non abbia molta voglia di mettere nero su bianco quanto ricorda della sua esperienza, preferendo tenere tutto per sé).

Diciamo subito che questo primo libro di Alberto Franceschini appare oggi piuttosto datato, soprattutto se confrontato con le recenti performance mnemoniche di quello che fu il cofondatore delle Brigate rosse, impegnato oggi a riscrivere da cima a fondo la storia del partito armato grazie a improvvisi e inaspettati ritorni di memoria (fortunatamente, in occasione della presentazione ufficiale del suo ultimo lavoro, Che cosa sono le Br, Franceschini ha rassicurato il pubblico che quello sarà l’ultimo suo contributo ufficiale alla verità); a leggere oggi le pagine di Mara, Renato e io si rimane forse un po’ delusi dal momento che, appunto, i ricordi di Franceschini oggi appaiono molto più interessanti e ricchi di spunti. Quindi, senza perdere neppure un minuto del vostro prezioso tempo, vi consigliamo di passare direttamente all’ultima fatica del nostro autore che troverete in cima alla lista delle recensioni di questa sezione del sito.

Non possiamo però neppure cavarcela così a buon mercato, qualcosa di questo libro va pur detta; non mi resta, quindi, che fare ricorso alla memoria e richiamare le sensazioni (forti, fortissime) che queste pagine mi procurarono alla loro prima lettura, che risale a parecchi anni fa. L’impressione di aver letto un romanzo d’avventura, pieno zeppo di briganti e banditi, calati però in una realtà metropolitana, desiderosi di battersi per cambiare (in meglio) le cose, ma destinati alla sconfitta a causa del loro dilettantismo e della soverchiante forza del “nemico”. Il racconto di amicizie, incontri, discussioni sul comunismo e sul mezzo per cambiare le cose; le riunioni, sempre più clandestine, la scelta di un simbolo per firmare le proprie azioni (la stella a cinque punte, disegnata male, un po’ sbilenca verso l’alto); e poi le prime, piccole azioni di guerriglia, gli incendi, le bombe molotov (lilly) e i primi, istantanei sequestri di persona, in un gioco al rialzo che sempre più assumeva i tratti di una vera e propria attività di guerriglia. E poi, l’arresto, la galera, le battaglie dentro il carcere mentre fuori i compagni continuano la lotta e lo fanno iniziando a uccidere.

Quello che Franceschini racconta è questo, sebbene ridotto ai minimi termini. Sembrerà forse troppo edulcorato, ma è così: un racconto d’avventura che poi si trasformerà in vera tragedia collettiva. Questa è l’impressione sedimentata dai miei ricordi, dovrà pure valere qualcosa, quindi la riporto pari pari, anche per le considerazioni fatte in precedenza sulla senilità di questo titolo.

Che oggi, si badi bene, avrebbe potuto mantenere inalterato il suo valore intrinseco se solo la si piantasse una buona volta di aprire il rubinetto delle verità (o presunte tali) a proprio piacimento; ci chiediamo perché il buon Franceschini abbia aspettano 16 anni, dopo la pubblicazione di queste pagine, per integrare la sua versione dei fatti e aggiungere nuove, importanti rivelazioni su cosa effettivamente furono le Brigate rosse. Ci chiediamo, inoltre, se davvero abbia detto tutto, come sostiene, o se dobbiamo aspettarci tra qualche anno nuove, inedite rivelazioni, buone per preparare in quattro e quattr’otto un altro bel libro, gettando magari ulteriore fango e discredito sui compagni di un tempo. Ci auguriamo che il gioco al massacro condotto tra coloro che un tempo condivisero tutto (addirittura il progetto di abbattere uno Stato per istaurarne uno nuovo, e migliore) sia finito e che la si pianti di fare una guerra piuttosto triste a colpi di accuse incrociate e di regolamenti di conti di bassa lega.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 28 ottobre 2006 00.24

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