|
Noi siamo i dirigenti e gli
organizzatori della guerra rivoluzionaria
e anche i dirigenti e gli
organizzatori della vita delle masse.
I due nostri compiti sono:
organizzare la guerra rivoluzionaria
e migliorare le condizioni
di vita delle masse.
Mao Tsetung
1. L’attuale congiuntura
politica si colloca a cavallo di due fasi: non siamo più
nella fase della propaganda armata, pur non essendo ancora
in quella della guerra civile. Essa è cioè una congiuntura
di transizione. Dobbiamo prestare molta attenzione alla
specificità e alle contraddizioni che distinguono questa
congiuntura e non sottovalutare il fatto che la transizione
dall’una all’altra fase potrà essere anche prolungata nel
tempo.
Questa congiuntura di
transizione dipende infatti sia dall’evoluzione strutturale
della crisi capitalistica/imperialistica, che dalla capacità
soggettiva del proletariato metropolitano di costituirsi in
Partito Combattente e di condensare il suo antagonismo in un
Sistema di Potere Rivoluzionario, autonomo, articolato, e
diffuso in tutti i settori di classe e in tutti i poli. Il
problema centrale dell’attuale congiuntura è la conquista
delle masse alla lotta armata, e ciò pone innanzitutto la
questione degli Organismi di Massa Rivoluzionari.
2. Gli organismi di massa
rivoluzionari sono sorti e sorgono in conseguenza del
divenire oggettivo della
crisi-ristrutturazione-internazionalizzazione del
capitalismo, che modifica la composizione della classe e
spinge specifici settori del proletariato metropolitano a
vivere in modo sempre più accentuato un rapporto
antagonistico con il modo di produzione e con lo Stato.
Dall’altro canto, a questo movimento oggettivo, si è
intrecciata l’iniziativa di Propaganda armata che negli
ultimi dieci anni le Organizzazioni Comuniste Combattenti
hanno sviluppato incessantemente per radicare nel
proletariato la coscienza della necessità e della
possibilità della rivoluzione comunista nella metropoli
imperialista. Oggi questa iniziativa non è più adeguata
alle nuove condizioni oggettive e soggettive, e
l’avanguardia politico-militare, per qualificare la sua
funzione, deve mettersi in grado di organizzare e dirigere
sul terreno della lotta armata per il comunismo interi
settori e strati di classe. Il salto di qualità, da
Organizzazione Comunista Combattente a Partito, di verifica
su questo banco di prova e non tanto nel confronto diretto
tra organizzazioni. O, più precisamente, questo confronto
tra linee politiche deve immergersi e vivere in primo luogo
all’interno degli organismi di massa rivoluzionari che il
proletariato metropolitano si dà per esprimere i suoi
interessi, i suoi bisogni, le sue aspirazioni, il suo
potere. Va compreso che se la nostra organizzazione non ha
sin da oggi realizzato il salto al Partito, ciò è dovuto al
fatto che non è stata costruita, attraverso un confronto
diretto, l’unità con le altre formazioni di guerriglia;
confronto che in fasi diverse e contraddittorie è sempre
stato proseguito. La causa profonda va invece ricercata
nello sviluppo ancora embrionale delle condizioni soggettive
e oggettive del processo rivoluzionario, che non consentiva
il “salto” da avanguardia politico-militare, che stabilisce
essenzialmente un rapporto di “propaganda” con le masse, ad
avanguardia politico-militare organica, che dirige,
organizza, la lotta politica e militare di strati di classe.
Forzare questa situazione sarebbe stato puro volontarismo.
Tale possibilità si dà invece nell’attuale fase di
transizione. Infatti, la costruzione del Partito
Comunista Combattente procede insieme, si compenetra, con il
processo di organizzazione delle masse sul terreno della
lotta armata, e non possono darsi l’uno senza l’altro.
3. Il lavoro di massa della
nostra Organizzazione, tuttavia, non deve esaurirsi
all’interno degli organismi di massa rivoluzionari. La
complessità del proletariato richiede che la nostra
iniziativa di esplichi in molteplici forme politiche,
organizzative, militari, ideologiche, teoriche al fine di
aggiungere e legare a sé tutti gli elementi comunisti,
consolidare la sua presenza di avanguardia in tutti i campi,
rafforzare le sue strutture, estendere le sue complesse
ramificazioni in ogni settore del proletariato
metropolitano.
4. In questi ultimi anni si è
andata organizzando un’area di comportamenti antagonistici
che abbiamo chiamato Movimento Proletario di Resistenza
Offensiva. Questi comportamenti, pur non esaurendosi in
esse, hanno assunto varie forme politico-militari
organizzate, e una incerta dialettica li lega alle
Organizzazioni Comunisti Combattenti più consolidate.
Nell’attuale congiuntura non possiamo limitarci a prendere
atto di questa magmatica eterogeneità, ma dobbiamo
moltiplicare gli sforzi per cogliere le tendenze destinate a
crescere e quelle condannate a perire. Il criterio che ci
consente di effettuare questo bilancio di esperienze è
quello che abbiamo sempre adottato in tutta la nostra
storia: tutto ciò che esprime movimenti reali della classe,
anche se parziali, ciò che è suscitato da profonde cause
oggettive, è il nuovo che cresce e si rafforza; al
contrario, le iniziative dei gruppi sradicati, qualunque
forma assumano, in quanto volontaristiche e soggettive, in
nessun caso riusciranno ad alimentarsi e a resistere nelle
nuove condizioni. Il lavoro di massa dell’Organizzazione non
deve trascurare questa dialettica, se non vuole appiattire
il Movimento Proletario di Resistenza Offensiva a una
totalità omogenea, priva di contraddizioni, di movimenti, di
vita esso deve aiutare il nuovo a crescere e il vecchio a
morire.
5. Come deve essere inteso il
lavoro dell’Organizzazione all’interno degli organismi di
massa rivoluzionari, che esprimono movimenti di classe
reali, anche se parziali, o, più in generale, in seno a
quegli strati proletari che incubano livelli di coscienza
rivoluzionari o già manifestano comportamenti antagonistici,
seppur ancora a uno stadio embrionale? Innanzitutto va
chiarito che gli organismi di massa rivoluzionari non vanno
intesi come “organismi di partito” o come “cinghie di
trasmissione”, ma come strumenti di potere delle masse
all’interno dei quali il Partito opera insieme ad altri
militanti rivoluzionari e agli elementi più avanzati e
combattivi della classe. Occorre avere sempre presente che
la guerra civile è la guerra che il proletariato
rivoluzionario scatena per conquistare il potere e affermare
la sua dittatura. Non si tratta di “guerra comunista”, né di
“dittatura comunista”. I comunisti lottano non per affermare
sé stessi come “Partito”, ma per affermare gli interessi del
proletariato e la sua dittatura. Dice Lenin: “L’idea che una
rivoluzione possa essere fatta solo dai rivoluzionari è
l’errore più grande e pericoloso dei comunisti. Una
avanguardia assolve al suo compito soltanto dimostrandosi
capace di evitare il distacco dalle masse che essa conduce e
quando è davvero capace di condurre avanti tutta la massa”.
Gli organismi di massa rivoluzionari sono, in altre parole,
organismi politico-militari di combattimento che i proletari
si danno a partire dai loro bisogni reali e immediati.
