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Brigate Rosse, Le venti tesi finali

 

 

Noi siamo i dirigenti e gli organizzatori della guerra rivoluzionaria

e anche i dirigenti e gli organizzatori della vita delle masse.

I due nostri compiti sono: organizzare la guerra rivoluzionaria

e migliorare le condizioni di vita delle masse.

Mao Tsetung

 

1. L’attuale congiuntura politica si colloca a cavallo di due fasi: non siamo più nella fase della propaganda armata, pur non essendo ancora in quella della guerra civile. Essa è cioè una congiuntura di transizione. Dobbiamo prestare molta attenzione alla specificità e alle contraddizioni che distinguono questa congiuntura e non sottovalutare il fatto che la transizione dall’una all’altra fase potrà essere anche prolungata nel tempo.

Questa congiuntura di transizione dipende infatti sia dall’evoluzione strutturale della crisi capitalistica/imperialistica, che dalla capacità soggettiva del proletariato metropolitano di costituirsi in Partito Combattente e di condensare il suo antagonismo in un Sistema di Potere Rivoluzionario, autonomo, articolato, e diffuso in tutti i settori di classe e in tutti i poli. Il problema centrale dell’attuale congiuntura è la conquista delle masse alla lotta armata, e ciò pone innanzitutto la questione degli Organismi di Massa Rivoluzionari.

 

2. Gli organismi di massa rivoluzionari sono sorti e sorgono in conseguenza del divenire oggettivo della crisi-ristrutturazione-internazionalizzazione del capitalismo, che modifica la composizione della classe e spinge specifici settori del proletariato metropolitano a vivere in modo sempre più accentuato un rapporto antagonistico con il modo di produzione e con lo Stato. Dall’altro canto, a questo movimento oggettivo, si è intrecciata l’iniziativa di Propaganda armata che negli ultimi dieci anni le Organizzazioni Comuniste Combattenti hanno sviluppato incessantemente per radicare nel proletariato la coscienza della necessità e della possibilità della rivoluzione comunista nella metropoli imperialista. Oggi questa iniziativa non è più adeguata alle nuove condizioni oggettive e soggettive, e l’avanguardia politico-militare, per qualificare la sua funzione, deve mettersi in grado di organizzare e dirigere sul terreno della lotta armata per il comunismo interi settori e strati di classe. Il salto di qualità, da Organizzazione Comunista Combattente a Partito, di verifica su questo banco di prova e non tanto nel confronto diretto tra organizzazioni. O, più precisamente, questo confronto tra linee politiche deve immergersi e vivere in primo luogo all’interno degli organismi di massa rivoluzionari che il proletariato metropolitano si dà per esprimere i suoi interessi, i suoi bisogni, le sue aspirazioni, il suo potere. Va compreso che se la nostra organizzazione non ha sin da oggi realizzato il salto al Partito, ciò è dovuto al fatto che non è stata costruita, attraverso un confronto diretto, l’unità con le altre formazioni di guerriglia; confronto che in fasi diverse e contraddittorie è sempre stato proseguito. La causa profonda va invece ricercata nello sviluppo ancora embrionale delle condizioni soggettive e oggettive del processo rivoluzionario, che non consentiva il “salto” da avanguardia politico-militare, che stabilisce essenzialmente un rapporto di “propaganda” con le masse, ad avanguardia politico-militare organica, che dirige, organizza, la lotta politica e militare di strati di classe. Forzare questa situazione sarebbe stato puro volontarismo. Tale possibilità si dà invece nell’attuale fase di transizione. Infatti, la costruzione del Partito Comunista Combattente procede insieme, si compenetra, con il processo di organizzazione delle masse sul terreno della lotta armata, e non possono darsi l’uno senza l’altro.

 

3. Il lavoro di massa della nostra Organizzazione, tuttavia, non deve esaurirsi all’interno degli organismi di massa rivoluzionari. La complessità del proletariato richiede che la nostra iniziativa di esplichi in molteplici forme politiche, organizzative, militari, ideologiche, teoriche al fine di aggiungere e legare a sé tutti gli elementi comunisti, consolidare la sua presenza di avanguardia in tutti i campi, rafforzare le sue strutture, estendere le sue complesse ramificazioni in ogni settore del proletariato metropolitano.

 

4. In questi ultimi anni si è andata organizzando un’area di comportamenti antagonistici che abbiamo chiamato Movimento Proletario di Resistenza Offensiva. Questi comportamenti, pur non esaurendosi in esse, hanno assunto varie forme politico-militari organizzate, e una incerta dialettica li lega alle Organizzazioni Comunisti Combattenti più consolidate. Nell’attuale congiuntura non possiamo limitarci a prendere atto di questa magmatica eterogeneità, ma dobbiamo moltiplicare gli sforzi per cogliere le tendenze destinate a crescere e quelle condannate a perire. Il criterio che ci consente di effettuare questo bilancio di esperienze è quello che abbiamo sempre adottato in tutta la nostra storia: tutto ciò che esprime movimenti reali della classe, anche se parziali, ciò che è suscitato da profonde cause oggettive, è il nuovo che cresce e si rafforza; al contrario, le iniziative dei gruppi sradicati, qualunque forma assumano, in quanto volontaristiche e soggettive, in nessun caso riusciranno ad alimentarsi e a resistere nelle nuove condizioni. Il lavoro di massa dell’Organizzazione non deve trascurare questa dialettica, se non vuole appiattire il Movimento Proletario di Resistenza Offensiva a una totalità omogenea, priva di contraddizioni, di movimenti, di vita esso deve aiutare il nuovo a crescere e il vecchio a morire.

 

5. Come deve essere inteso il lavoro dell’Organizzazione all’interno degli organismi di massa rivoluzionari, che esprimono movimenti di classe reali, anche se parziali, o, più in generale, in seno a quegli strati proletari che incubano livelli di coscienza rivoluzionari o già manifestano comportamenti antagonistici, seppur ancora a uno stadio embrionale? Innanzitutto va chiarito che gli organismi di massa rivoluzionari non vanno intesi come “organismi di partito” o come “cinghie di trasmissione”, ma come strumenti di potere delle masse all’interno dei quali il Partito opera insieme ad altri militanti rivoluzionari e agli elementi più avanzati e combattivi della classe. Occorre avere sempre presente che la guerra civile è la guerra che il proletariato rivoluzionario scatena per conquistare il potere e affermare la sua dittatura. Non si tratta di “guerra comunista”, né di “dittatura comunista”. I comunisti lottano non per affermare sé stessi come “Partito”, ma per affermare gli interessi del proletariato e la sua dittatura. Dice Lenin: “L’idea che una rivoluzione possa essere fatta solo dai rivoluzionari è l’errore più grande e pericoloso dei comunisti. Una avanguardia assolve al suo compito soltanto dimostrandosi capace di evitare il distacco dalle masse che essa conduce e quando è davvero capace di condurre avanti tutta la massa”. Gli organismi di massa rivoluzionari sono, in altre parole, organismi politico-militari di combattimento che i proletari si danno a partire dai loro bisogni reali e immediati. Il carattere politico-militare prende origine dal fatto che la crisi politica ed economica della nostra formazione sociale è giunta a tal punto che anche la lotta per obiettivi immediati entra in aperta contraddizione con il processo di ristrutturazione che la borghesia imperialista tenta con ogni mezzo di imporre. La lotta che i proletari intessono sui loro bisogni immediati si trova cioè immediatamente contrapposta alla resistenza dello Stato, che interviene con tutti i suoi apparati, sindacali, politici, manipolativi, polizieschi… per neutralizzarla e schiacciarla. Di qui la necessità, per ogni lotta proletaria che intenda affermare i bisogni vitali delle masse, di assumere un carattere di potere, e cioè di realizzare una sintesi tra le sue ragioni economiche e le condizioni politico-miliari che ne consentano la soddisfazione. Certo, questa tendenza si manifesta ancora in forme contraddittorie, ma è appunto da questa contraddittorietà del reale che l’Organizzazione deve partire per “esistere come Partito”, crescere e continuare a esercitare la sua funzione di avanguardia politico-militare. Oltre al lavoro di organizzazione delle masse negli organismi di massa rivoluzionari, il Partito svolge anche un proprio lavoro diretto tra le masse, finalizzato a radicare e rafforzare in esse sé stesso. Si tratta di un lavoro con gli elementi più avanzati e combattivi del proletariato che ne condividono il programma, per costruzione di organismi di massa del Partito, di reti tese ad assolvere compiti diversi dalla propaganda all’appoggio logistico, dall’infiltrazione nel nemico al reclutamento. Il “salto al Partito si definisce oggi nella capacità pratica di fare emergere dal particolare il generale e di var vivere il generale nel particolare. Costruire il Partito Comunista Combattente e le organizzazioni permanenti di potere delle masse non sono due processi separati nello spazio e nel tempo, ma due facce dello stesso problema: il consolidamento del Sistema di Potere Rosso.

