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Mercoledì
24 gennaio, alle ore 6,40 un nucleo armato delle Brigate
Rosse ha giustiziato GUIDO ROSSA, spia e delatore
all’interno dello stabilimento ITALSIDER di Cornigliano dove
per svolgere meglio il suo miserabile compito, si era
infiltrato tra gli operai camuffandosi da delegato. A tale
scopo era passato da posizioni notorie di destra ai ranghi
berlingueriani. Sebbene da sempre, per principio, il
proletariato abbia giustiziato le spie annidate al suo
interno, era intenzione del nucleo di limitarsi a invalidare
la spia come prima ed unica mediazione nei confronti
di questi miserabili: ma l’ottusa reazione opposta dalla
spia ha reso inutile ogni mediazione e pertanto è stato
giustiziato. Il suo tradimento di classe è ancora più
squallido e ottuso in considerazione del fatto che, il
potere ai servi prima li usa, ne incoraggia l’opera e poi li
scarica.
Compagni,
da quando la guerriglia ha cominciato a radicarsi dentro la
fabbrica, la direzione italsider con la preziosa
collaborazione dei berlingueriani, si è posta il problema di
ricostruire una rete di spionaggio, utilizzando insieme
delatori vecchi e nuovi; da un lato ha riqualificato
fascisti e democristiani, dall’altro ha moltiplicato le
assunzioni di ex PS ed ex CC, dall’altro ancora ha
cominciato a utilizzare quei berlingueriani che sono
disponibili a concretizzare la loro linea
controrivoluzionaria fino alle estreme conseguenze:
FINO AL
PUNTO CIOE’ DI TRADIRE LA PROPRIA CLASSE, MANDANDO IN GALERA
A CUOR LEGGERO UN PROPRIO COMPAGNO DI LAVORO.
L’obiettivo
che il potere vuol raggiungere attraverso questa rete di
spionaggio, non è solo quello propagandato della “caccia al
brigatista o ai cosiddetti fiancheggiatori” ma quello ben
più ampio ed ambizioso di individuare ed annientare
all’interno delle fabbriche qualsiasi strato operaio che
esprima antagonismo di classe.
E’ l’intero
movimento di resistenza proletario che oggi è nel mirino di
questa campagna di terrore controrivoluzionario, scatenata
dal potere e sostenuta a tamburo battente dai loro lacchè
berlingueriani: questa caccia alle streghe non colpisce solo
chi legge e fa circolare la propaganda delle organizzazioni
comuniste combattenti, ma anche chi lotta contro la
ristrutturazione, chiunque si ribelli alla linea
neocorporativa dei sindacati, chiunque anche solo a parole
si dialettizza con la lotta armata, senza unirsi al coro
generale di “deprecazione o condanna”. Una riconferma di
tutto ciò viene dall’Ansaldo dove, come già successo alla
Fiat e alla Siemens, i berlingueriani hanno consegnato alla
direzione una lista coi nomi di operai “presunti
brigatisti”, compilata anche in base agli interventi fatti
nelle assemblee precontrattuali.
QUESTA E’
L’ESSENZA DELLA POLITICA BERLINGUERIANA ALL’INTERNO DELLE
FABBRICHE, IL TENTATIVO CIOE’ DI DIVIDERE LA CLASSE OPERAIA
CREANDO UNO STRATO CORPORATIVO, FILOPADRONALE E PRIVILEGIATO
DA CONTRAPPORRE AGLI ALTRI STRATI DI CLASSE E PROLETARI.
A chi si
presta a questa lurida manovra ai vari Rossa e a tutti gli
aspiranti spia, ricordiamo che, proletari si è non per
diritto di nascita ma per gli interessi che si difendono e
all’interno di questa discriminante sapremo distinguere,
come sempre, chi è un proletario e chi è un nemico di
classe.
All’interno
di questo progetto, Rossa faceva parte della rete
spionistica dell’Italsider, come membro dei gruppi di
sorveglianza interna, istituiti dai vertici sindacali per
affiancare i guardioni nei compiti di repressione
antioperaia. ECCO QUAL’ERA IL SUO VERO LAVORO!! La sua
grande occasione, nella quale ha raccolto i frutti di tanto
costante e silenzioso lavoro è venuta il giorno in cui è
riuscito a consegnare al potere un operaio che conosceva e
assieme al quale lavorava da anni, il compagno Franco
Berardi, “reo” di aver avuto per le mani propaganda della
nostra organizzazione.
La conferma
del rapporto diretto tra spioni e direzione si capisce dal
fatto che Rossa, dopo aver pedinato per ore il compagno
Berardi, insieme al suo degno compare Diego Contrino E’
ANDATO DIRETTAMENTE IN DIREZIONE a denunciarlo, mettendo di
fronte al fatto compiuto lo stesso Consiglio di fabbrica che
infatti si era spaccato quando i bonzi sindacali gli avevano
imposto di coprire politicamente l’azione di spionaggio.
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