DOCUMENTI

Homepage Documenti Documenti di Approfondimento Storia delle BR-PCC, dalle origini ad oggi
Storia delle BR-PCC, dalle origini ad oggi

 

 

"…In questi ultimi 2 anni si é sviluppata un'intensa battaglia politica nella nostra Organizzazione. Le contraddizioni sorte non hanno trovato soluzione all'interno della stessa struttura organizzativa e dello stesso impianto strategico…rifiutiamo la logica delle sommatorie delle parzialità, della federazione, dei patteggiamenti e intendiamo prenderci tutte le responsabilità di fronte al movimento rivoluzionario, della nostra linea politica così come essa si é determinata nella risoluzione della Direzione Strategica -dic.81, e ricreare su questa base e con questi criteri la possibilità di nuovi livelli di unità con tutti i comunisti…Per tutti questi problemi politici, e non per necessità formali, riteniamo giusto distinguerci anche nel nome dalle altre OCC. Da questo comunicato in poi assumiamo il nome:

Per il comunismo. Brigate Rosse per la Costruzione del Partito Comunista Combattente."

 

Era il 27 Dicembre 1981; mentre milioni di italiani erano ancora alle prese con regali, feste, pranzi e cene natalizie, e si apprestavano a festeggiare il nuovo anno - quello del Mondiale di calcio vinto in Spagna - , la principale Organizzazione Comunista Combattente che sia mai esistita in tutta l'Europa Occidentale segnava, con questo Comunicato, la formalizzazione della conclusione della propria esperienza. Da questo momento, le Brigate Rosse non esistono più; esse, strangolate da arresti e pentimenti, e paradossalmente indebolitesi a seguito dell'enorme afflusso di nuovi militanti provenienti dall'esperienza del movimento del '77, sono andate sempre più frazionandosi e dividendosi, principalmente secondo una logica territoriale: il Partito della Guerriglia a Napoli (comprensivo anche del Fronte delle Carceri), la Colonna "Walter Alasia" a Milano (legata alle lotte di fabbrica), la Colonna "Anna Maria Ludmann" in Veneto. La cattura di Mario Moretti ha certamente facilitato la disgregazione interna, poiché questi rappresentava indubbiamente l'unica figura realmente carismatica (insieme a Giovanni Senzani, fondatore del PG) nell'ambito dell'Organizzazione; tuttavia, i prodromi dello sfaldamento delle Brigate Rosse si trovano ben prima dell'arresto di Moretti, e vanno collocati temporalmente a ridosso dell'omicidio di Aldo Moro. Ma questa é un'altra storia…

Tornando al Comunicato del 27 Dicembre 1981, esso segna dunque la nascita delle BR-Pcc, l'Organizzazione che può in qualche modo definirsi l'erede legittima delle Brigate Rosse originarie, pur operando rispetto ad esse, ed in particolare rispetto all'impostazione che quelle si erano date fino al 1976, un ripensamento critico estremamente serrato.

La nascita delle BR-Pcc s'inserisce nel pieno del sequestro Dozier, da esse effettuato (pur se ancora con l'originaria sigla "Brigate Rosse") 10 giorni prima, il 17 Dicembre, a Verona. James Lee Dozier era un alto esponente dell'esercito americano, ed al momento della cattura rivestiva per la NATO il ruolo di "vice comandante delle forze alleate terrestri per il Sud Europa". Dozier é stato prelevato direttamente dalla propria abitazione, da un piccolo nucleo di brigatisti che, fintisi idraulici, hanno immobilizzato non senza difficoltà il corpulento generale e lo hanno caricato su un furgone.

Il sequestro Dozier terrà a lungo con il fiato sospeso l'intera opinione pubblica mondiale, e si concluderà il 28 Gennaio 1982 con un blitz del Nucleo Antiterrorismo della Polizia, che alle 11 del mattino irrompe nell'appartamento di Via Pindemonte a Padova, dove le BR-Pcc tengono prigioniero il militare americano; l'operazione é stata resa possibile dalle rivelazioni fornite dal fiancheggiatore veneto Ruggero Volinia.

