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Fin dal
loro esordio le Brigate Rosse sono state segnate da
polemiche e divisioni interne. L'analisi si propone di
ripercorrere i termini di un dibattito, prima interno e poi
reso pubblico, che maturò nel corso della prima metà degli
anni '80 e le cui posizioni sopravvivono nel panorama
eversivo attuale.
La cattura
a Genova, nel novembre 1981 (in una fase di massima
espansione delle Brigate Rosse) di Fulvia Miglietta,
esponente marginale dell'organizzazione terroristica,
consente l'acquisizione di un vero e proprio 'tesoro
ideologico'.
I documenti
sequestrati, infatti, certificano l'esistenza di un profondo
e travagliato dissenso interno che, se pur sancito solo
dalla scissione del 1984, (allorchè il gruppo terroristico
si divide in due tronconi), è l'avvio di una crisi
disgregativa irreversibile per l'organizzazione.
Le
posizioni ideologiche emerse fin dai primi anni '80,
ripropongono la vecchia contrapposizione del movimento
comunista rivoluzionario, tra anima 'leninista' (elitaria e
autoritaria) e anima 'proletaria' (pragmatica e dialettica).
Le prime
incrinature nel fronte brigatista si registrano già con
l'omicidio del sindacalista della CGIL Guido Rossa [24
gennaio 1979], quando emergono forti perplessità su una
strategia (monopolizzata dalle decisioni di una ristretta
cerchia) disposta a 'sacrificare', in virtù del rigore
ideologico e della coerenza rivoluzionaria, anche un
rappresentante della classe operaia.
E' l'anno
1981 che si rivela, però, cruciale per la compattezza del
gruppo terroristico.
Segnali di
divisioni interne emergono sin dai sequestri Taliercio,
Cirillo, Sandrucci e Peci la cui gestione è affidata ad un
fronte brigatista tripartito (1) , secondo indirizzi
diversificati, se non addirittura divergenti.
All'epoca
si confrontano, infatti, tre distinte correnti. Da una parte
l'indirizzo leninista 'ortodosso', rappresentato dalla
dirigenza dell'organizzazione (preponderante al centro e al
nord) ed espressione della linea militarista. Essa è
incentrata su una strategia della lotta armata impegnata in
azioni militari destinate a creare le condizioni per una
svolta rivoluzionaria. Le masse, escluse in fase iniziale,
verrebbero coinvolte successivamente sull'onda dei successi
via via acquisiti dal 'Partito Combattente'.
A tale
corrente si contrappone l'ala di Giovanni Senzani, la cui
linea viene formulata nell'opuscolo n.15, intitolato "13
tesi sulla sostanza dell'agire da Partito in questa
congiuntura" e siglato "Fronte delle Carceri" e Colonna di
Napoli (2) .
Si tratta
di un'organica proposta politico-strategica, rivolta "a
tutto il Movimento Rivoluzionario" che si pone in aperta
polemica con le "interpretazioni e varianti soggettiviste,
militariste e organizzativistiche della Lotta Armata per il
Comunismo, ultimo riflesso della crisi mortale che
attanaglia la piccola borghesia".
Il
programma di Senzani è incentrato sulla necessità di
impostare "la doppia dialettica: conquistare le masse alla
lotta armata e colpire il cuore dello Stato". La strategia
perseguita è quella di sviluppare mirate campagne a sostegno
delle istanze proletarie ("bisogni politici immediati") ed
alle specifiche situazioni contingenti: un metodo funzionale
sia al raccordo con le masse che all'affermazione del
Partito.
"E' nel
PROCEDERE PER CAMPAGNE che può trovare un'adeguata soluzione
il rapporto Partito-Masse, e dunque darsi l'elaborazione,
l'applicazione, la verifica e lo sviluppo di una corretta
LINEA DI MASSA.
E' soltanto
nel PROCEDERE PER CAMPAGNE che può trovare un'adeguata
soluzione il rapporto del Partito con l'avanguardia di tutto
il Proletariato Metropolitano".