Il carattere politico-militare prende origine dal fatto che
la crisi politica ed economica della nostra formazione
sociale è giunta a tal punto che anche la lotta per
obiettivi immediati entra in aperta contraddizione con il
processo di ristrutturazione che la borghesia imperialista
tenta con ogni mezzo di imporre. La lotta che i proletari
intessono sui loro bisogni immediati si trova cioè
immediatamente contrapposta alla resistenza dello Stato, che
interviene con tutti i suoi apparati, sindacali, politici,
manipolativi, polizieschi… per neutralizzarla e
schiacciarla. Di qui la necessità, per ogni lotta proletaria
che intenda affermare i bisogni vitali delle masse, di
assumere un carattere di potere, e cioè di realizzare una
sintesi tra le sue ragioni economiche e le condizioni
politico-miliari che ne consentano la soddisfazione. Certo,
questa tendenza si manifesta ancora in forme
contraddittorie, ma è appunto da questa contraddittorietà
del reale che l’Organizzazione deve partire per “esistere
come Partito”, crescere e continuare a esercitare la sua
funzione di avanguardia politico-militare. Oltre al lavoro
di organizzazione delle masse negli organismi di massa
rivoluzionari, il Partito svolge anche un proprio lavoro
diretto tra le masse, finalizzato a radicare e rafforzare in
esse sé stesso. Si tratta di un lavoro con gli elementi più
avanzati e combattivi del proletariato che ne condividono il
programma, per costruzione di organismi di massa del
Partito, di reti tese ad assolvere compiti diversi dalla
propaganda all’appoggio logistico, dall’infiltrazione nel
nemico al reclutamento. Il “salto al Partito si definisce
oggi nella capacità pratica di fare emergere dal particolare
il generale e di var vivere il generale nel particolare.
Costruire il Partito Comunista Combattente e le
organizzazioni permanenti di potere delle masse non sono due
processi separati nello spazio e nel tempo, ma due facce
dello stesso problema: il consolidamento del Sistema di
Potere Rosso.
6. Ciò introduce un’altra
questione: la linea di massa dell’organizzazione, vale a
dire la questione del Programma di Transizione al Comunismo,
delle sue Forme Congiunturali e delle sue Forme
Immediate. Senza un Programma di Transizione al
Comunismo che spieghi gli obiettivi sociali della guerra non
risulta possibile individuare tutte le componenti proletarie
che a essa sono oggettivamente interessate. Questo
programma, d’altra parte, non nasce dal nulla, ma dieci anni
di lotte proletarie, di critica pratica e radicale della
fabbrica e della formazione sociale capitalistica, lo hanno
a grandi linee già abbozzato nei suoi contenuti essenziali,
che possiamo così riassumere:
§
Riduzione del
tempo di lavoro: lavorare tutti, lavorare meno; liberazione
massiccia di tempo sociale e costruzione delle condizioni
sociali per un suo impiego evoluto;
§
Ricomposizione
del lavoro manuale e del lavoro intellettuale, di studio e
lavoro, in ciascun individuo e nell’arco della vita;
§
Rovesciamento
dell’esercizio dei poteri e del flusso di progettazione
delle finalità collettive, a tutti i livelli della vita
sociale;
§
Riqualificazione
della produzione, del rapporto uomo-natura, sulla base di
valori d’uso collettivamente definiti e storicamente
possibili;
§
Ricollocazione
della nostra formazione sociale secondo i principi di un
effettivo internazionalismo proletario.
Condizione di questo programma
è il superamento dei rapporti di produzione capitalistici,
della produzione basata sul valore di scambio. L’utopia non
c’entra. Qui si tratta di un programma che, come direbbe
Marx, “non lascia restare in piedi i pilastri della casa”,
essendo già pienamente maturato alle sue fondamenta. Si
tratta di un programma continuamente alluso dalle lotte dei
soggetti proletari più coscienti che rompe violentemente con
le tendenze immanenti e conservatrici dello sviluppo
capitalistico e si scontra in forme antagonistiche con lo
Stato. Si tratta, tuttavia, di un programma incompiuto, che
ricerca nella lotta rivoluzionaria la sua più matura
identità. La crescita del potere proletario coincide con
questa ricerca e tocca alle organizzazioni rivoluzionarie
farsene promotrici.
Questo è il compito decisivo
dell’agire da Partito in questa congiuntura!
È un compito difficile, perché
mentre ricompone il proletariato metropolitano in un disegno
unitario di trasformazione sociale, deve tenere presente la
molteplicità delle figure che lo compongono e che
storicamente hanno costruito percorsi, quando non
addirittura identità, separati. Esso inoltre deve tradursi,
volta a volta, in un Programma Politico Generale di
Congiuntura intorno al quale far crescere le condizioni
soggettive e i livelli organizzativi necessari, nella
prospettiva del passaggio alla Guerra Civile Antimperialista
di Lunga Durata. La lotta rivoluzionaria infatti è nello
stesso tempo contro lo Stato imperialista e i modo di
produzione che essa difende, e per il comunismo. Un
Programma Politico che condensi le aspirazioni fondamentali
e si articoli sui vari strati del proletariato metropolitano
è quindi programma di costruzione e distruzione. Come
afferma Mao Tsetung: “Senza distruzione non c’è costruzione.
Distruggere significa criticare, significa fare la
rivoluzione. Per distruggere bisogna ragionare, e ragionare
significa costruire. Così viene prima la distruzione che
porta in sé la costruzione”. La messa a punto di un
programma politico generale di congiuntura per la
transizione alla guerra civile è indispensabile al fine di
consentire all’iniziativa “di Partito” in ciascun settore
specifico del proletariato metropolitano di articolarsi
omogeneamente in programmi politici immediati e dunque unire
le masse in un disegno strategico unitario, in un comune
progetto di costruzione del Potere Rosso. Il programma
politico generale deve sintetizzare, con parole d’ordine
efficaci e chiare, la contraddizione principale in questa
congiuntura, contro la quale scagliare tutta la forza
concentrata del Partito, degli organismi di massa
rivoluzionari e dei movimenti di massa rivoluzionari. I
programmi politici immediati devono invece individuare gli
aspetti specifici, particolari, che la contraddizione
principale assume per ciascun settore del proletariato
metropolitano. Il rapporto tra Programma Generale e
Programma Immediato non è un rapporto di separazione,
ma vive invece una dialettica precisa. Vale a dire che,
congiuntura dopo congiuntura, il primo vive, si realizza e
si concretizza nel secondo, oltre che, naturalmente, nella
pratica diretta del Partito, degli organismi di massa
rivoluzionari e dei movimenti di massa rivoluzionari. Il
programma immediato non è, come ritengono gli spontaneisti,
l’immediata rappresentazione dei più urgenti tra gli
interessi che ciascun settore proletario ha la necessità di
risolvere. Esso esprime piuttosto quegli interessi reali,
strategici, che i rapporti di potere conquistati consentono
di porre all’ordine del giorno. Esso inoltre non è neppure,
come ritengono gli economicismi, una piattaforma
rivendicativa. In altri termini, il programma immediato non
privilegia affatto la lotta economica, la resistenza ai
capitalisti per dirla con Engels, rispetto alla lotta
politica, lotta che ha come obiettivo specifico il potere
politico, il potere statale.
[…]
Sul rapporto tra lotta
economica e lotta politica tutti gli economicismi hanno
sempre fatto molta confusione, derivando direttamente la
politica della classe dall’economia. Ma la lotta politica
“non è soltanto una forma più sviluppata, più ampia e attiva
della lotta economica”, come ha fatto notare Lenin. Essa ha
un obiettivo specifico: lo Stato. E non si tratta neppure di
“dare alla lotta economica un carattere politico”, ma di
affrontare il primato della lotta politica sulla lotta
economica. Il che vuol dire, oggi come ieri, che “gli
interessi essenziali, decisivi, delle classi possono essere
soddisfatti solamente con trasformazioni politiche
radicali”.
[lunga citazione di Marx]
Il programma politico immediato
va dunque inteso come Programma di potere che esprime un
rapporto di potere, che ha come obiettivo il potere statale.
Per questo, esso costituisce l’anima rivoluzionaria che fa
vivere l’organizzazione di potere della classe, gli
Organismi di massa Rivoluzionari, oltre alle contingenze,
oltre l’immediato, oltre la parzialità, collocandoli entro
la dialettica decisa tra rivoluzione e controrivoluzione.