 

6. Ciò introduce un’altra questione: la linea di massa dell’organizzazione, vale a dire la questione del Programma di Transizione al Comunismo, delle sue Forme Congiunturali e delle sue Forme Immediate. Senza un Programma di Transizione al Comunismo che spieghi gli obiettivi sociali della guerra non risulta possibile individuare tutte le componenti proletarie che a essa sono oggettivamente interessate. Questo programma, d’altra parte, non nasce dal nulla, ma dieci anni di lotte proletarie, di critica pratica e radicale della fabbrica e della formazione sociale capitalistica, lo hanno a grandi linee già abbozzato nei suoi contenuti essenziali, che possiamo così riassumere:

§   Riduzione del tempo di lavoro: lavorare tutti, lavorare meno; liberazione massiccia di tempo sociale e costruzione delle condizioni sociali per un suo impiego evoluto;

§   Ricomposizione del lavoro manuale e del lavoro intellettuale, di studio e lavoro, in ciascun individuo e nell’arco della vita;

§   Rovesciamento dell’esercizio dei poteri e del flusso di progettazione delle finalità collettive, a tutti i livelli della vita sociale;

§   Riqualificazione della produzione, del rapporto uomo-natura, sulla base di valori d’uso collettivamente definiti e storicamente possibili;

§   Ricollocazione della nostra formazione sociale secondo i principi di un effettivo internazionalismo proletario.

Condizione di questo programma è il superamento dei rapporti di produzione capitalistici, della produzione basata sul valore di scambio. L’utopia non c’entra. Qui si tratta di un programma che, come direbbe Marx, “non lascia restare in piedi i pilastri della casa”, essendo già pienamente maturato alle sue fondamenta. Si tratta di un programma continuamente alluso dalle lotte dei soggetti proletari più coscienti che rompe violentemente con le tendenze immanenti e conservatrici dello sviluppo capitalistico e si scontra in forme antagonistiche con lo Stato. Si tratta, tuttavia, di un programma incompiuto, che ricerca nella lotta rivoluzionaria la sua più matura identità. La crescita del potere proletario coincide con questa ricerca e tocca alle organizzazioni rivoluzionarie farsene promotrici.

Questo è il compito decisivo dell’agire da Partito in questa congiuntura!

È un compito difficile, perché mentre ricompone il proletariato metropolitano in un disegno unitario di trasformazione sociale, deve tenere presente la molteplicità delle figure che lo compongono e che storicamente hanno costruito percorsi, quando non addirittura identità, separati. Esso inoltre deve tradursi, volta a volta, in un Programma Politico Generale di Congiuntura intorno al quale far crescere le condizioni soggettive e i livelli organizzativi necessari, nella prospettiva del passaggio alla Guerra Civile Antimperialista di Lunga Durata. La lotta rivoluzionaria infatti è nello stesso tempo contro lo Stato imperialista e i modo di produzione che essa difende, e per il comunismo.  Un Programma Politico che condensi le aspirazioni fondamentali e si articoli sui vari strati del proletariato metropolitano è quindi programma di costruzione e distruzione. Come afferma Mao Tsetung: “Senza distruzione non c’è costruzione. Distruggere significa criticare, significa fare la rivoluzione. Per distruggere bisogna ragionare, e ragionare significa costruire. Così viene prima la distruzione che porta in sé la costruzione”. La messa a punto di un programma politico generale di congiuntura per la transizione alla guerra civile è indispensabile al fine di consentire all’iniziativa “di Partito” in ciascun settore specifico del proletariato metropolitano di articolarsi omogeneamente in programmi politici immediati e dunque unire le masse in un disegno strategico unitario, in un comune progetto di costruzione del Potere Rosso. Il programma politico generale deve sintetizzare, con parole d’ordine efficaci e chiare, la contraddizione principale in questa congiuntura, contro la quale scagliare tutta la forza concentrata del Partito, degli organismi di massa rivoluzionari e dei movimenti di massa rivoluzionari. I programmi politici immediati devono invece individuare gli aspetti specifici, particolari, che la contraddizione principale assume per ciascun settore del proletariato metropolitano. Il rapporto tra Programma Generale e Programma Immediato non è un rapporto di separazione, ma vive invece una dialettica precisa. Vale a dire che, congiuntura dopo congiuntura, il primo vive, si realizza e si concretizza nel secondo, oltre che, naturalmente, nella pratica diretta del Partito, degli organismi di massa rivoluzionari e dei movimenti di massa rivoluzionari. Il programma immediato non è, come ritengono gli spontaneisti, l’immediata rappresentazione dei più urgenti tra gli interessi che ciascun settore proletario ha la necessità di risolvere. Esso esprime piuttosto quegli interessi reali, strategici, che i rapporti di potere conquistati consentono di porre all’ordine del giorno. Esso inoltre non è neppure, come ritengono gli economicismi, una piattaforma rivendicativa. In altri termini, il programma immediato non privilegia affatto la lotta economica, la resistenza ai capitalisti per dirla con Engels, rispetto alla lotta politica, lotta che ha come obiettivo specifico il potere politico, il potere statale.

[…]

Sul rapporto tra lotta economica e lotta politica tutti gli economicismi hanno sempre fatto molta confusione, derivando direttamente la politica della classe dall’economia. Ma la lotta politica “non è soltanto una forma più sviluppata, più ampia e attiva della lotta economica”, come ha fatto notare Lenin. Essa ha un obiettivo specifico: lo Stato. E non si tratta neppure di “dare alla lotta economica un carattere politico”, ma di affrontare il primato della lotta politica sulla lotta economica. Il che vuol dire, oggi come ieri, che “gli interessi essenziali, decisivi, delle classi possono essere soddisfatti solamente con trasformazioni politiche radicali”.

 

[lunga citazione di Marx]

 

Il programma politico immediato va dunque inteso come Programma di potere che esprime un rapporto di potere, che ha come obiettivo il potere statale. Per questo, esso costituisce l’anima rivoluzionaria che fa vivere l’organizzazione di potere della classe, gli Organismi di massa Rivoluzionari, oltre alle contingenze, oltre l’immediato, oltre la parzialità, collocandoli entro la dialettica decisa tra rivoluzione e controrivoluzione.