L'obiettivo
primario è la costruzione del Partito (ed i tempi sono
ritenuti ormai maturi per compiere il "salto al Partito")
rigettandone il ruolo di 'braccio armato' e destinandolo
alla politicizzazione dell'attività della guerriglia ("agire
da Partito").
"L'agire da
Partito, cioè, deve essere capace di incidere a tutti i
livelli dello scontro di classe, lungo tutto l'arco dei
rapporti sociali;…facendo muovere tutto e tutti, e dunque
anche il nemico…; allargando continuamente il suo RAGGIO di
INCIDENZA e PENETRAZIONE nella struttura del proletariato
metropolitano.
…il corso
della guerra si svolge nello stesso tempo e nello stesso
spazio del corso dell'azione politica; la dialettica è
unica.
…L'arma
della critica e la critica delle armi…riunificate nel
Partito".
In funzione
di un efficace radicamento nelle masse dell'"agire da
Partito", l'esaltazione della centralità della classe
operaia "Fiat" diviene uno degli obiettivi prioritari.
"Nella
storia della nostra Organizzazione la FIAT è stata sempre il
PUNTO FERMO. E' tale patrimonio che ha consentito
all'Organizzazione di radicarsi e svilupparsi in altri poli
metropolitani. E' solo riappropriandosene che essa può
mettersi alla testa del processo rivoluzionario, poiché ne
rimette in moto il centro motore…
Una
Campagna interna alla classe operaia non può prescindere
dalla classe operaia FIAT".
Senzani,
tuttavia, memore dell'esperienza maoista, tenta di superare
la tradizionale centralità della classe operaia individuando
come referenti non solo gli operai, ma anche i disoccupati,
gli emarginati e l'area della piccola malavita
("proletariato marginale ed extralegale") nell'intento di
far radicare la "guerriglia metropolitana" anche al Sud
("sfondare la barriera del Sud").
"L'agire da
Partito, 'anche' al sud, PARTE dalla classe operaia; non
invece, RIMANE INCHIODATO alla classe operaia. Ciò è tanto
più vero nel caso del polo metropolitano napoletano, dove
una MOLTEPLICITA' E RICCHEZZA di tensioni politiche sono
costantemente in ebollizione nel rigoglioso fluire delle
contraddizioni di classe.
Nel polo ci
troviamo, infatti, di fronte ad un fondamentale rapporto non
soltanto tra accumulazione e processo produttivo…, ma anche
fra accumulazione e sovrappopolazione relativa (con tutto
quello che la cosa va a significare per il proletariato
marginale ed extralegale).
…Pur
riconfermando che la classe operaia è – e resta – il FULCRO
del processo rivoluzionario, cominciamo a dire che altre e
potenti LEVE si possono e debbono azionare per la
costruzione del Sistema del Potere Proletario Armato".
La terza
corrente, raccolta intorno alla Colonna Milanese "Walter
Alasia" (presente soprattutto nelle grandi fabbriche di
Milano e Torino), persegue una strategia finalizzata
all'inserimento diretto nelle lotte operaie per la tutela
dei lavoratori ("sindacalismo armato").
Sia i
'militaristi' che i 'senzaniani' tacceranno tale programma
di "economicismo", per la costrizione dell'azione politica
in un ristretto ambito di pura rivendicazione salariale,
priva di qualsiasi prospettiva rivoluzionaria.
I documenti
sequestrati alla Miglietta, redatti da varie fazioni delle
B.R., chiariscono i termini del dibattito clandestino di
quegli anni che assume i toni di una dura contrapposizione
tra linea partitica e quella militarista.
L'ala
senzaniana critica la dirigenza dell'organizzazione
terroristica, accusandola di "centralismo burocratico",
"soggettivismo" e "revisionismo", nonché di tolleranza
all'interno della organizzazione B.R. di una"componente
piccolo borghese".