Segue la cattura di cinque brigatisti: Emilia Libera, Cesare Di Lenardo, Giovanni Ciucci, Manuela Frascella (tenutaria dell'appartamento) ed Antonio Savasta, leader della colonna veneta e "gestore" del sequestro. La nuova formazione politico-militare, a poche settimane dalla nascita, subisce dunque una pesante battuta d'arresto; Savasta, membro dell'Esecutivo, viene torturato e, minato nel fisico e nella mente, comincia a fare i nomi di compagni e covi: seguirà una vastissima operazione di polizia, che porterà a centinaia di arresti in tutta Italia ed al quasi totale smantellamento dell'Organizzazione.

Ma, in realtà, il "partito armato", pur ridotto all'osso, non é ancora stato sconfitto; il 6 Febbraio, a pochi giorni dalla liberazione di Dozier e dagli arresti succitati, un comunicato (il n.6) pone le basi per la "ritirata strategica", affermando che i fatti dei giorni precedenti "…impongono un'attenta riflessione ed un bilancio che permetta di ridefinire e continuare, con la forza necessaria, l'iniziativa rivoluzionaria sul programma generale di congiuntura.". Ma il 1982 non é certamente un anno fortunato per le BR-Pcc: nel mese di Maggio, infatti, il dirigente nazionale Umberto Catabiani viene freddato dai Carabinieri nel corso di un conflitto a fuoco, a Vecchiano, presso Lucca.

Alla fine dell'anno, la proposta dell'apertura di una fase di "ritirata strategica" viene elaborata compiutamente ed organicamente nell'opuscolo n.18; si tratta a questo punto non di abbandonare il terreno della Lotta Armata per il Comunismo, ma di adeguare la propria impostazione tattica alla fase di "difensiva" e di "ripiegamento" imposta nello scontro di classe dall'attacco portato dallo Stato al movimento rivoluzionario.

La prima azione condotta dalle BR-Pcc entro la fase di "ritirata strategica", sotto la guida di Barbara Balzerani, é il ferimento (Roma, 3 Giugno 1983) di Gino Giugni, già estensore (nel 1970) dello Statuto dei Lavoratori, e dirigente del PSI; un intellettuale, dunque, considerato vicino a Craxi ed agli ambienti di governo, contro la cui politica economica é diretta tale azione.

Nel frattempo, tutte le altre OCC sono state smantellate, compreso il PG di Senzani che tanto successo aveva mietuto fra i brigatisti carcerati appartenenti al "nucleo storico" (Curcio e Franceschini, ad esempio, i quali erano stati i principali artefici dell'opuscolo "L'Ape e il Comunista", una sorta di "via libera" fornito dai prigionieri politici alla nascita dell'Organizzazione di Senzani).

Restano dunque sulla scena le sole BR-Pcc, deboli e prive di legami con l'antagonismo operaio e con l'ormai rifluito movimento rivoluzionario, ma tuttavia ancora in grado di agire, sia pure mantenendo un basso profilo sul piano militare; in un simile contesto di difficoltà operative, una possibilità di rilancio può venire dal perseguimento dell'unità con altre organizzazioni armate dell'area euro-mediterranea. É dunque nell'ambito della proposta del Fronte Combattente Antimperialista che, il 15 Febbraio 1984, le BR-Pcc uccidono a Roma il diplomatico USA Leamon Ray Hunt, responsabile della forza multinazionale nel Sinai a seguito del conflitto israelo-egiziano; una scarica di colpi di mitra investe l'auto blindata di Hunt: l'azione sarà rivendicata congiuntamente dai brigatisti e dalle FARL (Frazioni Armate Rivoluzionarie Libanesi); nel frattempo, viene intrapreso il perseguimento di un patto d'alleanza con i tedeschi della RAF (Rote Armee Fraktion) ed i francesi di AD (Action Directe), organizzazioni certamente lontane dall'impostazione marxista-leninista delle BR-Pcc, ma accomunate ad esse per il proprio spirito antimperialista ed, ovviamente, per la propria pratica politico-militare; poche settimane dopo l'azione Hunt, infatti, AD uccide il generale Guy Delfosse.