7. Caratteristica dominante del
programma politico generale in questa congiuntura di
transizione è la conquista delle masse alla lotta armata e
la loro organizzazione su questo terreno, condizioni
entrambi essenziali per il passaggio alla fase della guerra
civile dispiegata. Questo passaggio non appare
oggettivamente possibile senza che siano stati pazientemente
fabbricati tutti gli strumenti organizzativi che la
situazione richiede. Senza cioè che il proletariato
metropolitano abbia conquistato la capacità
politico-militare di manifestare la sua forza in modo
unitario, ma nelle sue forme molteplici che la sua complessa
struttura rivendica. Il sistema del Potere proletario è
appunto la manifestazione organizzata, autonoma e offensiva
di questa unità del molteplice. La crescita del potere rosso
nella metropoli imperialista si incardina su tre perni
decisivi, che definiscono nel contempo la sua originalità
storico rispetto, ad esempio, all’esperienza sovietica e
cinese.
a.
Esso si consolida nei luoghi di
massima condensazione del potere nemico, come sua negazione
antagonistica organizzata. Non ha un proprio territorio
liberato, perché contrasta il nemico all’interno del suo
stesso territorio e nelle sue stesse istituzioni: nella
fabbrica capitalistica, nel quartiere, nel carcere, nella
scuola. Non è “legale”, ma trae la sua legittimità dal
consenso che la sua azione riscuote tra le masse proletarie.
b.
Esso si manifesta nella forma
di basi rosse invisibili, di reti clandestine di massa, che
agendo nei centri vitali della formazione sociale
capitalistica, assumono l’insieme dei compiti richiesti da
una rivoluzione proletaria che vuole essere sociale, e cioè
investono tutti i rapporti sociali, a partire da quello di
produzione, che è fondamentale. Mentre attaccano, logorano,
disarticolano, e spezzano l’apparato statale esistente, esse
fabbricano gli istituti stabili della dittatura proletaria,
dello Stato proletario, ed esercitano in forme teoriche,
politiche, coercitive sempre più decise ed estese, questa
dittatura.
c.
Potere rosso è, dunque,
processo, rapporto, sistema. Processo perché nella
distruzione del potere nemico fabbrica e rafforza se stesso.
Rapporto perché esiste solo in quanto negazione/distruzione
vivente dello Stato imperialista e del modo di produzione
che esso garantisce. Sistema perché al suo interno si
stratificano, in una dialettica articolata e complessa,
molteplici livelli di coscienza e di organizzazione,
espressione delle figure molteplici che compongono il
proletariato metropolitano e della loro storia. Il sistema
del Potere Rosso è appunto la manifestazione organizzata,
autonoma, articolata e offensiva di questa “unità del
molteplice” e non sopporta riduzioni unilaterali a una o
l’altra delle sue componenti essenziali, che sono: il
Partito Comunista Combattente in formazione, gli organismi
di massa rivoluzionari, i movimenti di massa rivoluzionari.
Esso inoltre non sopporta separazioni tra il “politico” e il
“militare” in nessuna delle sue forme di esistenza, e ciò
perché contenuto e forma, nella guerra di classe proletaria
di lunga durata per il comunismo, coincidono. La difesa di
questo principio essenziale, in ciascuna fase della lotta
rivoluzionaria e in ciascun organo del sistema del potere
rosso, costituisce una condizione di classe irrinunciabile
per la vittoria. Occorre poi criticare la tesi che sostiene
che il sistema del potere proletario si costruisce su sé
stesso e non invece in rapporto al potere nemico, il potere
della borghesia. In sostanza, questa tesi nega che il luogo
di fondazione del potere sia il campo delle pratiche delle
classi in lotta. Non capisce che il potere è un rapporto di
forza tra le classi, o meglio, un insieme di rapporti che
connettono dialetticamente, a tutti i livelli della
formazione sociale capitalistica, le classi sociali nei loro
interessi antagonistici. Un potere proletario “separato”,
“indipendente” dal potere della borghesia non si dà a nessun
livello, né economico, né ideologico e tanto meno politico.
Il potere di una classe è infatti la sua capacità di
realizzare i suoi interessi specifici all’interno del
rapporto di dominazione e subordinazione che essa determina
e da cui è determinata. Il potere della classe, dunque, è
l’insieme delle pratiche organizzate che essa sa sviluppare
nel rapporto con le altre classi, per affermare e imporre i
suoi interessi. Pratiche organizzate per realizzare
interessi economici, politici, ideologici. Pratiche
organizzate contro altre pratiche organizzate per negare
questi interessi e per imporne altri. In ciò consiste
l’essenza della guerra di classe e per questa essa definisce
come suoi soggetti, da un lato lo Stato, quale centro di
esercizio del potere politico, militare e sempre più anche
ideologico ed economico, della borghesia imperialista;
dall’altro il Sistema del Potere Rosso. Costruire il potere
proletario vuol dire lottare contro il potere della classe
avversa. Fuori da questa relazione, nella società
capitalistica metropolitana, non vi è per il proletariato
alcuna pratica di potere che possa effettivamente portare
alla liberazione. È nell’attacco al cuore dello Stato che
esso amplia l’orizzonte dei suoi interessi di classe, fonda
sempre più compiutamente il suo programma politico generale,
rafforza ed estende la sua autonomia.
8. Gli organismi di massa
rivoluzionari, in quanto manifestazione del potere
proletari, esprimono una propria legalità che si contrappone
direttamente alla “legalità democratica”. Così stando le
cose, la difesa della legalità borghese viene
definitivamente esclusa dalla prospettiva del proletariato
metropolitano. Gli organismi di massa rivoluzionari, in
altri termini, si autolegalizzano esercitando e imponendo a
loro forza organizzata. Il concetto di clandestinità di
massa va dunque riferito alla forza mediante la quale di
esprime questa legalità proletaria. Se da un lato, infatti,
gli organismi di massa rivoluzionari devono essere
clandestini per proteggersi dagli attacchi dello stato e per
garantirsi le migliori condizioni di attacco, dall’altro
essi impongono con la propria offensiva politico-militare un
rapporto di potere e dunque una propria legalità
rivoluzionaria, costringendo anche il nemico a livelli di
clandestinità proporzionali alla loro forza.
9. L’Organizzazione, nel suo
lavoro di massa all’interno degli organismi di massa
rivoluzionari, deve evitare due deviazioni sempre in
agguato, che consistono:
- nel non cogliere il carattere
dinamico di questi organismi, e cioè non vedere che la
direzione del loro sviluppo è quella definita dalla fase
successiva, vale a dire la guerra civile antimperialista
dispiegata (deviazione economicista);
- nel confondere questa
congiuntura di transizione con la fase non ancora matura
della guerra civile, il che comporta una sottovalutazione
della caratteristica dominante del Programma Politico
Generale oggi (conquista delle masse alla lotta armata)
e una interpretazione soggettiva e avventuristica degli
attuali organismi di massa rivoluzionari come reparti già
operanti dell’Esercito Rosso (deviazione
militarista).
10. La definizione dei nostri
compiti attuali, tuttavia, non può essere scissa dalla
definizione della caratteristica dominante della fase
successiva, essendo la nostra una congiuntura di
transizione. Nella guerra civile antimperialista
caratteristica dominante del Programma Politico Generale
sarà l’annientamento delle forze politico-militari del
nemico e la conquista del potere politico. Funzione
dominante degli organismi di massa rivoluzionari nella fase
della guerra civile antimperialista sarà perciò quella di
Esercito Rosso. Definire gli organismi di massa
rivoluzionari nell’attuale congiuntura di transizione come
Reparti in formazione dell’Esercito Rosso vuole
sottolineare il carattere dinamico di questi organismi
politico-militari del potere proletario e la tendenza
oggettiva che caratterizza il movimento politico delle
classi nella nostra epoca, e cioè la tendenza alla guerra
civile.
