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1. La
borghesia ha dei seri problemi e, come al solito, cerca di
mascherarli, cercando di farli apparire come problemi delle
forze rivoluzionarie.
Vediamo di
fare un po' di chiarezza. Sulla questione ``trattare o non
trattare'', diciamo che è un problema che riguarda solo le
forze dello Stato imperialista, poiché noi delle BR non
abbiamo proprio niente né da chiedere né da barattare. La
guerriglia conquista con le armi in pugno gli obiettivi del
suo programma che non è ``contrattabile'', ma che si impone
grazie ai rapporti di forza che via via la guerra di classe
definisce sempre più a favore del proletariato. Le varie
componenti della borghesia discutano pure tra di loro se
trattare o no, la cosa non ci riguarda minimamente, poiché è
solo sul terreno della guerra di classe che si stabiliscono
i rapporti tra rivoluzione e controrivoluzione; tutto il
resto è solo teatrino delle marionette e semplice propaganda
della controguerriglia, che comunque mette in evidenza
sempre le loro fratture. Nel caso dei comunicati di Trani e
di Palmi va ribadito che la loro pubblicazione non era
affatto una contropartita alla liberazione di D'Urso, non
chiedevamo niente in cambio di niente. Era invece la
constatazione del dato di fatto che gli Organismi di Massa
Rivoluzionari dentro le carceri si sono conquistati con la
lotta il diritto di essere espressione del potere proletario
armato e quindi la pubblicazione del loro punto di vista sui
giornali della borghesia non era richiesta, ma una
imposizione, che i rapporti di forza attuali ci consentono.
Questo obiettivo ampiamente raggiunto, ne ha portato con sé
un altro: la stampa di regime, tutta la stampa ha perso la
foglia di fico con la quale nascondeva il suo ruolo. Dopo le
roboanti dichiarazioni dei vari pennivendoli nessuno potrà
più scambiarli per ``giornalisti dell'informazione'', poiché
si sono qualificati senza maschere per galoppini portavoce
al servizio dello Stato imperialista e della gang
democristiana. La stampa di regime è un'arma della borghesia
contro il proletariato, e averla costretta, indebolendo il
suo ruolo, a dare informazioni sul movimento rivoluzionario
è un risultato non da poco.
2. Dalle
parole d'ordine che il ``portatore di cartelle'' D'Urso
illustrava con le sue fotografie, va depennata l'ultima
perché come dice il Comitato di Lotta dell'Asinara nel suo
comunicato: "Il movimento organizzato dei Proletari
Prigionieri, il movimento rivoluzionario in dialettica con
l'iniziativa dell'Organizzazione Comunista Combattente
Brigate Rosse, hanno chiuso definitivamente il kampo
dell'Asinara, portando a termine la battaglia intrapresa il
2/10/79". Il comunicato prosegue: "E' la lotta del movimento
dei Proletari Prigionieri, l'iniziativa del movimento
rivoluzionario e della sua avanguardia armata che ha chiuso
il kampo dell'Asinara e ha colpito il centro nervoso della
politica carceraria imperialista". Ciò che rappresentava
l'Asinara nella strategia imperialista della
differenziazione e nel circuito dei kampi è a tutti noto, e
aver chiuso questo micidiale kampo di concentramento segna
un grosso avanzamento della lotta per una società senza
carceri e senza proletari imprigionati, e concordiamo col
Comitato di Lotta ex-Asinara quando dice: "Questa vittoria è
la più significativa ottenuta dal movimento dei Proletari
Prigionieri negli ultimi anni e dimostra la maturità
raggiunta da questo settore di classe che ha combattuto
compatto attorno alla parola d'ordine di ``chiudere con ogni
mezzo l'Asinara''. La chiusura dell'Asinara è dunque una
tappa fondamentale nella storia e nelle lotte del movimento
dei Proletari Prigionieri e caratterizza l'apertura di un
nuovo ciclo di lotte, inoltre definisce i rapporti di forza
tra movimento dei Proletari Prigionieri e lo Stato". Non
abbiamo altro da aggiungere.