"Chi oggi
si arroga il diritto di rappresentare tutta l'O.…vuole
impedire e quindi strangolare il confronto politico dentro
l'O.…Noi denunciamo la pratica minoritaria e frazionista del
C.E. (3) ".
…"Allo
stato attuale, la linea politica generale dell'O. deve
essere costruita attivando un livello di confronto tra le
due linee, secondo le regole proprie del CENTRALISMO
DEMOCRATICO; non, invece, calando parzialmente 'dall'alto',
secondo le regole proprie del CENTRALISMO BUROCRATICO".
…"…tra una
linea proletaria ed una soggettivista, tra una linea
rivoluzionaria ed una revisionista non c'è possibilità di
mediazione… La lotta tra linee è un riflesso all'interno del
partito della lotta di classe…Il Centralismo Burocratico è
la borghesia all'interno del partito…è una concezione
borghese".
Ne consegue
il rigetto delle accuse di economicismo e populismo,
privilegiando invece l'autodefinizione di corrente
"proletaria", "interclassista" ed "umanista", portatrice di
rinnovamento.
In effetti
essa esprime una posizione politicamente più evoluta e
pragmatica. Il progetto poi di indirizzare il messaggio
rivoluzionario ai nuovi settori dell'emarginazione e del
sottosviluppo ("strati di classe differenti"), sfruttandone
le tensioni, potrebbe di fatto rivelarsi adeguato a
raccogliere il consenso di fasce sociali relativamente
ampie."Il salto al Partito", superamento della "dimensione
di Organizzazione d'Avanguardia" e segno tangibile
dell'avanzamento del processo rivoluzionario, è in effetti
inteso come "elemento unificante delle lotte di tutti gli
strati del proletariato metropolitano in un unico disegno di
trasformazione sociale".
Le critiche
mosse alla gestione del sequestro Taliercio e all'esecuzione
dell'ostaggio, vengono giudicate espressione di una
concezione riduttiva della lotta di classe, troppo ancorata
alla dimensione della fabbrica e che, in un certo senso, ne
ha snaturato l'azione politica.
"…una
impostazione 'fabbrichista' che confonde i centri strategici
di elaborazione della strategia del capitale, con la
gerarchia di fabbrica. Da questo capovolgimento deriva
l'impossibilità di estendere a partire dalla fabbrica
l'attacco operaio al cuore dello stato…Questa impostazione
porta a ghettizzare la guerriglia in fabbrica, riducendola a
puro sabotaggio, secondo la migliore tradizione
anarcosindacalista da un lato, e dall'altro a sviluppare una
pratica di combattimento esterno che tende ad assumere
caratteristiche militariste".
Rispetto
alla prassi dell'"annientamento selettivo" praticata dai
militaristi si delinea, pertanto, un orientamento
relativamente più moderato, incentrato sulla costruzione di
un Partito (anche armato) che mira in primo luogo a "dialettizzarsi
costantemente con i movimenti di massa".
L'azione
armata, funzionale al proselitismo e alla divulgazione del
messaggio rivoluzionario, non implica necessariamente un
alto profilo militare, analogamente alla 'propaganda armata'
praticata dalle Brigate Rosse nella prima fase della loro
attività.
Il
confronto tra i due schieramenti prosegue per tutta la prima
metà degli anni '80 e risente del ricambio dei militanti,
avvenuto nell'organizzazione a seguito delle sconfitte
subi-te negli anni 1982-83 (4) .
Se nel 1981
quanti si riconoscono nelle posizioni di Senzani sono la
maggioranza (riscuotendo i maggiori consensi anche dal
nucleo storico delle B.R. all'epoca recluso nel carcere di
Palmi) nel 1984 i rapporti di forza si invertono, con la
netta prevalenza dei militaristi.