11. Disarticolare lo Stato
Imperialista.
Nella Risoluzione della
Direzione Strategica delle Brigate rosse del febbraio 1978
si affermava: “Il principio tattico della guerriglia in
questa congiuntura è la disarticolazione delle forze del
nemico. Disarticolare le forze del nemico significa portare
un attacco il cui obiettivo principale è quello di
propagandare la lotta armata e la sua necessità, ma in esso
già comincia a operare anche il principio tattico proprio
della fase successiva – la distruzione delle forze del
nemico. Questo attacco deve propagandare la linea politica
dell’avanguardia politico-militare e contemporaneamente
disarticolare la nuova forma che lo Stato imperialista va
assumendo”.
I nuovi compiti impongono un
approfondimento di queste tesi. Sostenere che l’aspetto
principale dell’iniziativa guerrigliera in questa
congiuntura di transizione è ancora la propaganda armata,
non significa porre dei limiti di intensità e di forma agli
attacchi armati. Si intende invece dire che il bersaglio di
questi attacchi – per la funzione oggettiva che svolge negli
apparati della controrivoluzione imperialista, per
l’accuratezza e la precisione delle sue scelte, per il
contenuto simbolico, per la risonanza con le aspettative di
ampi strati proletari – deve prestarsi a chiarificare, con
il massimo di limpidezza, il Programma Politico Generale.
Ma questo non è il solo aspetto del problema.
Le determinazioni essenziali
della lotta armata in questa congiuntura sono infatti due:
- L’efficacia disarticolante
rispetto ai dispositivi centrali di trasmissione del potere,
e cioè rispetto a quella cerniera chiave, quei gangli vitali
che consentono alla borghesia imperialista di elaborare i
suoi progetti economici, politici, di controllo sociale, e
di tradurli in pratiche controrivoluzionarie.
- L’efficacia aggregante
rispetto al Movimento Proletario di Resistenza Offensiva, e
cioè la capacità di favorire il lavoro di partito in
direzione di un’accumulazione sempre più vasta di forze
rivoluzionarie organizzate e della loro mobilitazione sulle
parole d’ordine del Programma Politico Generale e dei
programmi politici Immediati, con l’obiettivo di
disarticolare le congiunzioni più periferiche di tutti gli
strumenti che trasmettono-impongono il potere borghese.
12. La disarticolazione dei
“dispositivi centrali” e delle “congiunzioni periferiche”
per mezzo dei quali la borghesia imperialista elabora e
impone i suoi progetti di dominio e sviluppa le sue pratiche
controrivoluzionarie, non è una somma di azioni militari, ma
un’arte assai difficile che richiede Specifiche Strategie
per ogni ambito particolare di esercizio del potere. La
nostra esperienza ci ha insegnato l’importanza di svolgere
ciascuna di queste strategie di disarticolazione per
Campagne. In generale, per Campagne, intendiamo un’azione
offensiva diversificata, che colpisce a diversi livelli la
catena del potere, che si estende nello spazio, che si
prolunga nel tempo, che è centrata su di un bersaglio
fondamentale ed è legata a tensioni profonde, latenti o
manifeste, che ribollono nel proletariato metropolitano.
Superare la fase delle azioni più o meno scollegate e
Muoversi per Campagne risponde a precise necessità di questa
particolare congiuntura, ed è una acquisizione
imprescindibile della guerriglia nelle metropoli.
Muoversi per Campagne vuol dire
alcune cose precise che posso essere così riassunte:
- collocare la propria
iniziativa di partito all’interno e al punto più alto del
Movimento Proletario di Resistenza Offensiva;
- tradurre in pratiche di
combattimento offensive, organizzate e continuate, il
potenziale rivoluzionario disperso all’interno della classe
operaia e nei diversi settori del proletariato
metropolitano;
- dare continuità
all’iniziativa di avanguardia, in modo da consentire
un’accumulazione allargata degli effetti di disarticolazione
e spingere ai massimi livelli il processo di logoramento,
scissione e disgregazione del potere nemico.
La nostra esperienza ci ha
insegnato che la Continuità è un fattore decisivo. Aprire un
Fronte di Combattimento con qualche azione o una Campagna
significa infatti lanciare una direttiva, suscitare
un’aspettativa, promuovere nel tessuto molecolare della
classe intense discussioni sul significato strategico e
tattico dei colpi portati, e perciò lasciare perdere il
discorso iniziato assume inevitabilmente il significato di
una autocritica politica. Continuità nell’azione non vuol
dire per altro portare “un colpo dietro l’altro”. Si tratta
piuttosto di dare alle campagne il ritmo delle onde, in modo
da accumulare gli effetti di propaganda, gli effetti
disarticolanti e gli effetti di logoramento per ondate
successive. Stringendo, vogliamo dire che, una volta aperto,
un fronte di combattimento non deve più essere abbandonato e
la nostra azione di Partito deve consistere nel promuovere,
dirigere e organizzare Campagne offensive per ondate
successive, in modo tale da concentrare tutta la forza
accumulata ai vari livelli del sistema di potere proletario
e scagliarla, secondo adeguate e specifiche strategie,
contro i bersagli-uomini, covi, mezzi, strutture che
materializzano la contraddizione che ci interessa
congiunturalmente colpire.
13. Attacco selettivo e
annientamento.
In questa congiuntura di
transizione ogni specifica strategia di disarticolazione
implica necessariamente una Logica Selettiva negli attacchi,
una “mano da chirurgo”, e ciò per il semplice fatto che
questa è la via maestra per la massimizzazione dei risultati
politici. È facile capire che non tutto il personale o i
covi, hanno la medesima importanza strategica per lo Stato
imperialista, che non tutti gli attacchi pensabili-possibili
approfondiscono ed estendono allo stesso modo le
contraddizioni interne al nemico. Aprire contraddizioni in
seno al nemico, impedire la loro ricomposizione, acuirle con
una azione offensiva implacabile, continua, logorante, sono
obiettivi irrinunciabili che possono essere raggiunti solo
con attacchi selettivi. Occorre ora sciogliere un equivoco
che è venuto formandosi intorno al concetto di
Annientamento. Il concetto di annientamento, in sé, nella
sua pura determinazione militare, richiama solo la forma
dell’azione e non qualifica né la fase della propaganda
armata, né quella della guerra civile, anche se in quest’ultimo
caso diventa il contenuto dominante. Anzi, noi abbiamo
sempre sostenuto non esserci contraddizione tra propaganda
armata e annientamento, come non vi è contraddizione tra
guerra civile dispiegata e annientamento. Il fatto che non
vi sia contraddizione non significa però che il ricorso a
questa forma di azione militare segua le stesse leggi delle
due fasi. Nella fase della propaganda armata, le operazioni
di annientamento si iscrivono all’interno di strategie di
disarticolazione, dominate dal principio tattico della
Selettività. Esse cioè implicano che sul loro bersaglio si
concentri il massimo fluido di odio proletario, o comunque
che la funzione oggettiva del bersaglio sul terreno della
controrivoluzione sia a tal punto evidente da consentire una
immediata e univoca comprensione da parte delle masse. In
questa fase gli “eccessi” si configurano come veri e propri
errori politici, poiché consentono alla controguerriglia
psicologica di mascherare il messaggio principale che si
intendeva lanciare e dunque confondere e annullare
l’obiettivo che si intendeva perseguire. Questo discorso,
nelle sue grandi linee, resta valido anche per l’attuale
congiuntura di transizione, che tuttavia evolve a rapidi
passi verso una nuova fase. Le operazioni di annientamento
rientrano perfettamente nelle campagne di disarticolazione
che devono essere condotte in questa congiuntura e anche qui
si iscrivono in strategie dominate dal principio tattico
della selettività. A differenza della fase precedente,
tuttavia, qui è la Funzione Oggettiva che prevale sui Ruoli
Soggettivi (e sulla dimensione simbolica) interpretati da
questo o quel funzionario della controrivoluzione
imperialista, poiché la guerriglia, pur non avendo esaurito
i suoi compiti di propaganda, già si accinge a demolire i
Giunti Strategici che consentono alla Stato imperialista di
imporre il suo dominio. Ciò richiede che il ricorso a questa
forma di azione militare si coniughi co il massimo del
rigore politico nell’individuazione dei bersagli, e con il
minimo di “eccessi”, al fine di mettere un sasso in bocca a
ogni interessata speculazione che gli opportunisti di ogni
risma non perdono occasione di tentare. Ogni azione di
annientamento è un fatto-messaggio e per questo, nella
metropoli imperialista, tanto più audace e profonda è
l’azione di annientamento, tanto più limpido dev’essere il
messaggio politico che a esso di accompagna. Infatti, nella
metropoli imperialista, dove i mass media e i centri della
controguerriglia psicologica vivisezionano ogni operazione
rivoluzionaria al fine di “usarne” ogni sbavatura, il rigore
politico nella definizione delle campagne e una incessante,
estesa, capillare, strumentata azione di chiarificazione di
massa, attraverso l’agitazione e la propaganda combattiva,
sono determinanti. Il fucile, da solo, non parla un
linguaggio sufficientemente chiaro alle masse proletarie!