3. Nella
campagna di lotta incentrata sul processo a D'Urso, si è
rinsaldata l'unità dei Proletari Prigionieri, il suo
programma ha trovato nuovi formidabili momenti di
mobilitazione e di combattimento. La lotta dei proletari di
Trani ha dato al programma dei Proletari Prigionieri una
forza ed una chiarezza che costituirà per tutto il movimento
un punto di riferimento essenziale su cui continuare a
combattere. Il nemico ha tentato disperatamente di annullare
questo risultato con ogni mezzo: con i CC, con la
magistratura di guerra dei vari Sica, e qualche buffone
della corte democristiana. Ma a nulla sono valse le
sanguinarie operazioni dei CC alle quali si è saputo
contrapporre una indiscutibile resistenza offensiva dentro
il carcere e l'iniziativa che li ha stanati dai loro covi,
come si è fatto per Galvaligi. A nulla varranno i loschi
tentativi ricattatori di divisione tra i proletari operati
da stupidi magistrati: i proletari di Trani hanno insegnato
a tutti come si fa a combattere e a vincere. La campagna di
attacco per il rafforzamento degli Organismi di Massa
Rivoluzionari dentro le carceri, per il perseguimento degli
obiettivi del loro programma immediato, ha avuto pieno
successo così come dicono i Comitati di Lotta di Trani e il
Comitato Unitario di Campo di Palmi. Non solo ma
l'isolamento politico dei Proletari Prigionieri, condizione
per poterli annientare, è stato letteralmente frantumato. La
lotta dei Proletari Prigionieri è uscita definitivamente
dalle mura delle carceri, collocando il proletariato
extralegale all'interno del movimento rivoluzionario e
accanto alla Classe Operaia ed alle altre componenti del
proletariato metropolitano che lottano per una società
Comunista. Riunificare il proletariato metropolitano è
l'obiettivo politico strategico del Partito Comunista
Combattente. Non c'è dubbio che l'iniziativa svolta
congiuntamente in questa campagna ha ottenuto un risultato
di enorme valore, proprio perché ha rotto l'accerchiamento
politico dei Proletari Prigionieri, e perché negli obiettivi
della sua lotta ogni proletario, ogni operaio, ha fatto
riconoscere i motivi di un'unità strategica per la conquista
del potere.
4. La fase
storica che stiamo attraversando vede il movimento di massa
proletario appropriarsi della strategia della Lotta Armata
per il Comunismo. In questa fase è essenziale procedere
senza esitazioni alla costruzione del sistema del potere
proletario armato, costituito dal Partito Comunista
Combattente e dagli Organismi di Massa Rivoluzionari. E' di
vitale importanza che questo sistema di potere nasca e si
sviluppi come rapporto tra il Programma Generale di
transizione al Comunismo e i programmi che i vari strati di
classe si danno, viva nel rapporto dialettico tra i bisogni
di potere e bisogni immediati del proletariato. Solo da
questa dialettica nasce uno scontro di potere condotto
lucidamente contro la strategia imperialista e trasforma la
naturale resistenza proletaria alla ristrutturazione in
resistenza offensiva.
Questo è
ciò che è accaduto nella campagna contro le carceri,
incentrata su D'Urso. La validità di questa strategia, la
praticabilità di questa linea è stata dimostrata
dall'efficacia dei colpi portati e dai risultati politici e
materiali raggiunti in questa battaglia. E' evidente che
questo costituirà d'ora in avanti un punto di riferimento
per tutto il movimento rivoluzionario. Ogni componente di
classe, con in testa la Classe Operaia delle grandi
fabbriche, i lavoratori dei servizi, i proletari dei
quartieri-ghetto, ha oggi un altro punto di riferimento per
operare una grande avanzata, per riprendere massicciamente
l'offensiva. Il grande dibattito che si sta sviluppando tra
le avanguardie e gli elementi più combattivi della Classe
Operaia e del proletariato metropolitano, segna la
riapertura di un nuovo ciclo di lotte che avrà nella
costruzione del Potere Proletario Armato, il suo punto
focale. Le BR agendo da partito per questo lavorano
all'interno di ogni componente proletaria, costruendo e
rafforzando gli Organismi di Massa Rivoluzionari,
organizzando tutti i movimenti di lotta e di combattimento
per definire i programmi immediati in cui far vivere lo
scontro di potere. Su questa linea la pratica del movimento
rivoluzionario è già ripresa con nuovo slancio ed entusiasmo
in ogni fabbrica, in ogni quartiere, in ogni luogo dove
vivono e lottano i proletari, così come la battaglia contro
le carceri ha dimostrato che è possibile fare
vittoriosamente, questo è un altro risultato da aggiungere
ai successi di questa lotta.