Tuttavia, pur rimanendo vitale, l'Organizzazione subisce una nuova - e dolorosa - scissione: tra Maggio e Novembre del 1984, infatti, si delineano all'interno delle BR-Pcc    due posizioni, ciascuna delle quali viene "legittimata" da un corposo documento, pubblicato nell'opuscolo "Un'importante battaglia politica nell'avanguardia rivoluzionaria italiana". La "prima posizione" verrà da più parti definita quella dei "duri e puri", dei "militaristi", descritti dal nucleo storico rinchiuso nel carcere di Palmi come "l'ala più insensibile al rinnovamento qualitativo imposto dal mutare delle condizioni dello scontro". In realtà, i militanti facenti capo alla "prima posizione" ripercorrono, nel documento succitato, la storia delle BR in maniera decisamente critica, sottolineando anzi il mutamento del contesto storico-politico entro il quale essi si trovano ad operare. La differenza più sostanziale che li caratterizza rispetto all'area della "seconda posizione" (che esce dall'Organizzazione per fondare, meno di un anno dopo, l'Unione dei Comunisti Combattenti, esperienza effimera destinata a durare lo spazio di 2 anni, e la cui azione più eclatante risulterà essere l'omicidio del Generale dell'Aeronautica Licio Giorgieri) é piuttosto relativa alla concezione della forma del processo rivoluzionario: le BR-Pcc continuano infatti a sostenere la necessità del perseguimento della "guerra di classe di lunga durata", mentre la futura UdCC contrappone a tale approccio la tesi della necessità dell'insurrezione come solo sbocco possibile della Lotta Armata per il Comunismo. Di qui, per l'UdCC, la definizione (poco calzante, per la verità) di "movimentisti" affibbiata loro dai mass media.

Superata non senza difficoltà la scissione, le BR-Pcc si riorganizzano economicamente intraprendendo alcune iniziative di autofinanziamento; ma il 14 Dicembre 1984, un tentativo di rapina ai danni di un furgone portavalori della Metro Security Express, trasportante l'incasso del supermercato Sma di Viale Marconi, a Roma, si risolve in un disastro per i brigatisti: nel corso del conflitto a fuoco con la polizia seguito al fallito esproprio rimane ucciso il militante Antonio Gustini, e viene catturata Cecilia Massara.

Ma defezioni, arresti e scissioni non impediscono alle BR-Pcc di mettere a segno pochi mesi dopo, il 27 Marzo 1985, un altro eclatante omicidio: questa volta, il "cuore dello Stato" viene individuato nelle riforme economiche, tese - tra le altre cose - alla riduzione della Scala Mobile, cui il PCI si oppone promuovendo un referendum popolare; Ezio Tarantelli, docente di Economia Politica presso l'Università "La Sapienza" e responsabile dell'Istituto di Studi Economici e del Lavoro della CISL, é uno dei promotori del "No" al referendum. Anche per questo, in quanto simbolo dell'avversione di una parte del sindacato (la CISL, in questo caso, ma con l'omicidio D'Antona, 14 anni dopo, ad essere colpita sarà addirittura la CGIL) alla tutela degli interessi della classe lavoratrice, Tarantelli viene freddato all'uscita dall'Ateneo, sotto i colpi della Skorpion 7,65 già utilizzata anni prima in occasione dei fatti di Acca Larenzia.

Ma, a pochi giorni dall'omicidio di Tarantelli, una nuova ondata di arresti ridurrà ulteriormente le fila delle BR-Pcc; tra gli arrestati, vi sono alcuni tra i principali esponenti dell'Organizzazione: in primis Barbara Balzerani, arrestata il 19 Giugno insieme al convivente Gianni Pelosi; ma prima di lei finiscono in manette, tra gli altri, Vittorio Antonini e Pietro Vanzi: la vecchia guardia delle BR passata al Pcc é ormai tutta dietro le sbarre.

Ed in effetti, l'Organizzazione fatica ad uscire dalla crisi in cui si é impantanata: gli ultimi arresti eccellenti la privano pure di una guida politica rilevante, per cui i pochi militanti rimasti si barcamenano come possono; in Settembre, due rapine (a Tivoli ed a Roma) rimpinguano le casse interne, ma un'altra rapina a Milano fallisce. Un altro attentato mortale non tarda ad arrivare, ma lascia alquanto perplessi la scelta dell'obiettivo: si tratta di Lando Conti, repubblicano già sindaco di Firenze, ucciso il 10 Febbraio 1986; il suo assassinio é motivato - nella Risoluzione strategica n.20 distribuita in occasione dell'azione brigatista - dal fatto che Conti é stato "instancabile animatore delle forzature politiche per una più diretta partecipazione dell'Italia, anche in senso militare, nell'Alleanza Atlantica…costantemente a fianco del Ministro della Guerra, attivizzato a promuovere e sostenere apertamente la posizione americana nel Mediterraneo"; inoltre, Conti é accusato di rivestire il ruolo di Amministratore Delegato della SMA, piccola azienda produttrice di materiale bellico. Più avanti, le BR spiegano come l'azione Conti vada dunque a sostanziare la tematica del "Fronte Combattente Antimperialista", assieme alle iniziative parallelamente sviluppate da AD e RAF.