 

7. Caratteristica dominante del programma politico generale in questa congiuntura di transizione è la conquista delle masse alla lotta armata e la loro organizzazione su questo terreno, condizioni entrambi essenziali per il passaggio alla fase della guerra civile dispiegata. Questo passaggio non appare oggettivamente possibile senza che siano stati pazientemente fabbricati tutti gli strumenti organizzativi che la situazione richiede. Senza cioè che il proletariato metropolitano abbia conquistato la capacità politico-militare di manifestare la sua forza in modo unitario, ma nelle sue forme molteplici che la sua complessa struttura rivendica. Il sistema del Potere proletario è appunto la manifestazione organizzata, autonoma e offensiva di questa unità del molteplice. La crescita del potere rosso nella metropoli imperialista si incardina su tre perni decisivi, che definiscono nel contempo la sua originalità storico rispetto, ad esempio, all’esperienza sovietica e cinese.

 

a. Esso si consolida nei luoghi di massima condensazione del potere nemico, come sua negazione antagonistica organizzata. Non ha un proprio territorio liberato, perché contrasta il nemico all’interno del suo stesso territorio e nelle sue stesse istituzioni: nella fabbrica capitalistica, nel quartiere, nel carcere, nella scuola. Non è “legale”, ma trae la sua legittimità dal consenso che la sua azione riscuote tra le masse proletarie.

b. Esso si manifesta nella forma di basi rosse invisibili, di reti clandestine di massa, che agendo nei centri vitali della formazione sociale capitalistica, assumono l’insieme dei compiti richiesti da una rivoluzione proletaria che vuole essere sociale, e cioè investono tutti i rapporti sociali, a partire da quello di produzione, che è fondamentale. Mentre attaccano, logorano, disarticolano, e spezzano l’apparato statale esistente, esse fabbricano gli istituti stabili della dittatura proletaria, dello Stato proletario, ed esercitano in forme teoriche, politiche, coercitive sempre più decise ed estese, questa dittatura.

c. Potere rosso è, dunque, processo, rapporto, sistema. Processo perché nella distruzione del potere nemico fabbrica e rafforza se stesso. Rapporto perché esiste solo in quanto negazione/distruzione vivente dello Stato imperialista e del modo di produzione che esso garantisce. Sistema perché al suo interno si stratificano, in una dialettica articolata e complessa, molteplici livelli di coscienza e di organizzazione, espressione delle figure molteplici che compongono il proletariato metropolitano e della loro storia. Il sistema del Potere Rosso è appunto la manifestazione organizzata, autonoma, articolata e offensiva di questa “unità del molteplice” e non sopporta riduzioni unilaterali a una o l’altra delle sue componenti essenziali, che sono: il Partito Comunista Combattente in formazione, gli organismi di massa rivoluzionari, i movimenti di massa rivoluzionari. Esso inoltre non sopporta separazioni tra il “politico” e il “militare” in nessuna delle sue forme di esistenza, e ciò perché contenuto e forma, nella guerra di classe proletaria di lunga durata per il comunismo, coincidono. La difesa di questo principio essenziale, in ciascuna fase della lotta rivoluzionaria e in ciascun organo del sistema del potere rosso, costituisce una condizione di classe irrinunciabile per la vittoria. Occorre poi criticare la tesi che sostiene che il sistema del potere proletario si costruisce su sé stesso e non invece in rapporto al potere nemico, il potere della borghesia. In sostanza, questa tesi nega che il luogo di fondazione del potere sia il campo delle pratiche delle classi in lotta. Non capisce che il potere è un rapporto di forza tra le classi, o meglio, un insieme di rapporti che connettono dialetticamente, a tutti i livelli della formazione sociale capitalistica, le classi sociali nei loro interessi antagonistici. Un potere proletario “separato”, “indipendente” dal potere della borghesia non si dà a nessun livello, né economico, né ideologico e tanto meno politico. Il potere di una classe è infatti la sua capacità di realizzare i suoi interessi specifici all’interno del rapporto di dominazione e subordinazione che essa determina e da cui è determinata. Il potere della classe, dunque, è l’insieme delle pratiche organizzate che essa sa sviluppare nel rapporto con le altre classi, per affermare e imporre i suoi interessi. Pratiche organizzate per realizzare interessi economici, politici, ideologici. Pratiche organizzate contro altre pratiche organizzate per negare questi interessi e per imporne altri. In ciò consiste l’essenza della guerra di classe e per questa essa definisce come suoi soggetti, da un lato lo Stato, quale centro di esercizio del potere politico, militare e sempre più anche ideologico ed economico, della borghesia imperialista; dall’altro il Sistema del Potere Rosso. Costruire il potere proletario vuol dire lottare contro il potere della classe avversa. Fuori da questa relazione, nella società capitalistica metropolitana, non vi è per il proletariato alcuna pratica di potere che possa effettivamente portare alla liberazione. È nell’attacco al cuore dello Stato che esso amplia l’orizzonte dei suoi interessi di classe, fonda sempre più compiutamente il suo programma politico generale, rafforza ed estende la sua autonomia.

 

8. Gli organismi di massa rivoluzionari, in quanto manifestazione del potere proletari, esprimono una propria legalità che si contrappone direttamente alla “legalità democratica”. Così stando le cose, la difesa della legalità borghese viene definitivamente esclusa dalla prospettiva del proletariato metropolitano. Gli organismi di massa rivoluzionari, in altri termini, si autolegalizzano esercitando e imponendo a loro forza organizzata. Il concetto di clandestinità di massa va dunque riferito alla forza mediante la quale di esprime questa legalità proletaria. Se da un lato, infatti, gli organismi di massa rivoluzionari devono essere clandestini per proteggersi dagli attacchi dello stato e per garantirsi le migliori condizioni di attacco, dall’altro essi impongono con la propria offensiva politico-militare un rapporto di potere e dunque una propria legalità rivoluzionaria, costringendo anche il nemico a livelli di clandestinità proporzionali alla loro forza.

 

9. L’Organizzazione, nel suo lavoro di massa all’interno degli organismi di massa rivoluzionari, deve evitare due deviazioni sempre in agguato, che consistono:

- nel non cogliere il carattere dinamico di questi organismi, e cioè non vedere che la direzione del loro sviluppo è quella definita dalla fase successiva, vale a dire la guerra civile antimperialista dispiegata (deviazione economicista);

- nel confondere questa congiuntura di transizione con la fase non ancora matura della guerra civile, il che comporta una sottovalutazione della caratteristica dominante del Programma Politico Generale oggi (conquista delle masse alla lotta armata) e una interpretazione soggettiva e avventuristica degli attuali organismi di massa rivoluzionari come reparti già operanti dell’Esercito Rosso (deviazione militarista).

 

10. La definizione dei nostri compiti attuali, tuttavia, non può essere scissa dalla definizione della caratteristica dominante della fase successiva, essendo la nostra una congiuntura di transizione. Nella guerra civile antimperialista caratteristica dominante del Programma Politico Generale sarà l’annientamento delle forze politico-militari del nemico e la conquista del potere politico. Funzione dominante degli organismi di massa rivoluzionari nella fase della guerra civile antimperialista sarà perciò quella di Esercito Rosso. Definire gli organismi di massa rivoluzionari nell’attuale congiuntura di transizione come Reparti in formazione dell’Esercito Rosso vuole sottolineare il carattere dinamico di questi organismi politico-militari del potere proletario e la tendenza oggettiva che caratterizza il movimento politico delle classi nella nostra epoca, e cioè la tendenza alla guerra civile.