5. Uno
stato imperialista ha un cuore, ha cioè un progetto
controrivoluzionario e quando si colpisce lì gli vengono le
convulsioni. Quando la guerriglia attacca i centri vitali
del suo progetto, il coacervo di forze politiche, economiche
e militari che lo devono gestire si spaccano e l'apparente
unità delle varie componenti, dai partiti alla magistratura
ai militari alla stampa va in pezzi. Le contraddizioni
nascono per il semplice fatto che questo regime non ha più
nessuna giustificazione per la sua esistenza se non nella
forza di annientamento antiproletaria che ancora possiede;
attaccata ed intaccata questa forza il regime in ogni sua
componente si scopre debole ed impotente. Da qui convulsioni
schizofreniche dei vari partiti e dei vari organi di
magistratura eccetera. La loro debolezza, la loro crisi sta
proprio nella mancanza assoluta di legittimità sociale e
politica del loro potere, il fatto che sono garanti di un
sistema di sfruttamento capitalistico che non ha più niente
da fare e può solo cercare di ritardare la sua disfatta.
Attaccando il cuore dello stato si creano perciò delle falle
nel progetto controrivoluzionario, si moltiplicano gli
effetti che ne ritardano l'attuazione, si impedisce che la
crisi si ricomponga sulla pelle dei proletari. Approfondire
la crisi della borghesia è nell'interesse proletario,
aumentare la debolezza dello schieramento nemico vuol dire
aumentare la forza della rivoluzione. La campagna contro le
carceri delle forze rivoluzionarie ha messo a nudo tutta la
debolezza politica di questo regime, ha scompaginato i patti
di omertà e complicità tra le forze politiche, magistratura,
stampa e carabinieri stipulati per realizzare
l'annientamento proletario. Ha messo in evidenza che l'unico
cemento che tiene in piedi questo regime è la corruzione e
la paura. Le varie bande democristiane con i loro complici
che infestano il nostro paese possono essere battute, i loro
piani vanificati, le loro alleanze spezzate; e questo è
quello che regolarmente è accaduto con la campagna contro le
carceri.
6. La
borghesia ha adesso un altro problemino: che fare di un
aguzzino pentito? Perché D'Urso è proprio questo, un
aguzzino pentito. Ha collaborato con la giustizia
proletaria, ci ha rivelato nei minimi dettagli i progetti,
la struttura e gli uomini che a partire dal ministero di
Grazia e Giustizia fino ai nodi periferici sovraintendono
alla strategia dell'annientamento. In questo suo
comportamento ravvisiamo non certo un ravvedimento morale di
cui lo crediamo incapace ma una scelta politica di cui
sappiamo tener conto. Per anni la stampa di regime si è
affannata a cercare una talpa nel ministero di Grazia e
Giustizia. Sappiamo che si inventeranno ancora chissà quale
altra frottola, adesso gliene forniamo una noi, con nome e
cognome: Giovanni D'Urso.
7. Avevamo
detto che l'opportunità di eseguire o sospendere la condanna
a morte di Giovanni D'Urso doveva essere valutata
politicamente dalle BR e dagli organismi di massa
rivoluzionari dentro le carceri. Le valutazioni che
complessivamente e omogeneamente sono state fatte confermano
la grande forza del movimento rivoluzionario. Gli obiettivi
politici e materiali che la campagna di attacco iniziata con
D'Urso si prefiggeva sono stati ampiamente conseguiti. Il
movimento dei proletari prigionieri, il movimento
rivoluzionario e le BR hanno conseguito una grande vittoria.
In considerazione di tutto ciò la giustizia proletaria
acconsente a un atto di magnanimità. La sentenza viene
sospesa e il prigioniero D'Urso viene rimesso in libertà. La
lotta contro l'annientamento carcerario continua fino al
conseguimento dell'obiettivo finale: distruzione di tutte le
carceri e liberazione di tutti i proletari imprigionati.
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