Due sembrano, dunque, i filoni che l'Organizzazione intende seguire nella propria prassi politico-militare: da un lato, l'attacco al "cuore dello Stato" (perseguito colpendo intellettuali come Tarantelli e Giugni, responsabili delle politiche economiche tese alla riforma strutturale del mercato del lavoro), dall'altro lato la costruzione del FCA, ossia il rilancio del tentativo di sviluppare un nuovo internazionalismo proletario in Occidente, attraverso la pratica della lotta armata.

Per oltre un anno le BR-Pcc non si rifanno vive: evidentemente si stanno riorganizzando, anche sul terreno internazionale; il loro ritorno sulla scena avviene, tragicamente, il 14 Febbraio 1987, quando nel corso di una rapina di autofinanziamento ai danni di un furgone portavalori, a Roma (in via dei Prati di Papa), uccidono due agenti di polizia, Rolando Lanari e Giuseppe Scravaglieri. Ma pochi mesi dopo, il Pcc subisce una nuova ondata di arresti, che ne minano ulteriormente le capacità militari: tra l'Estate e la fine dell'anno, infatti, vengono catturati (principalmente in Versilia) 9 appartenenti all'Organizzazione, tra cui Claudio Giorgi e Giancarlo Seghetti (fratello di Bruno, già leader della colonna romana delle BR). Nel frattempo, nelle carceri speciali di tutta Italia il vecchio "nucleo storico" ed alcune delle "nuove leve" aprono un dibattito sull'opportunità di chiudere definitivamente l'esperienza della lotta armata, avanzando allo Stato una sorta di proposta di "pacificazione" rispetto a reati che - affermano Curcio e soci - appartengono ormai ad una fase storica superata: la lotta di classe deve continuare in altre forme; Bruno Seghetti, in un comunicato, afferma che i militanti delle BR coincidono con i carcerati: tutto ciò che d'ora in poi avverrà sotto questa sigla, non sarà legittimato da alcun dirigente "storico".

Ma dall'esterno le BR-Pcc intendono dare un segnale della loro vitalità, e lo fanno colpendo un obiettivo estremamente rilevante: il 16 Aprile 1988 a Forlì due brigatisti, travestiti da postini, entrano nell'abitazione del senatore democristiano Roberto Ruffilli, membro della Commissione per le riforme istituzionali e stretto collaboratore di Ciriaco De Mita, e lo uccidono con 3 colpi di mitragliatrice Skorpion 7,65. Ruffilli era uomo-chiave nel progetto demitiano di "rifunzionalizzazione" dello Stato attraverso una politica di riforme istituzionali che coinvolgesse anche il PCI; effettivamente, l'omicidio del senatore DC bloccherà sul nascere ogni tentativo di riforma.

Ma quest'azione segna l'epilogo della storia delle "prime" BR-Pcc: già in Gennaio era stato arrestato il "cobra" Antonino Fosso, quindi il 15 Giugno viene scoperto a Milano il covo di Via Dogali, nel quale vengono rinvenute numerose armi (tra cui la nota Skorpion), documenti e soldi. Da qui, polizia e carabinieri trovano gli elementi per un'operazione di vastissima portata, che scatta nella notte fra il 6 ed il 7 Settembre; vengono individuati ben 4 covi tra il Lazio e la Toscana, e vengono arrestati 21 brigatisti: praticamente, tutta l'Organizzazione. I principali esponenti della struttura clandestina sono Fabio Ravalli e la moglie Maria Cappello, Daniele Bencini, Tiziana Cherubini, Antonio De Luca, Franco Galloni, Franco Grilli, Rossella Lupo, Michela Matarazzo, Michele Mazzei, Stefano Minguzzi, Vincenza Vaccaro, Marco Venturini.

