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A chi era
capitato, in passato, di consultare la sezione bibliografica
del nostro sito non era certamente sfuggita la presenza di
una vistosa assenza: mancavano nel nostro elenco di libri
sulle vicende del partito armato i titoli che – nel corso di
un quarto di secolo – hanno cercato di ricostruire, dalle
più diverse angolazioni, l’intrigo dell’affare Moro. Non era
una casualità, ovvio, ma una scelta voluta la nostra. Un
tentativo di non cadere nella trappola dell’«effetto
rumore», del «dire tutto per non dire nulla» che ci sembra
tuttora contraddistinguere buona parte dei discorsi fatti
intorno ai 54 giorni che sconvolsero la Repubblica. La
convinzione di fondo rimane, ma le perplessità che questa
scelta causa in chi del nostro sito si serve per le proprie
ricerche ci hanno convinto a completare i riferimenti
bibliografici anche per ciò che riguarda l’affaire
Moro.
La
scrupolosa indagine storica di Agostino Giovagnoli, docente
di Storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano,
è sempre stata presente nella nostra sezione libri e
ovviamente la confermiamo ora. Perché nel suo percorso
storiografico Giovagnoli fa una cosa che – per quanto
apparentemente banale e scontata – dovrebbe far riflettere
molti presunti storici improvvisati: studia le carte, i
documenti, le fonti e attraverso di esse ricostruisce un
pezzo della nostra storia. Punto. Chi si aspettasse in
queste pagine rivelazioni, scoop, fantapolitica, intrighi
jamesbondiani farebbe meglio a non comprare il libro in
oggetto. Per chi invece intendesse conoscere nei dettagli
che cosa successe durante quei 55 giorni non solo nella vita
politica, ma nell’intera società italiana allora
Il caso Moro è il libro
che consigliamo.
Con il
rigore e lo scrupolo propri dello storico di professione,
Giovagnoli ricostruisce ogni tratto saliente del clima che
caratterizzò la vita politica e sociale del Paese nel dopo
16 marzo: dalle prime reazioni di sconcerto e incredulità
alla definizione dei primi orientamenti politici, dalle
dinamiche interne ai partiti al dibattito (a tratti
lacerante) tutto interno alla sinistra italiana. E poi i
fronti (non poi così compatti e omogenei) della trattativa e
della fermezza, i canali delle negoziazioni sotterranee con
i carcerieri del Presidente, le lettere di Moro, i
comunicati delle Br. E l’epilogo, tragico, scontato, dalle
conseguenze irreversibili per il futuro della Repubblica.
Quello che
piace di libri come questo è il rigore dell’indagine
storica, l’impressionante mole di documenti e di fonti a cui
lo studioso attinge, l’assenza di qualsiasi intromissione
indebita da parte dell’autore, la parola ultima lasciata
esclusivamente al documento. Insomma, la migliore
approssimazione possibile all’ideale dell’oggettività
dell’indagine storiografica.
E se poi
volessimo soffermarci per un attimo anche sui contenuti
dell’introduzione al libro, scritta dallo stesso Giovagnoli,
i motivi di ammirazione non farebbero che aumentare. Ci
piace, ad esempio, quell’accenno all’«eccessiva insistenza
sui misteri che ha provocato effetti distorsivi nella
ricostruzione storica del caso»: A causa di eccessi
dietologici l’indagine sulla realtà è passata talvolta in
secondo piano, facendo prevalere ipotesi fantasiose, come
quelle legate a confuse applicazioni della teoria del
«doppio Stato» (pag. 9). Parole sante, precedute
tuttavia da un riferimento a quei titoli che hanno saputo,
nel corso degli anni, far emergere ampi squarci di luce
sulla vicenda.
Non lo
facciamo mai, non ci piace farlo. Ma per una volta prendiamo
in prestito una frase della quarta di copertina del libro
perché davvero, in questo caso specifico, ci sembra la
maniera migliore per spiegare a chi legge la natura
particolare di questo titolo: Il caso Moro non più –
e, aggiungiamo, non solo – come fatto criminale da
indagare alla ricerca di chissà quali rivelazioni, ma il
caso Moro come tragedia morale e politica.
Giuliano Boraso
libri@brigaterosse.org
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