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Homepage Libri Le testimonianze Che cosa sono le Br

   
  Autore: Giovanni Fasanella
  Alberto Franceschini
  Editore: Bur
  Collana:  
  Data pubblicazione: 2004
  ISBN: 88-17-00234-8
  Pagine:  
   
   
  Giudizio:
   
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Durante un incontro pubblico all’ultima fiera del libro di Torino, Alberto Franceschini – leader storico e co-fondatore delle Brigate rosse - affermava che questo libro-intervista poteva a ragione essere considerato il suo ultimo contributo personale (il terzo dopo Mara, Renato e io, 1988 e La borsa del Presidente. Ritorno agli anni di piombo, 1997) alla ricostruzione della storia del partito armato. Chi scrive, a sentire queste parole, ha tirato un bel sospiro di sollievo: la prospettiva di trovarmi in un simile contesto, tra un paio di anni, a sobbarcarmi l’ennesima versione dei fatti fornita dallo stesso Franceschini non mi  riempiva certo di gioia.

Eppure ci sono almeno due cose motivi per leggere questa lunga intervista condotta dal giornalista di Panorama Giovanni Fasanella: innanzitutto lo sforzo (riuscito) di Franceschini di fare una volta per tutte chiarezza sulle origini del fenomeno lottarmatista in Italia, collocandone le radici dentro la storia del Partito comunista italiano, senza più reticenze e senza più timori di sorta. Le Brigate rosse sono state un pezzo importante degli ultimi due decenni di quella storia, quando il Pci raggiungeva il massimo consenso elettorale e – allo stesso tempo – vedeva crescere alla sua sinistra e al suo interno qualcosa che prima fece finta di non vedere/capire, e poi combatté con tutte le sue forze, pagando un prezzo non irrisorio nella lotta all’eversione. Le Brigate rosse furono, in questo senso, la manifestazione armata di quelle voglie e quelle tendenze scissioniste, lottarmatiste appunto, da sempre presenti all’interno del più grande partito comunista occidentale; il mito della resistenza tradita, la consegna di quelle armi seppellite un tempo e oggi finalmente dissotterrate, il filo rosso che lega i vecchi partigiani ai giovani che vogliono fare la rivoluzione, stanchi del riformismo e dell’immobilismo delle classi dirigenti del partito. È in questa prima parte dell’intervista che il duo Fasanella-Franceschini coglie nel segno, fornendo un contributo davvero utile alla ricostruzione delle origini del fenomeno brigatista.

Il secondo motivo per comprare questo libro è anche, paradossalmente, il motivo per cui potremmo sconsigliarne l’acquisto. Con lo scorrere delle pagine, infatti, le cose cominciano a cambiare e riaffiorano i lati meno simpatici, meno autentici del personaggio Franceschini; la cui parabola di “dissociato” prima, e di uomo libero e dirigente Arci poi, è caratterizzata da una guerra personale, dalle origini molto antiche, con la “sfinge” Mario Moretti, verso il quale Franceschini ha nel corso degli ultimi anni indirizzato una vera e propria valanga di accuse, sospetti, illazioni, a volte anche imbarazzanti, come quando – intervistato a proposito del film di Renzo Martinelli Piazza delle cinque lune – Franceschini indicava in Moretti nient’altro che un agente dei servizi segreti infiltrato nell’organizzazione fin dalle sue origini.

Una guerra personale, dicevamo, che continua anche in queste pagine arricchendosi di nuovi e inediti particolari, ma finendo per contaminare la credibilità della versione dei fatti fornita: per Franceschini la storia delle Brigate rosse “prima maniera” è la storia dello scontro tra due gruppi di potere al suo interno, tra il gruppo facente riferimento a lui, Renato Curcio e Mara Cagol opposto all’ambiguo super clan di Corrado Simioni e dello stesso Moretti, capace di salire ai vertici delle Br dopo l’arresto definitivo di Curcio (1975) e di condurre da qui in avanti l’organizzazione verso la sconfitta politica e militare. Il tutto, sotto la guida della misteriosa Hiperyon, scuola di lingue parigina fondata dallo stesso Simioni, in realtà una vera e propria centrale del terrorismo internazionale, il vero cervello dell’eversione non solo italiana, messa in piedi con l’obiettivo di condizionare la politica mondiale con le armi e con la copertura fornita dai servizi segreti di mezzo mondo (con in testa quelli israeliani). Agli occhi di Franceschini, insomma, la storia del partito armato in Italia è la storia di un gruppo di donne e uomini ai sevizi di una centrale del terrorismo mondiale, guidati a loro insaputa da un “grande vecchio” di cui Mario Moretti rappresenterebbe la proiezioni sul suolo italiano. Per alcuni fanta-politica, dietrologia, il frutto di una immaginazione molto (troppo) fervida; per altri una lettura originale del fenomeno eversivo che merita attenzione e approfondimento, anche perché supportata da fonti documentali non trascurabili. Per chi scrive, un semplice regolamento di conti, una guerra privata che lascia un po’ il tempo che trova e che non merita molto credito e attenzione da un punto di vista strettamente storiografico.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: sabato, 28 ottobre 2006 00.06

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