É del Settembre 1988 la produzione di un documento bilingue in cui viene sancito un patto d'azione (suggellato dalla sigla "Lottare Insieme") tra BR-Pcc e RAF, ma l'Organizzazione tedesca si scioglierà di qui a breve, per cui l'operatività di tale alleanza risulterà praticamente inattuata. Nel 1989, invece, vengono sgominate le 2 restanti "cellule" brigatiste: quella napoletana e quella estera, avente sede a Parigi; qui vengono arrestati, il 2 Settembre, i "latitanti" Giuseppe Armante, Nicola Bortone, Tammaro Dell'Olmo, Simonetta Giorgieri, Gino Giunti, Carla Vendetti. Ma i sei brigatisti verranno condannati a pene minori, e saranno scarcerati di lì a pochissimo tempo: tutti si renderanno irreperibili, ma sembra non siano più riusciti a tessere un legame con la rinascente Organizzazione (i NCC). Va tuttavia notato che, quasi contestualmente alla scarcerazione (e conseguente irreperibilità) dei suddetti brigatisti, entra in clandestinità Nadia Desdemona Lioce, a seguito di fatti che vedremo qui di seguito; scompare dalla scena pubblica anche l'ex BR Guido Mintone, e qualche tempo dopo l'altro (ex) militante Giuliano De Roma.

Dagli arresti del 1989, per alcuni anni, le BR-Pcc continuano ad esistere soltanto nei comunicati che gli "irriducibili" carcerati emettono in occasione di ogni udienza processuale. Certo, qualche "regolare" é sfuggito alla cattura, probabilmente riparando all'estero, ed alcuni "irregolari" non sono stati individuati; tuttavia, appare a questo punto estremamente difficile che i pochi elementi rimasti in libertà possano nuovamente dar vita al "partito armato". Dall'estero, di tanto in tanto, la "Cellula per la costituzione del Partito Comunista Combattente" di Sergio Spazzali fa ritrovare alcuni suoi opuscoli, ma il gruppo pare avere un'entità numerica troppo esigua per poter diventare operativo sul piano militare, e tra l'altro esso esprime una durissima critica all'impostazione delle BR-Pcc. Ancora oggi, dopo la morte di Spazzali, la "Cellula" si fa viva di tanto in tanto con sporadici comunicati, ma non si é mai resa responsabile di alcuna azione.

In realtà, sotto la cenere covava ancora qualche fermento rivoluzionario; il 18 Ottobre 1992, infatti, entrarono sulla scena, con un'azione dimostrativa, i Nuclei Comunisti Combattenti: é intorno a questa sigla che ruota il rilancio delle BR-Pcc. L'azione del 18 Ottobre (la mancata esplosione di un piccolo ordigno di fronte alla sede romana di Confindustria), seguita dal ritrovamento di volantini dei NCC tra Roma e il Triveneto, manifestava una limitata capacità militare dell'Organizzazione, che tuttavia sul piano teorico attingeva a piene mani dalla produzione documentale delle BR-Pcc, mostrando una certa credibilità nell'impostazione strategica di fondo.

Il 1993 fu invece l'anno del breve rilancio dell'attività delle BR-Pcc; é con questa sigla, infatti, che viene rivendicata un'azione effettuata da un nucleo di militanti il 2 Settembre ad Aviano, presso la base militare USAF: da un'auto in corsa vengono esplosi alcuni colpi di pistola contro il muro di cinta di una caserma che si trova all'esterno della base, ed una bomba a mano viene gettata contro un'ala dello stesso edificio, adibita agli alloggi; l'azione non provoca feriti, ed anzi si risolve piuttosto goffamente. Passerà poco più di un mese e mezzo e, il 26 Ottobre, un blitz della polizia sgominerà l’intero gruppo di brigatisti, i quali hanno agito secondo modalità estremamente lontane dai canoni dell’Organizzazione: infatti, si sono fatti aiutare, per il furto dell’auto e per l’acquisto delle armi, da alcuni esponenti spoliticizzati della malavita locale. Gli elementi politici del gruppo sono Francesco Aiosa (già membro delle BR), Angelo Dalla Longa, Paolo Dorigo, Carla Clerici ed Ario Pizzarelli (arrestato il 20 Novembre, già membro della colonna “Walter Alasia” e scarcerato solo nel Gennaio 1993). L’azione di questo nucleo di brigatisti è seguita da un comunicato redatto dagli stessi autori dell’attentato, comunicato che tuttavia non incontrerà il gradimento della maggioranza degli “irriducibili” carcerati, i quali contestano ai fautori di tale iniziativa di essersi discostati dalle linee-guida dell’Organizzazione, e di aver agito in modo “avventurista” e secondo un’impostazione non marxista. La divisione tra i responsabili dell’azione di Aviano e gli altri irriducibili si è probabilmente sanata a seguito del ritorno sulla scena delle BR-Pcc con l’azione D’Antona.