14. La rapidità con cui evolve
il processo di crisi-ristrutturazione-internazionalizzazione
e la resistenza offensiva e tenace del proletariato
metropolitano, costringono la borghesia a scatenare in
questa congiuntura un attacco su vasta scala a tutti i
livelli di vita delle masse. In questo contesto, anche la
lotta per la difesa degli Interessi Immediati diviene sempre
più antagonista con i bisogni di valorizzazione del capitale
e quindi assume sempre più il carattere di uno scontro di
potere. Il filo conduttore dell’offensiva generale della
borghesia imperialista sono i contenuti del Piano Triennale,
e più precisamente il disegno ambizioso di regolamentazione
dei movimenti economici e sociali che esso preconizza e le
condizioni istituzionali che esso reclama. È intorno a
questo asse economia-Stato, e rispetto a esso, che si vanno
del resto ridefinendo, insieme alle funzioni dello Stato, da
un lato i rapporti di forza tra i partiti, e dall’altro i
rapporti di forza tra le classi. È esperienza ormai diffusa
in tutto il proletariato che è l’intero apparato dello Stato
che scende in campo contro ogni singola lotta quando questa
valichi i confini tracciati dal “Piano”. L’umanismo
dell’universo politico, di questo con i sindacati, e di
entrambi con polizia e carabinieri, è storia di tutti i
giorni per dover essere ancora raccontata. Dal lato del
proletariato il sabotaggio del piano di ristrutturazione, la
lotta politico-miliare al regime che lo vuole imporre,
l’attacco alle istituzioni coercitive che si incaricano di
militarizzare a tutti i livelli lo scontro tra le classi, si
connettono in maniera sempre più inestricabile. Ciò
costituisce la base di una linea di combattimento che si
proponga di organizzare interi strati sociali sul terreno
della guerra civile antimperialista senza attuare una
separazione meccanica-economicista e/o militarista tra i
cosiddetti bisogni immediati e il bisogno strategico di
comunismo. L’articolazione su ciascun movimento di classe
specifico di questa linea porta a definire dei programmi
Immediati che raccolgono le tensioni politiche più radicali
e perciò anche più immediatamente antagoniste dello Stato.
Ci permette cioè di legare l’azione di disarticolazione dei
dispositivi centrali a quella di disarticolazione delle
cerniere perifiche.
15. Distruggere la Dc, partito
regime
asse portante della
controrivoluzione
imperialista nel nostro Paese
La Dc, al potere da oltre
trent’anni, si è costruita come sistema di potere, capace di
rigenerare e consolidare, al di là di ogni ideologia, la
propria base economica e sociale. La Dc non è solo
l’espressione politica di una classe, la borghesia in tutte
le sue stratificazioni, ma anche Partito Imprenditore e
Partito Stato. Sono queste caratteristiche che ne fanno un
partito particolare: il Partito Regime. Non esistono gangli
vitali nella nostra formazione economico-sociale che
sfuggano al controllo e al comando dell’idra Dc. I suoi
tentacoli penetrano tutti i posti chiave dell’economia,
dell’amministrazione statale e della burocrazia, dei mass
media.
La disarticolazione e la
distruzione della Dc
sono momenti essenziali della
disarticolazione e distruzione
dello Stato
L’iniziativa delle forze
rivoluzionarie deve caratterizzarsi come una vera e propria
Linea di Combattimento stabile, con una sua precisa
continuità. Ma, affinché quest’attacco sia veramente
efficace, in grado cioè di produrre contraddizioni
strategiche, deve incentrarsi su quegli uomini e su quelle
strutture di partito che:
-
siano espressione delle
consorterie della borghesia imperialista privata e di Stato,
cioè della frazione dominante;
-
svolgano ruoli e funzioni
centrali di comando, gestione ed elaborazione politica, sia
nel Partito che nello Stato.
Il nesso tra Dc e “Piano
Triennale” è palese. La Dc è l’anima politica di questo
“Piano”. Essa ha fornito i cervelli per la sua elaborazione,
i tecnici per i suo dimensionamento, i burocrati per la sua
veicolazione. Essa ha dato carta bianca agli apparati
coercitivi per la repressione di chiunque lo contesti. Le
interconnessioni tra “Piano”-Dc-Stato costituiscono oggi il
centro del bersaglio.
Se questa è la direttrice
fondamentale su cui deve articolarsi l’intervento
rivoluzionario, ciò non toglie che la nostra iniziativa
debba andare a misurarsi anche con aspetti della
contraddizione principale che, se sul piano generale non
sono assolutamente quelli dominanti, nelle realtà specifiche
di movimento acquistano un carattere di dominanza. La
capacità di articolare il nostro intervento a tutti i
livelli e in ogni luogo dove la classe vive il suo rapporto
di sfruttamento e di oppressione con la borghesia e i suoi
manutengoli, è infatti fattore decisivo per la nascita,
l’organizzazione e lo sviluppo di un forte movimento di
massa rivoluzionario.
La costruzione del Potere Rosso
passa anche di qui!
16. Annichilire gli apparati
della controrivoluzione
economica!
Spezzare gli anelli del comando
padronale!
Smantellare il potere
dei sindacati neo-corporativi!
La strategia antiproletaria
condensata nel “Piano Triennale” viene elaborata e diretta
in covi ben precisi e si trasmette attraverso una catena
articolata che penetra in fabbrica e investe ogni altro
ambito nella vita dei proletari. Questi covi, veri e propri
gangli vitali del potere esecutivo, devono diventare
obiettivi privilegiati dell’iniziativa rivoluzionaria.
Attaccandoli nei loro dirigenti, spezzando via la micro
pattuglia dei “cervelli” che mette a punto le linee
antioperaie, scoraggiando con durezza i collaboratori che si
mimetizzano qua e là nelle università della penisola, è
possibile amplificare al massimo le contraddizioni interne
al fronte borghese e mettere in mora uno degli strumenti più
delicati del dominio imperialista. Il Ministero del tesoro e
la Banca d’Italia sono, sul terreno dell’economia, il cuore
pulsante dell’iniziativa controrivoluzionaria contro la
classe operaia e le lotte di tutti i settori del
proletariato metropolitano. Non farlo più battere è il
compito del momento.
A culo di pietra, cuore di
piombo!
Questa è la parola d’ordine di
tutti i combattenti comunisti!