E' proprio
in questo anno che le divergenze si rivelano inconciliabili
e si perviene alla spaccatura del gruppo terroristico,
concretizzatosi con la scissione tra la Prima Posizione (BR-PCC
ortodosse) e la Seconda Posizione (post-senzaniani). Nel
marzo 1985 si assiste all'espulsione della fazione
minoritaria corrispondente a "circa un terzo dei militanti"
e "composta interamente da vecchi militanti delle B.R., tra
i quali è compresa la maggioranza della direzione in carica
sino al settembre 84".
Si
realizza, di fatto, un sostanziale ricambio dei quadri
direttivi, con l'emarginazione di una parte consistente dei
militanti della vecchia generazione, che avevano determinato
la linea politico-operativa delle B.R. degli ultimi anni
(almeno sino all'omicidio del diplomatico statunitense
Leamon Hunt, avvenuto nel febbraio 1984).
Numerosi
documenti, acquisiti dagli investigatori proprio nel corso
del 1984, si rivelano di estremo interesse per la
comprensione delle dinamiche e delle tensioni politiche
interne all'organizzazione, in una fase della storia
brigatista di estrema importanza anche per i rapporti
stabiliti dal gruppo terroristico con ambienti stranieri.
Gli scritti
della Seconda Posizione, fazione che ha ereditato gli
orientamenti dell'ala senzaniana, appaiono culturalmente più
articolati e concreti rispetto a quelli dei militaristi.
I dissensi,
più che svilupparsi sulla valutazione della situazione
politica italiana e sugli obiettivi da perseguire
(sostanzialmente coincidenti per i due schieramenti),
vertono sulla tattica dell'azione rivoluzionaria, sui moduli
organizzativi ritenuti più idonei nonché sui rapporti
internazionali.
La Prima
Posizione, ribadendo la centralità della classe operaia
rispetto ad altri soggetti sociali "metropolitani", esclude
le masse dalle prime fasi rivoluzionarie, ritenendole ancora
incapaci di iniziativa.
In sostanza
il Partito non subordina la sua capacità di intervento al
livello di lotta raggiunto dalle masse, ma si prefigge il
compito di indicare obiettivi e tappe da perseguire a "un
livello più maturo…su cui è necessario e possibile lo
sviluppo del processo rivoluzionario della classe".
La forma
privilegiata di lotta è quella armata, affidata a gruppi ben
compartimentati ed autosufficienti che, sulla base del
principio leninista del partito, inteso come "reparto
d'avanguardia e coscienza esterna del proletariato",
agiscono nella prospettiva, di lungo periodo, di creare le
condizioni per l'emergere di una situazione rivoluzionaria.
Secondo
questa prospettiva gradualista, che vede via via estendersi
lo scontro armato, il processo rivoluzionario si sostanzia
in una"guerra civile di lunga durata".
Il
programma dei militaristi, la cui linea implica
evidentemente una progressiva radicalizzazione
dell'organizzazione, privilegia la sicurezza e l'efficienza
operativa dei militanti, senza il rischio di collegamenti
troppo aperti con la classe referente.
In
alternativa la Seconda Posizione sostiene la necessità che
la guerra rivoluzionaria in Italia, e in generale nei paesi
imperialisti, assuma la forma di "insurrezione armata di
massa" (5) . Ciò, però, può verificarsi solo in particolari
condizioni oggettive di crisi della società, in cui il
Partito, già impegnato nell'opera di organizzazione e
mobilitazione delle masse, ne è la guida militare e
politica.
Essa imputa
alla Prima Posizione l'"accresciuta importanza che svolge
l'elemento soggettivo" e l'altalena tra spontaneismo e
militarismo", nonché un orientamento che porta a
"considerare 'giusto' solo ciò che è armato, clandestino e
combattente, nonostante i grandi movimenti di massa abbiano
forma pubblica, legale ed aperta".
Ne consegue
che il "compito principale del Partito" è quello di
"aumentare la coscienza e l'organizzazione rivoluzionaria
delle masse" attraverso una "lotta politica comunista" che
miri a rappresentare il proletariato ("preparazione
quotidiana alla insurrezione").