Il 1994 segna la crescita qualitativa dei NCC, che il 10 Gennaio, all'una di notte, colpiscono con un ordigno di media potenza (4 Kg di tritolo) la sede del "NATO Defence College", provocando ingenti danni a parte della struttura; l'azione, legittimata da un comunicato di 3 pagine, assume un forte connotato simbolico dal momento che contemporaneamente, a Bruxelles, si tiene il vertice della NATO. L'attività degli NCC si conclude con questa azione: poco più di un anno dopo, nel Febbraio 1995, Luigi Fuccini e Fabio Matteini sono fermati a Pisa per un normale controllo dalla Polizia Stradale, e sorprendentemente si dichiarano prigionieri politici e militanti degli NCC; é questo il momento in cui Nadia Lioce entra in clandestinità, pur non essendo formalmente indagata per alcun reato. Evidentemente, i Nuclei Comunisti Combattenti si preparano a diventare un soggetto politico più forte, e la Lioce si assume la responsabilità di gestire dalla clandestinità la nuova fase.

Nella ricostruzione del "partito armato", la Lioce si avvarrà della collaborazione di Mario Galesi, vecchia conoscenza delle forze dell'ordine entrato in clandestinità nel Febbraio 1998 mentre era agli arresti domiciliari per una rapina effettuata a Roma l'anno precedente. Lioce e Galesi rappresentano dunque il filone toscano ed il filone romano delle nuove BR-Pcc, ma non ci é dato sapere quando sia avvenuto l'incontro tra i due, o comunque quali siano stati i canali attraverso i quali il gruppo degli NCC toscani e quello facente capo al Galesi (per lo più proveniente dall'esperienza del Centro Sociale "Blitz" di Roma) si siano messi in contatto per ridare vita alla formazione delle BR-Pcc.

Certamente, il mutamento di sigla (da NCC a BR-Pcc) trova la sua ragione nella volontà, da parte del gruppo della Lioce, di alzare il tiro e di passare ad azioni armate, ma un fattore determinante, nell'assunzione del marchio "originale", é la legittimazione che i NCC incontrano, per le tematiche da essi affrontate nel biennio 1992-1994 e per i cardini politico-strategici intorno ai quali fanno ruotare la propria attività, da parte del nucleo dei brigatisti "irriducibili", che in più occasioni, a partire dal 1994, identificano l'attività degli NCC come il segnale della ripresa della Lotta Armata per il Comunismo nel nostro paese.

Non é ad oggi ancora chiaro se e quanto gli "irriducibili" carcerati fossero a conoscenza della riorganizzazione della fila delle BR-Pcc, ma evidentemente l'azione D'Antona non li coglie del tutto impreparati: si pensi al fatto che, il 21 Ottobre 1997, una parte di essi sottoscrisse il documento "Non é questa la libertà che vogliamo" nel quale, con riferimento all'ipotesi di amnistia (o di indulto) per i reati legati agli anni di piombo, veniva riaffermata l'opzione rivoluzionaria (la guerra di classe) quale la sola possibile strada di liberazione del proletariato; un anno e mezzo dopo, le Brigate Rosse torneranno all'offensiva, colpendo Massimo D'Antona.

D'Antona é docente di Diritto del lavoro presso la facoltà di Scienze Politiche de "La Sapienza", ma soprattutto svolge il ruolo di "consigliere legislativo del Ministro del lavoro Bassolino e rappresentante dell'Esecutivo al tavolo permanente del "Patto per l'occupazione e lo sviluppo"; insomma, D'Antona é, come Tarantelli e Ruffilli, un artefice delle riforme, in questo caso della riforma del mercato del lavoro; ma é anche un sindacalista CGIL, tesserato per i DS, il partito che in quel momento esprime il Presidente del Consiglio (Massimo D'Alema, primo ex PCI alla guida del Paese). Il professore viene freddato a pochi passi dalla propria abitazione, su Via Salaria a Roma, alle 8.20 del mattino, mentre si reca presso il suo studio di lavoro.

