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  Autore: Adelaide Aglietta
  Prefazione di: Leonardo Sciascia
   
   
  Editore: Milano Libri Edizioni
  Collana:  
  Data pubblicazione: 1979
  ISBN:  
  Pagine: 157
   
   
  Giudizio:
   

 

 

Quella del primo maxi processo al nucleo storico delle Brigate rosse è una storia esemplare, capace da sola di riassumere in sé i tratti  distintivi di una intera stagione di sangue e furore. È una storia straordinaria nel senso letterale del termine, qualcosa capace di sfidare anche l’immaginazione più audace di uno scrittore appassionato di fantapolitica criminale, in questo senso una storia tutta italiana, piena zeppa com’è di contraddizioni, assurdità, eccessi, (melo)drammi. Poterla leggere e ripercorrere con gli occhi di una sua diretta protagonista, quell’Adelaide Aglietta, storica segretaria nazionale del Partito Radicale, sorteggiata per far parte della giuria popolare al processo di Torino, è una esperienza che consigliamo a tutti coloro che intendono andare in profondità, e capire davvero l’aria che si respirava in Italia nella seconda metà degli anni Settanta.

La tormentata storia del processo ai fondatori e capi delle Brigate rosse inizia (o, meglio, avrebbe dovuto iniziare) nel maggio del 1976 quando invece tutto salta per il rifiuto degli imputati (tra cui i vari Curcio, Franceschini, Ognibene) di accettare i difensori a loro assegnati d’ufficio. Lo Stato ci riprova un anno più tardi, viene anche fissata una data ufficiale per la prima udienza (3 maggio 1977), nonostante le minacce brigatiste l’avvocato Fulvio Croce, presidente dell’associazione avvocati torinesi, nomina i difensori d’ufficio, pagando però con la vita questo atto di fedeltà alle istituzioni. Croce viene ucciso cinque giorni prima dell’inizio del processo da un commando della colonna torinese delle Br; nello spazio delle quarantotto ore successive trentasei dei quarantadue giudici popolari estratti a sorte presentano un certificato medico con il quale, denunciando una sindrome depressiva diagnosticata clinicamente, rinunciano al mandato loro conferitogli. Al presidente della Corte Guido Barbaro non resta che rinviare nuovamente il processo “per l’impossibilità di costituire una giuria popolare”. Il processo-guerriglia ha vinto, il rifiuto della giustizia borghese, il tentativo di utilizzare i processi per processare a sua volta lo Stato e la società borghese, ha prodotto i risultati voluti. Lo Stato è sconfitto sul suo stesso terreno.

Altri 10 mesi e l’8 marzo – sempre a Torino – si apre finalmente il processo alle Brigate rosse.

La giuria popolare è composta, ne fa parte anche Adelaide Aglietta che raccoglie in questo diario i tratti salienti di una esperienza al confine del lavoro politico e della vita privata: la sorpresa e la paura della vigilia, il significato della sua presenza  - quella cioè non di una normale cittadina, bensì della segretaria nazionale di un partito da sempre sulle barricate e ora chiamato a impersonificare, tramite la sua massima esponente, le ragione dello Stato borghese -, la cronaca delle udienze, scandite dalla lettura ossessiva dei comunicati brigatisti, mentre fuori dall’aula giudiziaria allestita all’interno della caserma Lamarmora dei carabinieri, una Torino militarizzata assiste quasi catatonica a una maxi rappresentazione di forza, all’incontro-scontro tra gli uomini a cui lo Stato affida la conservazione e la protezione dell’ordine costituito e il gruppo carbonaro di ribelli che intende sovvertirlo. Adelaide Aglietta racconta il tutto con fare discreto, senza declamazioni, senza un filo di retorica, dando spazio anzi a quelle paure, quei timori, quei dubbi che – crediamo – sarebbero stati universali, appartenenti a tutti noi in quella stessa situazione. Ma il suo Diario acquista valore anche in qualità di utilissimo strumento di controinformazione e di controinchiesta, dal momento che l’autrice non perde occasione per denunciare giorno dopo giorno la rappresentazione distorta di quanto stava accadendo fornita dai mass media dell’epoca.

 

Giuliano Boraso

libri@brigaterosse.org

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 27 marzo 2006 13.32

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