"Per tutto
il periodo che precede il momento in cui la lotta di classe
'genera' la guerra civile mettendo l'insurrezione all'ordine
del giorno, esso è dunque un ruolo essenzialmente politico".
E' inoltre
ribadita con vigore la necessità di collegarsi ad una base
sociale eterogenea, interessata da tensioni di vario genere.
Si intende rappresentare l'avanguardia di un movimento di
classe e "antimperialista", contribuendo all'"estensione
della mobilitazione di massa con tutti i mezzi a loro
disposizione".
E' infatti
il Partito che sceglie le forme di lotta adeguate al momento
storico, laddove la lotta armata, seppure "metodo di lotta
decisivo", non rappresenta la strategia, ma piuttosto uno
degli strumenti "dell'azione politica del Partito".
Tale
impostazione comporta azioni di basso profilo militare,
associate ad interventi di forte impatto operativo,
finalizzate a formare la coscienza rivoluzionaria delle
masse, dimostrando loro che le B.R. sono "un partito che fa
politica con le armi".
"…lotta
armata intesa come strumento dell'azione politica del
partito…al servizio della politica.
…la lotta
armata, pur assumendo la forma della guerriglia, non ne
assume la concezione".
…le B.R.
lanciano un programma politico valido per tutto il
proletariato e lo sostengono con costanza mediante
iniziative efficaci, in primo luogo mediante iniziative
politiche combattenti.
…quest'opera
di direzione cosciente del movimento di classe contro lo
Stato ed il governo si compie ai giorni nostri a partire
dall'azione armata, a partire 'dall'alto' dell'iniziativa
combattente del partito, che accentua le contraddizioni nel
campo delle forze politiche borghesi e si rivolge alle masse
con un chiaro messaggio rivoluzionario.
…il
movimento rivoluzionario…ha bisogno di parole precise,
semplici e chiare, di concetti che definiscano con esattezza
e senza circonvoluzioni la sostanza delle cose".
Nell'intento di conquistare ed educare il proletariato è
prospettata anche la creazione di un giornale di Partito, da
diffondersi clandestinamente su scala nazionale e destinato
ad "orientare politicamente le masse".
Viene così
esaltata la necessità di dotarsi di canali semi-clandestini
in grado di assicurare un collegamento con la base sociale
referente e capaci di indirizzare un messaggio
rivoluzionario facilmente comprensibile ("cinghie di
trasmissione dirette dai militanti legali che diffondano le
parole d'ordine di massa lanciate dal partito").
Per quanto
riguarda la collocazione del Partito Armato nello scenario
internazionale, al di là delle diverse valutazioni
sull'URSS, il dibattito vede emergere, tra i postsenzaniani,
orientamenti favorevoli a un collegamento con le forze
rivoluzionarie che operano nel Terzo Mondo e, in generale,
con "tutti i movimenti che lottano contro l'imperialismo".
Il gruppo
della Seconda Posizione registrerà un'ulteriore scissione,
con la nascita di una nuova formazione terroristica, Unione
dei Comunisti Combattenti (UCC), responsabile del ferimento
del funzionario della Presidenza del Consiglio Antonio da
Empoli [21.2.1986] e dell'omicidio del Generale
dell'Aeronautica Licio Giorgieri [20.3.1987].
La fazione
militarista, che ha ereditato la sigla BR-PCC (6) , firma in
questi anni l'omicidio dell'ex Sindaco di Firenze Lando
Conti [10.2.1986] e quello del senatore DC Roberto Ruffilli
[16.4.1988], con cui si chiude la stagione terroristica
degli anni '80.
La linea
ortodossa delle BR, espressione dell'anima leninista e
militarista, riemerge nuovamente dopo undici anni,
rivendicando con la sigla BR-PCC gli omicidi dei professori
Massimo D'Antona e Marco Biagi, consulenti del Governo per
le riforme (come già Tarantelli e Ruffilli).