I contenuti antiproletari del
“Piano Triennale” vengono trasmessi attraverso una catena
articolata fino alla fabbrica. Suoi anelli principali sono:
Confindustria – Intersind – Sindacati. La
Confindustria-Intersind h il compito di attuare la
mediazione tra gli interessi particolari e la politica
economica dell’Esecutivo: mediazione che tocca poi alle
gerarchie aziendali imporre in fabbrica. Questi covi dai
quali partono tutte le direttrici padronali, tanto verso
l?Esecutivo che contro la classe operaia, costituiscono un
cardine essenziale della controrivoluzione economica e,
dunque, vanno attaccati con la massima energia, tanto dalle
Organizzazioni Comuniste Combattenti che dagli organismi di
massa rivoluzionari. Questo attacco deve estendersi anche
alle gerarchie aziendali che trasmettono il diktat del
comando fino alle linee più remote, consentendo così di
succhiare ai proletari, insieme al plusvalore, anche la
vita.
Spezzare gli anelli del comando
padronale!
Questa è la parola d’ordine di
tutte le avanguardie proletarie!
Il Sindacato è chiamato a far
ingoiare il “Piano Triennale” e le relative linee
confindustriali alla classe operaia. I funzionari di pipa,
nell’immediato, hanno il compito di gestire la
ristrutturazione della forza-lavoro: cioè la riforma del
salario, la mobilità, i licenziamenti… I patto
neocorporativo giunge, così, alla sua logica conclusione: i
sindacati vengono assunti e usati come cinghia di
trasmissione dello Stato. Questo incorporamento è condizione
imprescindibile per l’attuazione delle politiche economiche
centrali, ma non si dà senza rilevanti contraddizioni, per
via della forza accumulata della classe operaia. Mettendo in
discussione nella pratica i “limiti della compatibilità del
sistema” e la legittimità del sindacato, le lotte operaie
autonome rivestono il loro antagonismo spontaneo in una
dimensione politica. Ogni movimento autonomo della classe
assume il carattere di un attacco allo Stato e deve per
questo essere schiacciato. Abbandonando progressivamente gli
interessi reali degli strati operai più sfruttati,
appoggiandosi su fasce di dirigenti, tecnici, aristocrazie
di fabbrica, oltre che sul loro apparato di Nuova
Burocrazia, i sindacati assumono direttamente funzioni di
crumiraggio e delazione, in stretta coordinazione con le
direzioni di fabbrica e le forze antiguerriglia. Proprio
qui, dunque, a ridosso della produzione diretta di
plusvalore, della grande fabbrica urbana, si trova la
cerniera più debole del dominio che la borghesia
imperialista esercita sulla classe operaia per mezzo dello
Stato e della sua articolazione sindacale. E qui vanno
saldati i conti! La costruzione del potere operaio passa
attraverso lo smascheramento, l’isolamento, la cacciata di
questa sbirraglia infame!
Smantellare il potere de
sindacati
neo-corporativi è condizione
per la
costruzione del Potere Rosso!
La lotta contro gli apparati di
comando e di controllo significa – oltre alle linee di
combattimento già consolidate nel patrimonio della coscienza
di classe -: SABOTAGGIO. Sabotaggio, non come forma di lotta
esistenziale e soggettiva, ma come lotta di massa
organizzata, come una delle articolazioni della lotta armata
all’interno della fabbrica. Il sabotaggio individuale è una
costante vecchia quanto il lavoro e lo sfruttamento, essendo
una forma spontanea di resistenza e di difesa contro il
lavoro capitalistico. Ma, se esso non viene organizzato e
indirizzato, non può incidere sui rapporti di forza tra le
classi. Il sabotaggio dell’operaio guerrigliero deve seguire
tattiche appropriate, di organizzazione, per poter
dispiegare la sua potenza. Deve saper omogeneizzare e
raccogliere gli elementi più avanzati della classe fino
coinvolgere tutti o quasi gli operai di una fabbrica. il
sabotaggio dell’operaio guerrigliero deve essere
scientifico, deve rivolgersi contro tutto ciò che significa
isolamento e che impedisce la lotta, che deve rivolgesi
contro le macchine del comando, contro le strutture del
controllo, contro i luoghi e le cose dove si coagulano e si
concretizzano le attività controrivoluzionarie. Il
sabotaggio dell’operaio guerrigliero deve costruire in
questo attacco l’organizzazione di massa del Potere Rosso.
La parola d’ordine è quella che la classe operaia più
matura, la classe operaia Fiat e Alfa Romeo ha già lanciato:
Portare ed estendere la
guerriglia in fabbrica!
17. Disarticolare e distruggere
gli apparati del controllo
sociale totale!
Nella fase di transizione,
disarticolare e sabotare il processo di integrazione in un
sistema coerente, totalitario e totalizzante di controllo
tra la direzione tecnico-politica dell’Esecutivo e il
sistema afferente differenziato delle reti speciali,
richiede una linea di movimento articolata su quattro piani
essenziali.
In primo luogo: fare politica e
contare sulle masse.
Ciò vuol dire unirsi alle masse
per unirle in Organismi di Massa Rivoluzionari che assumano
la lotta contro l’organizzazione totalitaria del controllo
sociale, ovunque. Unirsi alle masse per sensibilizzare
l’intero proletariato metropolitano promuovendo la
conoscenza delle trasformazioni in atto e delle strategie,
delle tecniche, degli strumenti e degli uomini he ne sono
gli artefici.
In secondo luogo: “colpire al
centro”.
Annichilire l’intera rete
criminale che struttura l’”organismo consultivo permanente”.
Lobotomizzare l’Esecutivo con metodo, senza eccezioni.
In terzo luogo: disarticolare e
sabotare le reti speciali dei carabinieri in primo luogo,
della magistratura, del carcerario e dei media.
Contro gli uomini e gli
apparati di queste reti l’azione deve essere implacabile,
continua, martellante e definirsi nelle diverse congiunture
in rapporto alle questioni poste dalla crescita del
movimento rivoluzionario.
Infine: colpire a tutti i
livelli gli analisti e i programmatori dei centri
informatici, “tecnici chiave” secondo il gergo militare.
Bombardare a colpi di bazooka i sistemi informatici, le
banche dei dati e le reti dei calcolatori… che costituiscono
la base materiale “tecnica” dell’informazione e del
controllo totale. Quando possibile, infiltrare talpe rosse
tra il personale specializzato. Se è vero che l’informatica
non può aggiungere gli obiettivi “impensabili” che
l’allupata borghesia imperialista le assegna (ciò è
politicamente, oltre che tecnicamente, impossibile, senza
contare che la “riduzione matematica” del reale che essa
comporta butta in un vicolo cieco l’intero sistema), è vero
anche che essa costituisce uno strumento potente di guerra
per le sue prestazioni immediatamente repressive.
Al di la della macchina… è
l’uomo che deve diventare oggetto
del più accurato interesse del
movimento rivoluzionario.
18. Attaccare i revisionisti
sollevare contro di loro le
masse proletarie
provocare una differenziazione
nelle loro fila
isolarli al massimo grado
nel divenire dello stato
imperialista, il sistema dei partiti si è venuto
trasformando in articolazione particolare dell’Esecutivo.
Fattisi Stato, i partiti si configurano come sue
innervazioni, ritagliate sulle classi sociali, al fine di
mediare e di imporre gli interessi della borghesia
imperialista e di costruire, a partire da ciò, un efficace
controllo delle tensioni e delle lotte. In questa
metamorfosi, anche i partiti cosiddetti “storici” del
Movimento Operaio, abbandonata ogni linea di classe,
subiscono lo stesso inesorabile destino e, qualunque ne sia
la loro coscienza, i “rappresentanti della classe operaia”
si trasformano in strumenti del capitale multinazionale. Da
partito della classe operaia dentro lo Stato, il P.C.I.
diventa il partito dello Stato dentro la classe operaia!