 

11. Disarticolare lo Stato Imperialista.

Nella Risoluzione della Direzione Strategica delle Brigate rosse del febbraio 1978 si affermava: “Il principio tattico della guerriglia in questa congiuntura è la disarticolazione delle forze del nemico. Disarticolare le forze del nemico significa portare un attacco il cui obiettivo principale è quello di propagandare la lotta armata e la sua necessità, ma in esso già comincia a operare anche il principio tattico proprio della fase successiva – la distruzione delle forze del nemico. Questo attacco deve propagandare la linea politica dell’avanguardia politico-militare e contemporaneamente disarticolare la nuova forma che lo Stato imperialista va assumendo”.

I nuovi compiti impongono un approfondimento di queste tesi. Sostenere che l’aspetto principale dell’iniziativa guerrigliera in questa congiuntura di transizione è ancora la propaganda armata, non significa porre dei limiti di intensità e di forma agli attacchi armati. Si intende invece dire che il bersaglio di questi attacchi – per la funzione oggettiva che svolge negli apparati della controrivoluzione imperialista, per l’accuratezza e la precisione delle sue scelte, per il contenuto simbolico, per la risonanza con le aspettative di ampi strati proletari – deve prestarsi a chiarificare, con il massimo di limpidezza, il Programma Politico Generale. Ma questo non è il solo aspetto del problema.

Le determinazioni essenziali della lotta armata in questa congiuntura sono infatti due:

- L’efficacia disarticolante rispetto ai dispositivi centrali di trasmissione del potere, e cioè rispetto a quella cerniera chiave, quei gangli vitali che consentono alla borghesia imperialista di elaborare i suoi progetti economici, politici, di controllo sociale, e di tradurli in pratiche controrivoluzionarie.

- L’efficacia aggregante rispetto al Movimento Proletario di Resistenza Offensiva, e cioè la capacità di favorire il lavoro di partito in direzione di un’accumulazione sempre più vasta di forze rivoluzionarie organizzate e della loro mobilitazione sulle parole d’ordine del Programma Politico Generale e dei programmi politici Immediati, con l’obiettivo di disarticolare le congiunzioni più periferiche di tutti gli strumenti che trasmettono-impongono il potere borghese.

 

12. La disarticolazione dei “dispositivi centrali” e delle “congiunzioni periferiche” per mezzo dei quali la borghesia imperialista elabora e impone i suoi progetti di dominio e sviluppa le sue pratiche controrivoluzionarie, non è una somma di azioni militari, ma un’arte assai difficile che richiede Specifiche Strategie per ogni ambito particolare di esercizio del potere. La nostra esperienza ci ha insegnato l’importanza di svolgere ciascuna di queste strategie di disarticolazione per Campagne. In generale, per Campagne, intendiamo un’azione offensiva diversificata, che colpisce a diversi livelli la catena del potere, che si estende nello spazio, che si prolunga nel tempo, che è centrata su di un bersaglio fondamentale ed è legata a tensioni profonde, latenti o manifeste, che ribollono nel proletariato metropolitano. Superare la fase delle azioni più o meno scollegate e Muoversi per Campagne risponde a precise necessità di questa particolare congiuntura, ed è una acquisizione imprescindibile della guerriglia nelle metropoli.

Muoversi per Campagne vuol dire alcune cose precise che posso essere così riassunte:

- collocare la propria iniziativa di partito all’interno e al punto più alto del Movimento Proletario di Resistenza Offensiva;

- tradurre in pratiche di combattimento offensive, organizzate e continuate, il potenziale rivoluzionario disperso all’interno della classe operaia e nei diversi settori del proletariato metropolitano;

- dare continuità all’iniziativa di avanguardia, in modo da consentire un’accumulazione allargata degli effetti di disarticolazione e spingere ai massimi livelli il processo di logoramento, scissione e disgregazione del potere nemico.

La nostra esperienza ci ha insegnato che la Continuità è un fattore decisivo. Aprire un Fronte di Combattimento con qualche azione o una Campagna significa infatti lanciare una direttiva, suscitare un’aspettativa, promuovere nel tessuto molecolare della classe intense discussioni sul significato strategico e tattico dei colpi portati, e perciò lasciare perdere il discorso iniziato assume inevitabilmente il significato di una autocritica politica. Continuità nell’azione non vuol dire per altro portare “un colpo dietro l’altro”. Si tratta piuttosto di dare alle campagne il ritmo delle onde, in modo da accumulare gli effetti di propaganda, gli effetti disarticolanti e gli effetti di logoramento per ondate successive. Stringendo, vogliamo dire che, una volta aperto, un fronte di combattimento non deve più essere abbandonato e la nostra azione di Partito deve consistere nel promuovere, dirigere e organizzare Campagne offensive per ondate successive, in modo tale da concentrare tutta la forza accumulata ai vari livelli del sistema di potere proletario e scagliarla, secondo adeguate e specifiche strategie, contro i bersagli-uomini, covi, mezzi, strutture che materializzano la contraddizione che ci interessa congiunturalmente colpire.

 

13. Attacco selettivo e annientamento.

In questa congiuntura di transizione ogni specifica strategia di disarticolazione implica necessariamente una Logica Selettiva negli attacchi, una “mano da chirurgo”, e ciò per il semplice fatto che questa è la via maestra per la massimizzazione dei risultati politici. È facile capire che non tutto il personale o i covi, hanno la medesima importanza strategica per lo Stato  imperialista, che non tutti gli attacchi pensabili-possibili approfondiscono ed estendono allo stesso modo le contraddizioni interne al nemico. Aprire contraddizioni in seno al nemico, impedire la loro ricomposizione, acuirle con una azione offensiva implacabile, continua, logorante, sono obiettivi irrinunciabili che possono essere raggiunti solo con attacchi selettivi. Occorre ora sciogliere un equivoco che è venuto formandosi intorno al concetto di Annientamento. Il concetto di annientamento, in sé, nella sua pura determinazione militare, richiama solo la forma dell’azione e non qualifica né la fase della propaganda armata, né quella della guerra civile, anche se in quest’ultimo caso diventa il contenuto dominante. Anzi, noi abbiamo sempre sostenuto non esserci contraddizione tra propaganda armata e annientamento, come non vi è contraddizione tra guerra civile dispiegata e annientamento. Il fatto che non vi sia contraddizione non significa però che il ricorso a questa forma di azione militare segua le stesse leggi delle due fasi. Nella fase della propaganda armata, le operazioni di annientamento si iscrivono all’interno di strategie di disarticolazione, dominate dal principio tattico della Selettività. Esse cioè implicano che sul loro bersaglio si concentri il massimo fluido di odio proletario, o comunque che la funzione oggettiva del bersaglio sul terreno della controrivoluzione sia a tal punto evidente da consentire una immediata e univoca comprensione da parte delle masse. In questa fase gli “eccessi” si configurano come veri e propri errori politici, poiché consentono alla controguerriglia psicologica di mascherare il messaggio principale che si intendeva lanciare e dunque confondere e annullare l’obiettivo che si intendeva perseguire. Questo discorso, nelle sue grandi linee, resta valido anche per l’attuale congiuntura di transizione, che tuttavia evolve a rapidi passi verso una nuova fase. Le operazioni di annientamento rientrano perfettamente nelle campagne di disarticolazione che devono essere condotte in questa congiuntura e anche qui si iscrivono in strategie dominate dal principio tattico della selettività. A differenza della fase precedente, tuttavia, qui è la Funzione Oggettiva che prevale sui Ruoli Soggettivi (e sulla dimensione simbolica) interpretati da questo o quel funzionario della controrivoluzione imperialista, poiché la guerriglia, pur non avendo esaurito i suoi compiti di propaganda, già si accinge a demolire i Giunti Strategici che consentono alla Stato imperialista di imporre il suo dominio. Ciò richiede che il ricorso a questa forma di azione militare si coniughi co il massimo del rigore politico nell’individuazione dei bersagli, e con il minimo di “eccessi”, al fine di mettere un sasso in bocca a ogni interessata speculazione che gli opportunisti di ogni risma non perdono occasione di tentare. Ogni azione di annientamento è un fatto-messaggio e per questo, nella metropoli imperialista, tanto più audace e profonda è l’azione di annientamento, tanto più limpido dev’essere il messaggio politico che a esso di accompagna. Infatti, nella metropoli imperialista, dove i mass media e i centri della controguerriglia psicologica vivisezionano ogni operazione rivoluzionaria al fine di “usarne” ogni sbavatura, il rigore politico nella definizione delle campagne e una incessante, estesa, capillare, strumentata azione di chiarificazione di massa, attraverso l’agitazione e la propaganda combattiva, sono determinanti. Il fucile, da solo, non parla un linguaggio sufficientemente chiaro alle masse proletarie!