Diverso il
percorso della componente della Seconda Posizione che non
aderisce alla proposta delle UCC. Le sue posizioni
ideologiche, confluite negli elaborati diffusi
clandestinamente dalla Cellula per la costituzione del
Partito Comunista Combattente, riemergono in alcuni scritti
teorico-programmatici, prodotti nell'ultimo decennio da
nuove sigle dell'eversione.
La proposta
di un partito in stretta relazione con le esigenze della
classe, l'uso dell'intervento armato funzionale al progetto
politico, l'utilizzo della 'propaganda armata' (azioni di
modesto spessore operativo, il cui significato sia
immediatamente comprensibile) sono tutti contenuti che
mostrano significative assonanze con il programma della
Seconda Posizione.
Si tratta
di concetti che circolano soprattutto in ambienti del
centro-nord, secondo una distribuzione geografica
complementare a quella della corrente militarista,
maggiormente radicata a Roma e in Toscana, come dimostrano
gli arresti effettuati nell'ultimo anno del gruppo che fa
capo a Nadia Desdemona Lioce.
A fronte
dello scompaginamento determinatosi nelle BR-PCC, e che può
suonare come una definitiva sconfitta delle tesi elitarie
della Prima Posizione, potrebbero trovare nuovo vigore i
programmi della Seconda Posizione, oltretutto meno ancorati
all'ortodossia e capaci pertanto di aderire al nuovo
contesto interno ed internazionale.
(1)
La Colonna Veneta e quella Romana, che si riconoscevano nel
Comitato Esecutivo, conducono il rapimento e l'omicidio
dell'ingegner Giuseppe Taliercio, direttore del
Petrolchimico di Mestre (20 maggio - 5 luglio 1981); la
Colonna Milanese "Walter Alasia" effettua il sequestro del
dirigente dell'Alfa Romeo, Renzo Sandrucci (3 giugno-23
luglio), mentre la Colonna di Napoli e il "Fronte delle
Carceri", facenti capo a Giovanni Senzani, gestiscono il
sequestro dell'esponente DC Ciro Cirillo (27 aprile-24
luglio) e quello di Patrizio Peci, fratello del 'pentito'
Roberto e conclusosi con la morte dell'ostaggio (10 giugno-3
agosto 1981).
(2)
Datato maggio-giugno 1981, ma diffuso il 2.7.1981, insieme
al Comunicato n.4 del sequestro Peci. Al criminologo
Giovanni Senzani, all'epoca latitante e membro
dell'esecutivo brigatista, facevano capo il "Fronte delle
Carceri", la Colonna Napoletana e parte di quella Romana;
questo schieramento, impropriamente definito 'movimentista',
assunse anche il nome di "Partito guerriglia".
(3)
Legenda delle abbreviazioni: O.= organizzazione; C.E.=
Comitato Esecutivo (organo di governo delle B.R.).
(4)
Il sequestro del generale statunitense James Lee Dozier,
conclusosi con la liberazione dell'ostaggio [28.1.1982], e
l'arresto di numerosi militanti delle BR (tra cui lo stesso
Senzani) costituiscono le premesse per l'avvio della
Ritirata Strategica all'inizio del 1982.
(5)
All'inizio degli anni '80 i senzaniani avevano invece
prospettato, come modello di lotta armata, quello
guerrigliero, proprio della tradizione maoista, in luogo di
quello insurrezionale, di matrice leninista. Al maoismo è
pure riconducibile il concetto della "guerra di lunga
durata", variamente declinato dai militaristi ("guerra di
classe di lunga durata") e più recentemente dagli eredi
della Seconda Posizione ("guerra popolare prolungata").
(6)
La sigla (Brigate Rosse per la costruzione del Partito
Comunista Combattente) è stata adottata dall'organizzazione
madre alla fine del 1981.
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