La complicità dei revisionisti,
tuttavia, non può essere scambiata per una collaborazione
senza contraddizioni, che metta cioè sullo stesso piano la
Dc e il PCI. Nel sistema dei partiti, la Dc, in quanto
partito regime, svolge un ruolo dominante, e al PCI non
resta che un ruolo di complemento, che sancisce la sua
collocazione subordinata e conflittuale all’interno dello
Stato imperialista. Ciò non vuole dire, però, che esso non
rappresenti un nemico. Essendo, infatti, un’articolazione
subalterna dell’aspetto principale della contraddizione che
oppone la borghesia al proletariato, esso entra a pieno
diritto nel mirino delle forze rivoluzionarie. I
revisionisti contribuiscono in maniera fondamentale
all’affermazione dell’iniziativa controrivoluzionaria con
una propria specifica funzione. Loro compito è organizzare
la controrivoluzione sociale preventiva, cioè la costruzione
di un blocco sociale a sostegno dello Stato imperialista, da
contrapporre all’avanzata del processo rivoluzionario. A tal
fine essi, da un lato, assumono in prima persona la gestione
della ristrutturazione in fabbrica e si trasformano in
poliziotti della produzione per disciplinare, controllare,
attaccare ogni insorgere di antagonismo operaio; dall’altro,
si fanno paladini dell’ordine democratico, cioè
organizzatori della delazione di massa e della schedatura,
officina per officina, caseggiato per caseggiato, contro
tutte le avanguardie rivoluzionarie. Per svolgere queste
laide funzioni, i revisionisti devono sviluppare e
consolidare la loro penetrazione in strati sociali di media
piccola borghesia, tecnici, aristocrazia operaia, burocrazia
di fabbrica…, attivare organismi di collegamento tra partito
e masse, come i Consigli di fabbrica e di quartiere. Ma
questo “servizio”, se da un lato è necessario alla borghesia
imperialista, dall’altro è fonte di contraddizioni, perché i
sicofanti revisionisti puntano, usando i frutti della
delazione democratica, a costruire propri collegamenti
diretti con settori dell’apparato statale, al fine di
spostare a proprio vantaggio nel sistema dei partiti i
rapporti di forza, rendersi sempre più indispensabili ed
erodere così, lemme lemme, il potere della Dc.
Dal lato proletario, la
controrivoluzione sociale preventiva organizzata dal PCI,
deve essere neutralizzata con la massima decisione e
attaccata secondo una opportuna strategia politico-militare.
Questa si fonda sulla distinzione tra cerniere di
collegamento tra istituzioni dello Stato e PCI e canali di
collegamento tra PCI e masse.
Le prima hanno un carattere
strategico, essendo il presupposto e lo scopo dei secondi.
Attraverso le iene-cerniera, infatti, i revisionisti si
intrufolano nelle cantine del Palazzo, arrapati nella
patetica speranza di accedere al banchetto dei piani
superiori! Ma, poiché non si tratta solo di una miserabile
vicenda del branco berlingueriano, e le avanguardie
proletarie pagano un duro prezzo per questa squallida
operazione, tocca alla guerriglia frustrare ogni loro
speranza, attaccando e annientando queste iene. Si tratta di
giudici, di sbirri, alti funzionari dello Stato, managers,
“esperti”, giornalisti-consulenti, e cacca simile. Nemici
riconosciuti e politicamente indifendibili agli occhi del
proletariato, essi smascherano la trama:
Il loro annientamento militare
è immediatamente
anche il loro annientamento
politico!
E si suo star sicuri che
neppure un proletario piangerà sulla loro carcassa!
Per quanto riguarda i canali di
collegamento tra PCI e masse, i problemi sono più complessi.
Dobbiamo tener presente che questi agenti revisionisti
vivono in mezzo al proletariato e a volte ne godono una
immeritata fiducia. Prioritario, quindi, che la guerriglia
faccia chiarezza politica nelle lotte, isolandoli,
screditandoli, mettendoli alla gogna, svelando le loro trame
e le loro complicità, e cioè, in una parola, li sconfigga
politicamente prima che militarmente.
Va da sé che la dialettica tra
i due piani dell’azione è decisiva, nel senso che il primo
terreno di attacco è condizione politica imprescindibile dal
secondo; dunque esso è fondamentale, pur essendo entrambi
necessari. Battere i revisionisti e il loro progetto di
controrivoluzione sociale preventiva è condizione necessaria
per la conquista delle masse sul terreno della lotta armata
e per la costruzione del Potere Rosso. La battaglia non può
essere rimandata!
19. Colpire al centro!
Accerchiare gli accerchiatori!
Occorre affrontare il processo
di militarizzazione della fabbrica, del territorio e di
tutta la vita sociale, legandolo alla ristrutturazione
antiproletaria dell’economia e dello Stato, anche per
smontare l’immagine perversa, diffusa dalla propaganda di
regime, che ne attribuisce al “terrorismo” la funzione di
causa. L’attacco agli apparati di militarizzazione non è,
infatti, problema separato dalle lotte sociali, e che perciò
riguarda in modo esclusivo le avanguardie combattenti. Esso
è una dimensione essenziale di ciascun movimento parziale,
dalle lotte operaie a quelle dei servizi, dalla lotta sul
territorio a quella delle carceri. La funzione dirigente del
Partito consiste nel collegare ed organizzare l’azione
sistematica di disarticolazione degli apparati centrali e
periferici con l’azione altrettanto sistematica degli
organismi di massa rivoluzionari. In questa fase, in cui la
crisi, per il livello di acutizzazione raggiunto, getta in
una situazione estremamente critica il sistema imperialista,
la tendenza alla guerra assume un carattere centrale, tanto
nel divenire delle contraddizioni imperialistiche, quanto
nella crescita delle contraddizioni di classe. Le forze
rivoluzionarie, quindi, devono collocare la loro pratica di
disarticolazione degli apparati centrali controrivoluzionari
all’interno di questa prospettiva. Occorre una premessa:
fare chiarezza sull’illusione, esistita ed esistente
all’interno del movimento rivoluzionario internazionale, che
considera il “campo socialista” come retroterra degli
eserciti rivoluzionari che sorgono nelle metropoli
imperialiste, e subordina di fatto la strategia di questi
ultimi a quella mondiale del “campo socialista”. Sta di
fatto che il mitico “campo socialista” affonda da molti anni
le sue radici materiali in una realtà per niente socialista:
il capitalismo di Stato sovietico e i suoi alleati, nella
sua fase social-imperialista. Vogliamo essere molto
espliciti su questo punto: imperialismo e socialimperialismo
sono due varianti specifiche del modo di produzione
capitalistico in questa fase di capitalismo privato e
capitalismo di Stato. Essi formano un sistema imperialista,
in cui vi è sia unità che contraddizione: unità nel modo di
produzione capitalistico, contraddizione tra le sue forme
storicamente determinate. Se le forze rivoluzionarie,
quindi, possono e devono sfruttare gli spazi aperti dal
divenire della lotta interimperialistica, della
contraddizione tra imperialismo e socialimperialismo, ciò in
nessun caso deve tradursi in una qualsiasi forma di
collaborazione con l’uno per combattere l’altro. La
disarticolazione degli apparati centrali in questa fase deve
raggiungere il cuore pulsante della controrivoluzione
imperialista: la NATO.
NATO significa guerra interna e
guerra esterna.
È in questa dimensione che essa
va riorganizzando i suoi eserciti, adeguandoli alle nuove
caratteristiche della guerra interimperialistica e della
guerra di classe. La formazione di task-force all’interno
delle forze armate italiane risponde a questa duplice
esigenza. Una quantità sempre maggiore di reparti
dell’esercito, della marina, dell’aviazione e della finanza
vengono trasformati in Unità Speciali Antiguerriglia e
costituiscono l’ossatura portante di un vero e proprio
esercito di professione andando ad affiancarsi ai Reparti
Speciali dei Carabinieri, che ne costituiscono il nerbo.