La rivendicazione giunge poche ore più tardi, annunciata - come tradizione - da alcune telefonate anonime all'ANSA ed a "Il Messaggero" in cui vengono indicati i luoghi nei quali trovarla; sono state le Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente.

A lungo, magistratura, servizi, polizia e carabinieri brancoleranno nel buio alla ricerca degli autori dell'attentato, e l'inchiesta coinvolgerà più di un innocente (da Alessandro Geri, presunto telefonista, ai militanti di Iniziativa Comunista, presunti fiancheggiatori). Nel frattempo, dalle carceri non tarda ad arrivare la legittimazione degli "irriducibili".

Il 1999, anno della guerra nel Kosovo, era già stato caratterizzato da alcune azioni di bassa intensità da parte di organizzazioni rifacentisi all'impianto politico-militare delle BR-Pcc: in particolare, i NAC (Nuclei Armati per il Comunismo) avevano dato vita ad una campagna di attacco alle sedi romane dei DS, principali responsabili dell'intervento militare italiano nell'ex Jugoslavia; le indagini mostreranno in seguito come i brigatisti osservassero con particolare attenzione le vicende giudiziarie di Raul Terilli, Sante Antonini e Roberta Ripaldi, presunti responsabili delle azioni dei NAC (arrestati nell'estate del 2001, ma mai dichiaratisi prigionieri politici).

Nel 2000 le BR-Pcc entrano in azione con la sigla NIPR (Nucleo d'Iniziativa Proletaria Rivoluzionaria), che rivendica un microattentato (una bomba carta dal bassissimo potenziale) ai danni della Commissione antisciopero, a Roma, avvenuto il 14 Maggio. La corposità del documento stupì gli investigatori, ma non subito fu chiaro che si trattava delle stesse BR-Pcc, o quanto meno di parte di esse. Due mesi dopo, il 6 Luglio, fallì un altro attentato di basso profilo ai danni della sede della CISL a Milano: venne rivendicato dalla sigla NPR (Nucleo Proletario Rivoluzionario); anch'essa era un'emanazione delle BR-Pcc, ma anche in questo caso l'impressione che ne ricavò l'intelligence non fu di questo segno. Molti altri mesi passarono senza che alcuna organizzazione "credibile" mettesse in pratica attentati di un certo rilievo; si dovrà infatti aspettare la notte tra il 9 ed il 10 Aprile 2001 perché i NIPR si rifacessero vivi, mettendo a segno - questa volta - un'azione piuttosto eclatante, e ben congegnata sotto il profilo tecnico (una bomba il cui detonatore era legato ad un telefono cellulare): l'obiettivo era questa volta l'Istituto Affari Internazionali, sito in pieno centro a Roma; é evidente come tale iniziativa s'inserisse nella dinamica di costruzione del FCA.

Quindi, silenzio per quasi un anno; sino al fatidico 19 Marzo 2002, quando per la seconda volta dalla loro riorganizzazione, le BR-Pcc si assumono nuovamente la diretta responsabilità di un'azione armata: ad essere colpito mortalmente é Marco Biagi, ideatore del "Libro Bianco" sul mercato del lavoro e stretto dipendente di Roberto Maroni, Ministro del Welfare. Esattamente come D'Antona, Biagi é un riformatore, ma se 3 anni prima ad essere colpita era stata la CGIL, questa volta (con in carica l'Esecutivo Berlusconi) viene colpito un esponente vicino alla CISL, e trasversale rispetto agli schieramenti politici (Biagi aveva collaborato anche con esponenti del centrosinistra): insomma, un simbolo del "neoconsociativismo" denunciato dalle Brigate Rosse. Biagi viene ucciso quasi sotto casa, a Bologna, mentre sta parcheggiando la bicicletta, all'ora di cena; a freddarlo é la stessa pistola con la quale era stato assassinato D'Antona. Clamoroso sarà l'eco dell'azione: proprio nei giorni immediatamente successivi é in programma la manifestazione nazionale indetta dalla CGIL contro l'attacco perpetrato dal Governo di centrodestra nei confronti dell'articolo 18 (e, per estensione, contro le riforme di cui proprio Biagi é uno dei principali artefici); Cofferati sarà costretto ad incassare accuse pesantissime (si dirà che la CGIL ha in qualche modo alimentato pulsioni estremistiche che i brigatisti hanno portato a conseguenze drammatiche). È indubbio che l'azione delle BR-Pcc sortirà un effetto realmente disarticolante, se é vero che, a seguito delle polemiche suscitate nell'opinione pubblica dalla revoca della scorta a Biagi, il Ministro dell'Interno Scajola sarà costretto a dimettersi.

