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"Lettera di Curcio dal carcere di Casale Monferrato"

Durante la sua permanenza nel carcere di Casale Monferrato, Renato Curcio produce due importanti documenti. Il primo, che viene parzialmente e non del tutto fedelmente pubblicato dall'"Espresso" sotto la forma di intervista, ci fornisce un aggiornamento delle sue posizioni politiche. Il secondo (una lettera pubblicata su "ABC" e su "Rosso") viene scritto da Curcio in occasione dell'uccisione in carcere di Holgher Meins, militante della RAF, e dà l'occasione per ribadire la dimensione europea e mondiale dello scontro in atto: l'Italia e la Germania sono rispettivamente "l'anello debole e l'anello forte della stessa catena: il sistema democratico occidentale".

 

 

La RAF ha posto una questione politica e cioè la questione della rivoluzione proletaria in una società tecnologica-metropolitana... La RAF ha costretto da un lato la borghesia tedesca a svelare senza reticenze la sua natura ferocemente controrivoluzionaria, dall'altro si è assunta la funzione di nucleo strategico politico-militare del movimento di resistenza e di polo di aggregazione delle forze rivoluzionarie disperse [...]. In una società tecnologica, altamente industrializzata e urbanizzata, nessuno ha mai fatto una rivoluzione [...]. I militanti della RAF [...] combattendo nel cuore della metropoli, dove pochi ancora credevano fosse possibile, hanno messo in crisi il meccanismo paralizzante: in ciò sta la rottura storica che essi hanno realizzato e la loro prima e piú importante vittoria. Di qui parte anche "la necessità" di annientare la RAF come obbiettivo ossessivo e confessato dalla controrivoluzione tedesca [...] La controrivoluzione in Germania occidentale esprime meglio che altrove l'essenza del fascismo tecnologico imperialista [...]. La RAF si è opposta a tutto ciò e non solo con le armi della critica [...] ha avuto cioè quel coraggio intellettuale, politico e militare che a troppi altri purtroppo manca ed è mancato. Si è sporcata le mani impugnando le armi, ma è come se avesse messo davanti alla borghesia tedesca e alla sua "intellighenzia" frustrata e volubile piú che un revolver un grande specchio della verità. Uno specchio in cui sono riflessi i contorni agghiaccianti di un nuovo fascismo [...]. Tra i pessimi commenti apparsi sulla stampa leggibile nel nostro paese vi è un piú o meno esplicito denominatore comune. Si tratta della tesi seguente: la RAF ha tentato una impossibile e isolata svolta nel cuore del capitalismo europeo. La sua è stata la recita di uno scontro tra pochi e isolati estremisti e lo stato. L'apparente ovvietà di queste argomentazioni nasconde la loro sostanziale falsità. Chi le sostiene senza l'aggravante della malafede deve ammettere di non aver capito una questione abbastanza rilevante e cioè che una linea di massa rivoluzionaria si costruisce solo intorno a una guerra rivoluzionaria e una guerra rivoluzionaria non è mai un prodotto "naturale," spontaneo dell'urto tra le classi, ma il progetto e l'intervento cosciente nella storia di un partito combattente...
Il limite piú rilevante della RAF [...] sta a mio avviso nell'impianto del rapporto politico-militare con lo stato da un lato e del rapporto politico-organizzativo con il movimento operaio e rivoluzionario tedesco dall'altro. Un limite di tattica e di organizzazione [...]. C'è poi la questione del rapporto politico-organizzativo con il movimento. In sostanza la critica che viene mossa è questa: la RAF ha iniziato a costruire la sua organizzazione per linee esterne al movimento ed è stata assente nel suo lavoro una indicazione, anche embrionale, anche solo di tendenza, della strada da percorrere per la costruzione di un potere proletario e popolare non delegato. Questo vuol forse significare che per la RAF la "questione operaia" non si pone? Che un irrimediabile pessimismo nei confronti della possibilità rivoluzionaria del proletariato industriale tedesco sta alla radice delle sue scelte? La RAF vuole forse una rivoluzione sociale senza la classe operaia? Io non credo che la scelta tattica della RAF di svolgere nella prima fase della sua guerriglia un'azione di potenziamento logistico e di attacco sul terreno parziale della controrivoluzione voglia dire il rifiuto di affrontare la questione operaia. Queste sue scelte vanno misurate sulla situazione tedesca indubbiamente molto diversa da quella italiana e francese. È un fatto che la "coscienza possibile" del proletariato industriale tedesco occidentale, oggi non va oltre la difesa degli interessi immediati. Indicando nella controrivoluzione organizzata direttamente dallo stato la contraddizione principale, la RAF non esaurisce certo l'area politica dei bisogni reali ma non ha neppure la pretesa di farlo.
La battaglia che dentro e fuori delle carceri tedesche viene combattuta dalla RAF non è solo eroica, ma ha un'importanza eccezionale per le forze rivoluzionarie di tutto il continente europeo. È nostro dovere sostenerla con ogni mezzo. Dal suo esito dipende il rafforzamento o l'indebolimento della guerra rivoluzionaria in Europa. Bisogna che ci diventi familiare il concetto che Berlino e Stoccarda sono piú vicine a Roma o a Milano di quanto non lo siano Frascati e Vigevano. Il fenomeno della controrivoluzione assume nelle metropoli europee una specificità differente solo per intensità e per forma, non per qualità. Perciò la resistenza deve essere continentale e prendere l'avvio dai grandi poli di oppressione e di sfruttamento. Perché questi sono i crogioli del fascismo metropolitano e i punti da cui esso si irradia. Il fascismo metropolitano è la risposta che le classi dominanti europee e teleguidate dagli USA si preparano a dare alla richiesta di potere che sta alla base dei "movimenti" di "forze comuniste" che si registrano nei vari paesi. William Colby, il famigerato direttore della CIA, parlando della situazione in Europa ha detto recentemente: "Certo noi non diciamo non importa se i comunisti partecipano al potere." Il volto politico dell'Europa sta mutando. Gli equilibri di Yalta sono sempre piú instabili. La loro ridefinizione a medio termine è inevitabile e non sarà indolore. L'alternativa non è tra Europa dei 9 autonoma ed equidistante ed Europa degli USA subalterna e servile. La contraddizione passa all'interno di ogni paese. Si chiama socialismo. Si chiama comunismo. Questa è la tendenza principale. La controtendenza è il nuovo fascismo. In mezzo c'è lo sgretolamento lento ma irreversibile di ciò che resta del "sistema democratico occidentale" [...] L'Italia è l'anello debole del "sistema democratico occidentale." La RFT quello più forte. Dunque se in Italia i compiti delle avanguardie armate si pon-gono ormai dentro uno scontro aperto tra il movimento proletario e il regime in agonia, nella RFT si tratta ancora di logorare il cervello, di aprire contraddizioni nello "Stato Forte," e di coinvolgere, attraverso un'attenta fase di propaganda armata, un numero crescente di avanguardie proletarie nella prospettiva della guerra di classe. Mi sembra che una strategia continentale unitaria deve stare alla base dell'azione delle diverse organizzazioni che combattono in Europa l'ultima guerra: per il comunismo.

 

 

 

Ultima modifica di questa pagina: mercoledì, 01 novembre 2006 15.11

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