Dobbiamo iniziare a sabotare questa macchina di morte che
per il proletariato metropolitano, in questa fase, vuol dire
controrivoluzione preventiva. Dobbiamo disarticolare,
attaccandone gli uomini e i covi, le sue determinazioni
nazionali ristrutturate in funzione antiguerriglia. Dobbiamo
sviluppare la più ampia mobilitazione politica sulla parola
d’ordine:
La Nato è guerra imperialista
e controrivoluzione preventiva!
Guerra alla Nato!
Guerra ai corpi speciali
antiguerriglia!
Dobbiamo costruire su questa
parola d’ordine l’unità internazionalista con tutti i popoli
e tutte le forze rivoluzionarie che combattono contro
l’imperialismo.
Gli organismi di massa
rivoluzionari, ciascuno sul suo terreno di combattimento, e
le strutture di Partito, devono portare avanti una
martellante offensiva di accerchiamento delle articolazioni
periferiche – uomini, covi, strumenti – degli apparati di
militarizzazione e controllo sociale. È su questa offensiva,
infatti, che il Programma Immediato vive nelle masse,
contribuendo a consolidare il Potere Rosso. Nessuna azione
centrale, disgiunta dall’iniziativa che l’avanguardia
conduce anche all’interno degli organismi di massa
rivoluzionari, può ambire a costruire e allargare quegli
spazi di potere che la guerra di classe persegue. La
crescente militarizzazione è un punto debole del nemico.
L’esposizione, terroristica
almeno nelle intenzioni, della sua forza, dà anche la misura
del suo impantanamento. Infatti, più la militarizzazione si
allarga e pervade tutti gli anfratti della società, più il
nemico si frazione e si indebolisce. Costretto a controllare
tutto e tutti, crea le condizioni più favorevoli per
unificare la mobilitazione delle masse contro il regime.
Nell’accerchiamento dei reparti distaccati dello Stato e
degli agenti del regime in ciascun quartiere, in ciascuna
fabbrica, in ciascun carcere, si costruiscono gli organismi
del Potere Rosso. L’accerchiamento nell’accerchiamento deve
assumere la forma di migliaia di piccoli accerchiamenti. Si
ratta di costruire ovunque vi siano concentrazioni
proletarie significative, a partire dalle più grandi e
ribollenti, una base rossa invisibile, un distaccamento di
proletari armati, un organismo di massa rivoluzionario,
un’articolazione del Potere Rosso, in modo da “tenere in
ostaggio”, accerchiare nei loro covi e nelle loro case, gli
agenti del nemico, comunque siano vestiti o travestiti.
Si tratta di organizzare
l’accerchiamento dalle caratteristiche di un assedio
stabile. Si ratta di non lasciare al nemico respiro, di
fargli toccare con mano l’ostilità profonda delle masse
proletarie, l’odio di classe che lo circonda. Egli deve
sentirsi ogni giorno più braccato, attaccato da ogni lato,
persino dall’interno. Egli deve essere sistematicamente
disarmato. Egli deve sentirsi spiato da chi vorrebbe spiare,
prigioniero da chi vorrebbe imprigionare, attaccato da chi
vorrebbe attaccare, annientato da chi vorrebbe annientare.
Le sue comunicazioni e i suoi collegamenti devono essere
sabotati. Per lui ci deve essere il coprifuoco. Le trappole
più micidiali devono essere pronte a scattare ogniqualvolta
si avventuri dai suoi covi nella giungla metropolitana. Le
imboscate più terroristiche devono scandire i suoi giorni e
le sue ore.
Conquistare il controllo delle
grandi fabbriche, delle periferie proletarie dei grandi
centri urbani, è una tappa necessaria della guerra civile.
Un passo indispensabile e indilazionabile sulla via della
costruzione del Potere Rosso. Più sapremo rafforzare questo
controllo, maggiori saranno lo spazio e la capacità di
manovra. Maggiori saranno la capacità di manovra e lo spazio
della guerriglia, più duri e decisivi potranno essere i suoi
colpi al cuore dello Stato!
Colpire al centro, con i colpi
più duri,
rapidi e improvvisi!
Costringere il nemico a
frazionarsi
su tutto il territorio!
Accerchiare, logorare,
demoralizzare
ogni suo distaccamento
periferico
e ingoiarlo boccone su boccone!
20. Staccare l’anello-Italia
dalla catena imperialista!
Assumere la posizione del
non-allineamento!
Praticare la collaborazione
Con tutti i popoli su base
paritaria!
Sviluppare l’internazionalismo
proletario!
Tra le grandi potenze si viene
sempre più divaricando, nell’area del Mediterraneo, un vasto
e contrastato spazio: lo spazio del non-allineamento. Non
interessa qui la sua complessa e contraddittoria
sfaccettatura politica, essendo il suo carattere
essenzialmente riferito ala rottura che i paesi emergenti
operano nella divisione mondiale del lavoro sancita a Yalta.
È qui cha anche il nostro paese potrà e dovrà trovare il suo
posto per ricostruire nel quadro di un effettivo
internazionalismo proletario una qualità diversa del
processo di crescita delle forze produttive e una radicale,
quanto ormai indilazionabile, trasformazione dei rapporti di
produzione, nella direzione di una società comunista.
Infatti, la struttura stessa dell’apparato produttivo
italiano tanto è inconciliabile con il divenire della crisi
e dell’imperialismo, quanto è incompatibile con le economie
dei paesi emergenti. Molti suoi aspetti, che rappresentano
altrettanti handicap insormontabili per un nostro sviluppo
nell’ambito “occidentale”, sono caratteristiche preziose
nella prospettiva della collaborazione con tutti i paesi più
sfruttati (quello che chiamano “terzo mondo”), nella
prospettiva del non allineamento e della pratica
dell’internazionalismo proletario. Noi abbiamo una
vastissima presenza nelle tecnologie intermedie, ed è ciò
che serve subito a questi paesi, abbiamo poi tutte le
potenzialità e le capacità per sviluppare anche quelle più
avanzate, dai microprocessori fino ai satelliti –
potenzialità e capacità che l’imperialismo ci sta castrando
-, e già li stiamo producendo.
E questo ci permette di dare
anche una prospettiva di lungo periodo allo sviluppo.
Inoltre, siamo in possesso di una quantità di conoscenze
generali da mettere a disposizione di tutti questi popoli,
tali da assicurare un notevole impulso alla loro crescita.
Al contrario,oggi, l’imperialismo (in entrambe le varianti:
americana o sovietica) misura strettamente questo flusso di
conoscenze, per imporre e mantenere il proprio dominio e i
propri privilegi.
I paesi emergenti hanno
qualcosa di altrettanto prezioso: le materie prime
(energetiche e non) che a noi mancano del tutto, e che sono
indispensabili per garantire un passaggio graduale, e non
eccessivamente traumatico, della nostra formazione
economico-sociale, dall’ultima fase del capitalismo alla
transizione socialista.
È il mantenimento stesso della
base produttiva, lo sviluppo delle forze produttive, di
nuovi rapporti di produzione latenti, a spingere nella
direzione della nostra uscita dal campo imperialista per
collocarci a fianco dei paesi emergenti, in un comune
progetto antimperialista e antisocialimperialista. Per fare
questo, è necessario rompere il cappio, che sta diventando
ogni giorno più pesante e più stretto.
Staccare l’anello-Italia
dalla catena imperialista!
Assumere la posizione del
non-allineamento!
Praticare la collaborazione
Con tutti i popoli su base
paritaria!
Sviluppare l’internazionalismo
proletario! |