L'uccisione di Marco Biagi sembra far presagire un rafforzamento del "partito armato", ma in realtà questo va attanagliandosi in una crisi interna che - probabilmente - ha prodotto nel tempo il travaso di un certo numero dei già pochi militanti. Comunque, c'è ancora il tempo di un'ultima azione, orchestrata con la sigla NPC (Nucleo Proletario Combattente); questo, il 2 Agosto 2003, colpisce la sede fiorentina dell'agenzia interinale Obiettivo Lavoro, nella quale lo stesso Biagi aveva a suo tempo svolto un ruolo. La rivendicazione sottolinea il compito di avanguardia delle BR-Pcc, e critica pesantemente il ruolo (depotenziante nei confronti delle istanze autonome del proletariato) rivestito dalla CGIL nel contesto della mobilitazione popolare in difesa dell'articolo 18.

La storia delle Brigate Rosse si chiuderà (forse per sempre) di lì a poco: il 2 Marzo 2003, infatti, sul treno Roma-Firenze, alcuni agenti della Polfer si soffermano a chiedere i documenti a due passeggeri; resisi probabilmente conto che si tratta di false carte d'identità, gli agenti si apprestano a chiamare la centrale per trasmettere i dati dei due sospetti; scoppia l'inferno, l'uomo apre il fuoco su un agente, ed a sua volta viene colpito; la donna tenta di reagire, ma viene immobilizzata. Restano a terra due corpi: si tratta dell'agente di polizia Emanuele Petri e di Mario Galesi; la donna altri non é che Nadia Lioce, la quale si dichiara prigioniero politico e militante delle BR-Pcc.

Galesi muore poche ore dopo: lui e la Lioce rappresentavano la Direzione dell'Organizzazione, e possedevano in alcuni palmari documenti determinanti per l'individuazione degli altri militanti. Le BR sono ormai allo sbando, prive di militanti "regolari" e con i pochi "irregolari" braccati dalle forze dell'ordine: ma nessuno di questi - verosimilmente - fuggirà, e tra Ottobre e Dicembre la quasi totalità degli appartenenti alla struttura brigatista verrà messa agli arresti; viene individuato anche un deposito nel quale sono rinvenute armi, documenti falsi ed elaborazioni teoriche. L'inchiesta sulle nuove BR-Pcc é ancora in corso, ma a tutt'oggi risultano indagate le seguenti persone: Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi (tutti dichiaratisi prigionieri politici), Laura Proietti, Paolo Broccatelli, Bruno Di Giovannangelo, Federica Saraceni, Alessandro Costa, Simone Boccaccini, Fabio e Maurizio Viscido, Roberto Badel, Cinzia Banelli. Quest'ultima, nel Settembre 2004 avvierà un percorso di pentimento, forse condizionata dalla gravidanza condotta in carcere; le sue rivelazioni stanno tuttora aiutando gli inquirenti a far luce su alcuni degli aspetti rimasti oscuri nelle vicende dell'Organizzazione. 

Probabilmente, alcuni militanti di secondo piano sono sfuggiti, per il momento, alla cattura; ma certamente si tratta di poche persone, che difficilmente tenteranno di ridare vita al progetto delle BR-Pcc; l'unica incognita é relativa a quel nucleo di militanti resisi irreperibili alla fine degli anni '80 (Giorgieri, Vendetti, Giunti), dei quali non si hanno notizie da lungo tempo e che qualcuno ipotizza stiano tentando di ritessere le fila del "partito armato" dall'estero. Una supposizione, questa, che potrebbe essere suffragata dal fatto che il solo, di questi ex brigatisti, ad essere stato arrestato negli ultimi anni (Nicola Bortone), al momento del fermo (nel Marzo 2002) si é dichiarato prigioniero politico e militante rivoluzionario. Forse, il segno che alcuni di questi personaggi sono ancora in attività, nella loro battaglia contro lo Stato e contro il Capitalismo.

Roberto De Rossi

 

Ultima modifica di questa pagina: venerdì, 19 agosto 2005 11.35

Copyright ©2000-2005 brigaterosse.org
email: info@brigaterosse.it