 

14. La rapidità con cui evolve il processo di crisi-ristrutturazione-internazionalizzazione e la resistenza offensiva e tenace del proletariato metropolitano, costringono la borghesia a scatenare in questa congiuntura un attacco su vasta scala a tutti i livelli di vita delle masse. In questo contesto, anche la lotta per la difesa degli Interessi Immediati diviene sempre più antagonista con i bisogni di valorizzazione del capitale e quindi assume sempre più il carattere di uno scontro di potere. Il filo conduttore dell’offensiva generale della borghesia imperialista sono i contenuti del Piano Triennale, e più precisamente il disegno ambizioso di regolamentazione dei movimenti economici e sociali che esso preconizza e le condizioni istituzionali che esso reclama. È intorno a questo asse economia-Stato, e rispetto a esso, che si vanno del resto ridefinendo, insieme alle funzioni dello Stato, da un lato i rapporti di forza tra i partiti, e dall’altro i rapporti di forza tra le classi. È esperienza ormai diffusa in tutto il proletariato che è l’intero apparato dello Stato che scende in campo contro ogni singola lotta quando questa valichi i confini tracciati dal “Piano”. L’umanismo dell’universo politico, di questo con i sindacati, e di entrambi con polizia e carabinieri, è storia di tutti i giorni per dover essere ancora raccontata. Dal lato del proletariato il sabotaggio del piano di ristrutturazione, la lotta politico-miliare al regime che lo vuole imporre, l’attacco alle istituzioni coercitive che si incaricano di militarizzare a tutti i livelli lo scontro tra le classi, si connettono in maniera sempre più inestricabile. Ciò costituisce la base di una linea di combattimento che si proponga di organizzare interi strati sociali sul terreno della guerra civile antimperialista senza attuare una separazione meccanica-economicista e/o militarista tra i cosiddetti bisogni immediati e il bisogno strategico di comunismo. L’articolazione su ciascun movimento di classe specifico di questa linea porta a definire dei programmi Immediati che raccolgono le tensioni politiche più radicali e perciò anche più immediatamente antagoniste dello Stato. Ci permette cioè di legare l’azione di disarticolazione dei dispositivi centrali a quella di disarticolazione delle cerniere perifiche.

 

15. Distruggere la Dc, partito regime

asse portante della controrivoluzione

imperialista nel nostro Paese

 

La Dc, al potere da oltre trent’anni, si è costruita come sistema di potere, capace di rigenerare e consolidare, al di là di ogni ideologia, la propria base economica e sociale. La Dc non è solo l’espressione politica di una classe, la borghesia in tutte le sue stratificazioni, ma anche Partito Imprenditore e Partito Stato. Sono queste caratteristiche che ne fanno un partito particolare: il Partito Regime. Non esistono gangli vitali nella nostra formazione economico-sociale che sfuggano al controllo e al comando dell’idra Dc. I suoi tentacoli penetrano tutti i posti chiave dell’economia, dell’amministrazione statale e della burocrazia, dei mass media.

 

La disarticolazione e la distruzione della Dc

sono momenti essenziali della

disarticolazione e distruzione dello Stato

 

L’iniziativa delle forze rivoluzionarie deve caratterizzarsi come una vera e propria Linea di Combattimento stabile, con una sua precisa continuità. Ma, affinché quest’attacco sia veramente efficace, in grado cioè di produrre contraddizioni strategiche, deve incentrarsi su quegli uomini e su quelle strutture di partito che:

-    siano espressione delle consorterie della borghesia imperialista privata e di Stato, cioè della frazione dominante;

-    svolgano ruoli e funzioni centrali di comando, gestione ed elaborazione politica, sia nel Partito che nello Stato.

Il nesso tra Dc e “Piano Triennale” è palese. La Dc è l’anima politica di questo “Piano”. Essa ha fornito i cervelli per la sua elaborazione, i tecnici per i suo dimensionamento, i burocrati per la sua veicolazione. Essa ha dato carta bianca agli apparati coercitivi per la repressione di chiunque lo contesti. Le interconnessioni tra “Piano”-Dc-Stato costituiscono oggi il centro del bersaglio.

Se questa è la direttrice fondamentale su cui deve articolarsi l’intervento rivoluzionario, ciò non toglie che la nostra iniziativa debba andare a misurarsi anche con aspetti della contraddizione principale che, se sul piano generale non sono assolutamente quelli dominanti, nelle realtà specifiche di movimento acquistano un carattere di dominanza. La capacità di articolare il nostro intervento a tutti i livelli e in ogni luogo dove la classe vive il suo rapporto di sfruttamento e di oppressione con la borghesia e i suoi manutengoli, è infatti fattore decisivo per la nascita, l’organizzazione e lo sviluppo di un forte movimento di massa rivoluzionario.

La costruzione del Potere Rosso passa anche di qui!

 

16. Annichilire gli apparati

della controrivoluzione economica!

Spezzare gli anelli del comando padronale!

Smantellare il potere

dei sindacati neo-corporativi!

 

La strategia antiproletaria condensata nel “Piano Triennale” viene elaborata e diretta in covi ben precisi e si trasmette attraverso una catena articolata che penetra in fabbrica e investe ogni altro ambito nella vita dei proletari. Questi covi, veri e propri gangli vitali del potere esecutivo, devono diventare obiettivi privilegiati dell’iniziativa rivoluzionaria. Attaccandoli nei loro dirigenti, spezzando via la micro pattuglia dei “cervelli” che mette a punto le linee antioperaie, scoraggiando con durezza i collaboratori che si mimetizzano qua e là nelle università della penisola, è possibile amplificare al massimo le contraddizioni interne al fronte borghese e mettere in mora uno degli strumenti più delicati del dominio imperialista. Il Ministero del tesoro e la Banca d’Italia sono, sul terreno dell’economia, il cuore pulsante dell’iniziativa controrivoluzionaria contro la classe operaia e le lotte di tutti i settori del proletariato metropolitano. Non farlo più battere è il compito del momento.

A culo di pietra, cuore di piombo!

Questa è la parola d’ordine di tutti i combattenti comunisti!

