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La RAF ha posto una questione
politica e cioè la questione della rivoluzione proletaria in
una società tecnologica-metropolitana... La RAF ha costretto
da un lato la borghesia tedesca a svelare senza reticenze la
sua natura ferocemente controrivoluzionaria, dall'altro si è
assunta la funzione di nucleo strategico politico-militare
del movimento di resistenza e di polo di aggregazione delle
forze rivoluzionarie disperse [...]. In una società
tecnologica, altamente industrializzata e urbanizzata,
nessuno ha mai fatto una rivoluzione [...]. I militanti
della RAF [...] combattendo nel cuore della metropoli, dove
pochi ancora credevano fosse possibile, hanno messo in crisi
il meccanismo paralizzante: in ciò sta la rottura storica
che essi hanno realizzato e la loro prima e piú importante
vittoria. Di qui parte anche "la necessità" di annientare la
RAF come obbiettivo ossessivo e confessato dalla
controrivoluzione tedesca [...] La controrivoluzione in
Germania occidentale esprime meglio che altrove l'essenza
del fascismo tecnologico imperialista [...]. La RAF si è
opposta a tutto ciò e non solo con le armi della critica
[...] ha avuto cioè quel coraggio intellettuale, politico e
militare che a troppi altri purtroppo manca ed è mancato. Si
è sporcata le mani impugnando le armi, ma è come se avesse
messo davanti alla borghesia tedesca e alla sua
"intellighenzia" frustrata e volubile piú che un revolver un
grande specchio della verità. Uno specchio in cui sono
riflessi i contorni agghiaccianti di un nuovo fascismo
[...]. Tra i pessimi commenti apparsi sulla stampa leggibile
nel nostro paese vi è un piú o meno esplicito denominatore
comune. Si tratta della tesi seguente: la RAF ha tentato una
impossibile e isolata svolta nel cuore del capitalismo
europeo. La sua è stata la recita di uno scontro tra pochi e
isolati estremisti e lo stato. L'apparente ovvietà di queste
argomentazioni nasconde la loro sostanziale falsità. Chi le
sostiene senza l'aggravante della malafede deve ammettere di
non aver capito una questione abbastanza rilevante e cioè
che una linea di massa rivoluzionaria si costruisce solo
intorno a una guerra rivoluzionaria e una guerra
rivoluzionaria non è mai un prodotto "naturale," spontaneo
dell'urto tra le classi, ma il progetto e l'intervento
cosciente nella storia di un partito combattente...
Il limite piú rilevante della RAF [...] sta a mio avviso
nell'impianto del rapporto politico-militare con lo stato da
un lato e del rapporto politico-organizzativo con il
movimento operaio e rivoluzionario tedesco dall'altro. Un
limite di tattica e di organizzazione [...]. C'è poi la
questione del rapporto politico-organizzativo con il
movimento. In sostanza la critica che viene mossa è questa:
la RAF ha iniziato a costruire la sua organizzazione per
linee esterne al movimento ed è stata assente nel suo lavoro
una indicazione, anche embrionale, anche solo di tendenza,
della strada da percorrere per la costruzione di un potere
proletario e popolare non delegato. Questo vuol forse
significare che per la RAF la "questione operaia" non si
pone? Che un irrimediabile pessimismo nei confronti della
possibilità rivoluzionaria del proletariato industriale
tedesco sta alla radice delle sue scelte? La RAF vuole forse
una rivoluzione sociale senza la classe operaia? Io non
credo che la scelta tattica della RAF di svolgere nella
prima fase della sua guerriglia un'azione di potenziamento
logistico e di attacco sul terreno parziale della
controrivoluzione voglia dire il rifiuto di affrontare la
questione operaia. Queste sue scelte vanno misurate sulla
situazione tedesca indubbiamente molto diversa da quella
italiana e francese. È un fatto che la "coscienza possibile"
del proletariato industriale tedesco occidentale, oggi non
va oltre la difesa degli interessi immediati. Indicando
nella controrivoluzione organizzata direttamente dallo stato
la contraddizione principale, la RAF non esaurisce certo
l'area politica dei bisogni reali ma non ha neppure la
pretesa di farlo.
La battaglia che dentro e fuori delle carceri tedesche viene
combattuta dalla RAF non è solo eroica, ma ha un'importanza
eccezionale per le forze rivoluzionarie di tutto il
continente europeo. È nostro dovere sostenerla con ogni
mezzo. Dal suo esito dipende il rafforzamento o
l'indebolimento della guerra rivoluzionaria in Europa.
Bisogna che ci diventi familiare il concetto che Berlino e
Stoccarda sono piú vicine a Roma o a Milano di quanto non lo
siano Frascati e Vigevano. Il fenomeno della
controrivoluzione assume nelle metropoli europee una
specificità differente solo per intensità e per forma, non
per qualità. Perciò la resistenza deve essere continentale e
prendere l'avvio dai grandi poli di oppressione e di
sfruttamento. Perché questi sono i crogioli del fascismo
metropolitano e i punti da cui esso si irradia. Il fascismo
metropolitano è la risposta che le classi dominanti europee
e teleguidate dagli USA si preparano a dare alla richiesta
di potere che sta alla base dei "movimenti" di "forze
comuniste" che si registrano nei vari paesi. William Colby,
il famigerato direttore della CIA, parlando della situazione
in Europa ha detto recentemente: "Certo noi non diciamo non
importa se i comunisti partecipano al potere." Il volto
politico dell'Europa sta mutando. Gli equilibri di Yalta
sono sempre piú instabili. La loro ridefinizione a medio
termine è inevitabile e non sarà indolore. L'alternativa non
è tra Europa dei 9 autonoma ed equidistante ed Europa degli
USA subalterna e servile. La contraddizione passa
all'interno di ogni paese. Si chiama socialismo. Si chiama
comunismo. Questa è la tendenza principale. La
controtendenza è il nuovo fascismo. In mezzo c'è lo
sgretolamento lento ma irreversibile di ciò che resta del
"sistema democratico occidentale" [...] L'Italia è l'anello
debole del "sistema democratico occidentale." La RFT quello
più forte. Dunque se in Italia i compiti delle avanguardie
armate si pon-gono ormai dentro uno scontro aperto tra il
movimento proletario e il regime in agonia, nella RFT si
tratta ancora di logorare il cervello, di aprire
contraddizioni nello "Stato Forte," e di coinvolgere,
attraverso un'attenta fase di propaganda armata, un numero
crescente di avanguardie proletarie nella prospettiva della
guerra di classe. Mi sembra che una strategia continentale
unitaria deve stare alla base dell'azione delle diverse
organizzazioni che combattono in Europa l'ultima guerra: per
il comunismo.
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