I contenuti antiproletari del “Piano Triennale” vengono trasmessi attraverso una catena articolata fino alla fabbrica. Suoi anelli principali sono: Confindustria – Intersind – Sindacati. La Confindustria-Intersind h il compito di attuare la mediazione tra gli interessi particolari e la politica economica dell’Esecutivo: mediazione che tocca poi alle gerarchie aziendali imporre in fabbrica. Questi covi dai quali partono tutte le direttrici padronali, tanto verso l?Esecutivo che contro la classe operaia, costituiscono un cardine essenziale della controrivoluzione economica e, dunque, vanno attaccati con la massima energia, tanto dalle Organizzazioni Comuniste Combattenti che dagli organismi di massa rivoluzionari. Questo attacco deve estendersi anche alle gerarchie aziendali che trasmettono il diktat del comando fino alle linee più remote, consentendo così di succhiare ai proletari, insieme al plusvalore, anche la vita.

 

Spezzare gli anelli del comando padronale!

 

Questa è la parola d’ordine di tutte le avanguardie proletarie!

 

Il Sindacato è chiamato a far ingoiare il “Piano Triennale” e le relative linee confindustriali alla classe operaia. I funzionari di pipa, nell’immediato, hanno il compito di gestire la ristrutturazione della forza-lavoro: cioè la riforma del salario, la mobilità, i licenziamenti… I patto neocorporativo giunge, così, alla sua logica conclusione: i sindacati vengono assunti e usati come cinghia di trasmissione dello Stato. Questo incorporamento è condizione imprescindibile per l’attuazione delle politiche economiche centrali, ma non si dà senza rilevanti contraddizioni, per via della forza accumulata della classe operaia. Mettendo in discussione nella pratica i “limiti della compatibilità del sistema” e la legittimità del sindacato, le lotte operaie autonome rivestono il loro antagonismo spontaneo in una dimensione politica. Ogni movimento autonomo della classe assume il carattere di un attacco allo Stato e deve per questo essere schiacciato. Abbandonando progressivamente gli interessi reali degli strati operai più sfruttati, appoggiandosi su fasce di dirigenti, tecnici, aristocrazie di fabbrica, oltre che sul loro apparato di Nuova Burocrazia, i sindacati assumono direttamente funzioni di crumiraggio e delazione, in stretta coordinazione con le direzioni di fabbrica e le forze antiguerriglia. Proprio qui, dunque, a ridosso della produzione diretta di plusvalore, della grande fabbrica urbana, si trova la cerniera più debole del dominio che la borghesia imperialista esercita sulla classe operaia per mezzo dello Stato e della sua articolazione sindacale. E qui vanno saldati i conti! La costruzione del potere operaio passa attraverso lo smascheramento, l’isolamento, la cacciata di questa sbirraglia infame!

 

Smantellare il potere de sindacati

neo-corporativi è condizione per la

costruzione del Potere Rosso!

 

La lotta contro gli apparati di comando e di controllo significa – oltre alle linee di combattimento già consolidate nel patrimonio della coscienza di classe -: SABOTAGGIO. Sabotaggio, non come forma di lotta esistenziale e soggettiva, ma come lotta di massa organizzata, come una delle articolazioni della lotta armata all’interno della fabbrica. Il sabotaggio individuale è una costante vecchia quanto il lavoro e lo sfruttamento, essendo una forma spontanea di resistenza e di difesa contro il lavoro capitalistico. Ma, se esso non viene organizzato e indirizzato,  non può incidere sui rapporti di forza tra le classi. Il sabotaggio dell’operaio guerrigliero deve seguire tattiche appropriate, di organizzazione, per poter dispiegare la sua potenza. Deve saper omogeneizzare e raccogliere gli elementi più avanzati della classe fino  coinvolgere tutti o quasi gli operai di una fabbrica. il sabotaggio dell’operaio guerrigliero deve essere scientifico, deve rivolgersi contro tutto ciò che significa isolamento e che impedisce la lotta, che deve rivolgesi contro le macchine del comando, contro le strutture del controllo, contro i luoghi e le cose dove si coagulano e si concretizzano le attività controrivoluzionarie. Il sabotaggio dell’operaio guerrigliero deve costruire in questo attacco l’organizzazione di massa del Potere Rosso. La parola d’ordine è quella che la classe operaia più matura, la classe operaia Fiat e Alfa Romeo ha già lanciato:

Portare ed estendere la guerriglia in fabbrica!

 

17. Disarticolare e distruggere

gli apparati del controllo sociale totale!

 

Nella fase di transizione, disarticolare e sabotare il processo di integrazione in un sistema coerente, totalitario e totalizzante di controllo tra la direzione tecnico-politica dell’Esecutivo e il sistema afferente differenziato delle reti speciali, richiede una linea di movimento articolata su quattro piani essenziali.

In primo luogo: fare politica e contare sulle masse.

Ciò vuol dire unirsi alle masse per unirle in Organismi di Massa Rivoluzionari che assumano la lotta contro l’organizzazione totalitaria del controllo sociale, ovunque. Unirsi alle masse per sensibilizzare l’intero proletariato metropolitano promuovendo la conoscenza delle trasformazioni in atto e delle strategie, delle tecniche, degli strumenti e degli uomini he ne sono gli artefici.

 

In secondo luogo: “colpire al centro”.

Annichilire l’intera rete criminale che struttura l’”organismo consultivo permanente”. Lobotomizzare l’Esecutivo con metodo, senza eccezioni.

 

In terzo luogo: disarticolare e sabotare le reti speciali dei carabinieri in primo luogo, della magistratura, del carcerario e dei media.

 

Contro gli uomini e gli apparati di queste reti l’azione deve essere implacabile, continua, martellante e definirsi nelle diverse congiunture in rapporto alle questioni poste dalla crescita del movimento rivoluzionario.

 

Infine: colpire a tutti i livelli gli analisti e i programmatori dei centri informatici, “tecnici chiave” secondo il gergo militare. Bombardare a colpi di bazooka i sistemi informatici, le banche dei dati e le reti dei calcolatori… che costituiscono la base materiale “tecnica” dell’informazione e del controllo totale. Quando possibile, infiltrare talpe rosse tra il personale specializzato. Se è vero che l’informatica non può aggiungere gli obiettivi “impensabili” che l’allupata borghesia imperialista le assegna (ciò è politicamente, oltre che tecnicamente, impossibile, senza contare che la “riduzione matematica” del reale che essa comporta butta in un vicolo cieco l’intero sistema), è vero anche che essa costituisce uno strumento potente di guerra per le sue prestazioni immediatamente repressive.

 

Al di la della macchina… è l’uomo che deve diventare oggetto

del più accurato interesse del movimento rivoluzionario.

 

18. Attaccare i revisionisti

sollevare contro di loro le masse proletarie

provocare una differenziazione nelle loro fila

isolarli al massimo grado

 

nel divenire dello stato imperialista, il sistema dei partiti si è venuto trasformando in articolazione particolare dell’Esecutivo. Fattisi Stato, i partiti si configurano come sue innervazioni, ritagliate sulle classi sociali, al fine di mediare e di imporre gli interessi della borghesia imperialista e di costruire, a partire da ciò, un efficace controllo delle tensioni e delle lotte. In questa metamorfosi, anche i partiti cosiddetti “storici” del Movimento Operaio, abbandonata ogni linea di classe, subiscono lo stesso inesorabile destino e, qualunque ne sia la loro coscienza, i “rappresentanti della classe operaia” si trasformano in strumenti del capitale multinazionale. Da partito della classe operaia dentro lo Stato, il P.C.I. diventa il partito dello Stato dentro la classe operaia!

La complicità dei revisionisti, tuttavia, non può essere scambiata per una collaborazione senza contraddizioni, che metta cioè sullo stesso piano la Dc e il PCI. Nel sistema dei partiti, la Dc, in quanto partito regime, svolge un ruolo dominante, e al PCI non resta che un ruolo di complemento, che sancisce la sua collocazione subordinata e conflittuale all’interno dello Stato imperialista. Ciò non vuole dire, però, che esso non rappresenti un nemico. Essendo, infatti, un’articolazione subalterna dell’aspetto principale della contraddizione che oppone la borghesia al proletariato, esso entra a pieno diritto nel mirino delle forze rivoluzionarie. I revisionisti contribuiscono in maniera fondamentale all’affermazione dell’iniziativa controrivoluzionaria con una propria specifica funzione. Loro compito è organizzare la controrivoluzione sociale preventiva, cioè la costruzione di un blocco sociale a sostegno dello Stato imperialista, da contrapporre all’avanzata del processo rivoluzionario. A tal fine essi, da un lato, assumono in prima persona la gestione della ristrutturazione in fabbrica e si trasformano in poliziotti della produzione per disciplinare, controllare, attaccare ogni insorgere di antagonismo operaio; dall’altro, si fanno paladini dell’ordine democratico, cioè organizzatori della delazione di massa e della schedatura, officina per officina, caseggiato per caseggiato, contro tutte le avanguardie rivoluzionarie. Per svolgere queste laide funzioni, i revisionisti devono sviluppare e consolidare la loro penetrazione in strati sociali di media piccola borghesia, tecnici, aristocrazia operaia, burocrazia di fabbrica…, attivare organismi di collegamento tra partito e masse, come i Consigli di fabbrica e di quartiere. Ma questo “servizio”, se da un lato è necessario alla borghesia imperialista, dall’altro è fonte di contraddizioni, perché i sicofanti revisionisti puntano, usando i frutti della delazione democratica, a costruire propri collegamenti diretti con settori dell’apparato statale, al fine di spostare a proprio vantaggio nel sistema dei partiti i rapporti di forza, rendersi sempre più indispensabili ed erodere così, lemme lemme, il potere della Dc.

Dal lato proletario, la controrivoluzione sociale preventiva organizzata dal PCI, deve essere neutralizzata con la massima decisione e attaccata secondo una opportuna strategia politico-militare. Questa si fonda sulla distinzione tra cerniere di collegamento tra istituzioni dello Stato e PCI e canali di collegamento tra PCI e masse.

Le prima hanno un carattere strategico, essendo il presupposto e lo scopo dei secondi. Attraverso le iene-cerniera, infatti, i revisionisti si intrufolano nelle cantine del Palazzo, arrapati nella patetica speranza di accedere al banchetto dei piani superiori! Ma, poiché non si tratta solo di una miserabile vicenda del branco berlingueriano, e le avanguardie proletarie pagano un duro prezzo per questa squallida operazione, tocca alla guerriglia frustrare ogni loro speranza, attaccando e annientando queste iene. Si tratta di giudici, di sbirri, alti funzionari dello Stato, managers, “esperti”, giornalisti-consulenti, e cacca simile. Nemici riconosciuti e politicamente indifendibili agli occhi del proletariato, essi smascherano la trama:

 

Il loro annientamento militare

è immediatamente

anche il loro annientamento politico!

 

E si suo star sicuri che neppure un proletario piangerà sulla loro carcassa!

Per quanto riguarda i canali di collegamento tra PCI e masse, i problemi sono più complessi. Dobbiamo tener presente che questi agenti revisionisti vivono in mezzo al proletariato e a volte ne godono una immeritata fiducia. Prioritario, quindi, che la guerriglia faccia chiarezza politica nelle lotte, isolandoli, screditandoli, mettendoli alla gogna, svelando le loro trame e le loro complicità, e cioè, in una parola, li sconfigga politicamente prima che militarmente.

Va da sé che la dialettica tra i due piani dell’azione è decisiva, nel senso che il primo terreno di attacco è condizione politica imprescindibile dal secondo; dunque esso è fondamentale, pur essendo entrambi necessari. Battere i revisionisti e il loro progetto di controrivoluzione sociale preventiva è condizione necessaria per la conquista delle masse sul terreno della lotta armata e per la costruzione del Potere Rosso. La battaglia non può essere rimandata!

 

19. Colpire al centro!

Accerchiare gli accerchiatori!

 

Occorre affrontare il processo di militarizzazione della fabbrica, del territorio e di tutta la vita sociale, legandolo alla ristrutturazione antiproletaria dell’economia e dello Stato, anche per smontare l’immagine perversa, diffusa dalla propaganda di regime, che ne attribuisce al “terrorismo” la funzione di causa. L’attacco agli apparati di militarizzazione non è, infatti, problema separato dalle lotte sociali, e che perciò riguarda in modo esclusivo le avanguardie combattenti.  Esso è una dimensione essenziale di ciascun movimento parziale, dalle lotte operaie a quelle dei servizi, dalla lotta sul territorio a quella delle carceri. La funzione dirigente del Partito consiste nel collegare ed organizzare l’azione sistematica di disarticolazione degli apparati centrali e periferici con l’azione altrettanto sistematica degli organismi di massa rivoluzionari. In questa fase, in cui la crisi, per il livello di acutizzazione raggiunto, getta in una situazione estremamente critica il sistema imperialista, la tendenza alla guerra assume un carattere centrale, tanto nel divenire delle contraddizioni imperialistiche, quanto nella crescita delle contraddizioni di classe. Le forze rivoluzionarie, quindi, devono collocare la loro pratica di disarticolazione degli apparati centrali controrivoluzionari all’interno di questa prospettiva.  Occorre una premessa: fare chiarezza sull’illusione, esistita ed esistente all’interno del movimento rivoluzionario internazionale, che considera il “campo socialista” come retroterra degli eserciti rivoluzionari che sorgono nelle metropoli imperialiste, e subordina di fatto la strategia di questi ultimi a quella mondiale del “campo socialista”. Sta di fatto che il mitico “campo socialista” affonda da molti anni le sue radici materiali in una realtà per niente socialista: il capitalismo di Stato sovietico e i suoi alleati, nella sua fase social-imperialista. Vogliamo essere molto espliciti su questo punto: imperialismo e socialimperialismo sono due varianti specifiche del modo di produzione capitalistico in questa fase di capitalismo privato e capitalismo di Stato. Essi formano un sistema imperialista, in cui vi è sia unità che contraddizione: unità nel modo di produzione capitalistico, contraddizione tra le sue forme storicamente determinate. Se le forze rivoluzionarie, quindi, possono e devono sfruttare gli spazi aperti dal divenire della lotta interimperialistica, della contraddizione tra imperialismo e socialimperialismo, ciò in nessun caso deve tradursi in una qualsiasi forma di collaborazione con l’uno per combattere l’altro. La disarticolazione degli apparati centrali in questa fase deve raggiungere il cuore pulsante della controrivoluzione imperialista: la NATO.

NATO significa guerra interna e guerra esterna.

È in questa dimensione che essa va riorganizzando i suoi eserciti, adeguandoli alle nuove caratteristiche della guerra interimperialistica e della guerra di classe. La formazione di task-force all’interno delle forze armate italiane risponde a questa duplice esigenza. Una quantità sempre maggiore di reparti dell’esercito, della marina, dell’aviazione e della finanza vengono trasformati in Unità Speciali Antiguerriglia e costituiscono l’ossatura portante di un vero e proprio esercito di professione andando ad affiancarsi ai Reparti Speciali dei Carabinieri, che ne costituiscono il nerbo. Dobbiamo iniziare a sabotare questa macchina di morte che per il proletariato metropolitano, in questa fase, vuol dire controrivoluzione preventiva. Dobbiamo disarticolare, attaccandone gli uomini e i covi, le sue determinazioni nazionali ristrutturate in funzione antiguerriglia. Dobbiamo sviluppare la più ampia mobilitazione politica sulla parola d’ordine:

 

La Nato è guerra imperialista

e controrivoluzione preventiva!

Guerra alla Nato!

Guerra ai corpi speciali antiguerriglia!

 

Dobbiamo costruire su questa parola d’ordine l’unità internazionalista con tutti i popoli e tutte le forze rivoluzionarie che combattono contro l’imperialismo.

Gli organismi di massa rivoluzionari, ciascuno sul suo terreno di combattimento, e le strutture di Partito, devono portare avanti una martellante offensiva di accerchiamento delle articolazioni periferiche – uomini, covi, strumenti – degli apparati di militarizzazione e controllo sociale. È su questa offensiva, infatti, che il Programma Immediato vive nelle masse, contribuendo a consolidare il Potere Rosso. Nessuna azione centrale, disgiunta dall’iniziativa che l’avanguardia conduce anche all’interno degli organismi di massa rivoluzionari, può ambire a costruire e allargare quegli spazi di potere che la guerra di classe persegue. La crescente militarizzazione è un punto debole del nemico.

L’esposizione, terroristica almeno nelle intenzioni, della sua forza, dà anche la misura del suo impantanamento. Infatti, più la militarizzazione si allarga e pervade tutti gli anfratti della società, più il nemico si frazione e si indebolisce. Costretto a controllare tutto e tutti, crea le condizioni più favorevoli per unificare la mobilitazione delle masse contro il regime. Nell’accerchiamento dei reparti distaccati dello Stato e degli agenti del regime in ciascun quartiere, in ciascuna fabbrica, in ciascun carcere, si costruiscono gli organismi del Potere Rosso. L’accerchiamento nell’accerchiamento deve assumere la forma di migliaia di piccoli accerchiamenti. Si ratta di costruire ovunque vi siano concentrazioni proletarie significative, a partire dalle più grandi e ribollenti, una base rossa invisibile, un distaccamento di proletari armati, un organismo di massa rivoluzionario, un’articolazione del Potere Rosso, in modo da “tenere in ostaggio”, accerchiare nei loro covi e nelle loro case, gli agenti del nemico, comunque siano vestiti o travestiti.

Si tratta di organizzare l’accerchiamento dalle caratteristiche di un assedio stabile. Si ratta di non lasciare al nemico respiro, di fargli toccare con mano l’ostilità profonda delle masse proletarie, l’odio di classe che lo circonda. Egli deve sentirsi ogni giorno più braccato, attaccato da ogni lato, persino dall’interno. Egli deve essere sistematicamente disarmato. Egli deve sentirsi spiato da chi vorrebbe spiare, prigioniero da chi vorrebbe imprigionare, attaccato da chi vorrebbe attaccare, annientato da chi vorrebbe annientare. Le sue comunicazioni e i suoi collegamenti devono essere sabotati. Per lui ci deve essere il coprifuoco. Le trappole più micidiali devono essere pronte a scattare ogniqualvolta si avventuri dai suoi covi nella giungla metropolitana. Le imboscate più terroristiche devono scandire i suoi giorni e le sue ore.

Conquistare il controllo delle grandi fabbriche, delle periferie proletarie dei grandi centri urbani, è una tappa necessaria della guerra civile. Un passo indispensabile e indilazionabile sulla via della costruzione del Potere Rosso. Più sapremo rafforzare questo controllo, maggiori saranno lo spazio e la capacità di manovra. Maggiori saranno la capacità di manovra e lo spazio della guerriglia, più duri e decisivi potranno essere i suoi colpi al cuore dello Stato!

 

Colpire al centro, con i colpi più duri,

rapidi e improvvisi!

Costringere il nemico a frazionarsi

su tutto il territorio!

Accerchiare, logorare, demoralizzare

ogni suo distaccamento periferico

e ingoiarlo boccone su boccone!

 

20. Staccare l’anello-Italia

dalla catena imperialista!

Assumere la posizione del non-allineamento!

Praticare la collaborazione

Con tutti i popoli su base paritaria!

Sviluppare l’internazionalismo proletario!

 

Tra le grandi potenze si viene sempre più divaricando, nell’area del Mediterraneo, un vasto e contrastato spazio: lo spazio del non-allineamento. Non interessa qui la sua complessa e contraddittoria sfaccettatura politica, essendo il suo carattere essenzialmente riferito ala rottura che i paesi emergenti operano nella divisione mondiale del lavoro sancita a Yalta. È qui cha anche il nostro paese potrà e dovrà trovare il suo posto per ricostruire nel quadro di un effettivo internazionalismo proletario una qualità diversa del processo di crescita delle forze produttive e una radicale, quanto ormai indilazionabile, trasformazione dei rapporti di produzione, nella direzione di una società comunista. Infatti, la struttura stessa dell’apparato produttivo italiano tanto è inconciliabile con il divenire della crisi e dell’imperialismo, quanto è incompatibile con le economie dei paesi emergenti. Molti suoi aspetti, che rappresentano altrettanti handicap insormontabili per un nostro sviluppo nell’ambito “occidentale”, sono caratteristiche preziose nella prospettiva della collaborazione con tutti i paesi più sfruttati (quello che chiamano “terzo mondo”), nella prospettiva del non allineamento e della pratica dell’internazionalismo proletario. Noi abbiamo una vastissima presenza nelle tecnologie intermedie, ed è ciò che serve subito a questi paesi, abbiamo poi tutte le potenzialità e le capacità per sviluppare anche quelle più avanzate, dai microprocessori fino ai satelliti – potenzialità e capacità che l’imperialismo ci sta castrando -, e già li stiamo producendo.

E questo ci permette di dare anche una prospettiva di lungo periodo allo sviluppo. Inoltre, siamo in possesso di una quantità di conoscenze generali da mettere a disposizione di tutti questi popoli, tali da assicurare un notevole impulso alla loro crescita. Al contrario,oggi, l’imperialismo (in entrambe le varianti: americana o sovietica) misura strettamente questo flusso di conoscenze, per imporre e mantenere il proprio dominio e i propri privilegi.

I paesi emergenti hanno qualcosa di altrettanto prezioso: le materie prime (energetiche e  non) che a noi mancano del tutto, e che sono indispensabili per garantire un passaggio graduale, e non eccessivamente traumatico, della nostra formazione economico-sociale, dall’ultima fase del capitalismo alla transizione socialista.

È il mantenimento stesso della base produttiva, lo sviluppo delle forze produttive, di nuovi rapporti di produzione latenti, a spingere nella direzione della nostra uscita dal campo imperialista per collocarci a fianco dei paesi emergenti, in un comune progetto antimperialista e antisocialimperialista. Per fare questo, è necessario rompere il cappio, che sta diventando ogni giorno più pesante e più stretto.

 

Staccare l’anello-Italia

dalla catena imperialista!

Assumere la posizione del non-allineamento!

Praticare la collaborazione

Con tutti i popoli su base paritaria!

Sviluppare l’internazionalismo proletario!

 

Ultima modifica di questa pagina: giovedì, 30 dicembre 2004 22.46

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