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Ieri 8 Giugno 1976 nuclei armati delle
Brigate Rosse hanno giustiziato il boia di Stato Francesco
Coco e i due mercenari che dovevano proteggerlo. Questa
azione realizza i seguenti obiettivi:
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1) da corpo alla linea strategica
dell’attacco al cuore dello stato evidenziando al movimento
rivoluzionario che la contraddizione principale di questa
fase e quella che oppone il proletariato allo stato in tutte
le sue articolazioni coercitive e le sue appendici politiche
apparentemente in conflitto dai fascisti assassini di
Saccucci ai riformisti e revisionisti. Non ci stupisce
affatto perciò che peri compagni comunisti assassinati dalle
bande fasciste di Milano e di Sezze e per le decine di
operai assassinati sul lavoro in questi giorni non sia stato
proclamato dal PCI e dal sindacato neppure un minuto di
sciopero mentre per una famigerata canaglia antiproletaria
quale è sempre stato Coco sia stato proclamato uno sciopero
nazionale. Cià conferma ancora una volta da che parte stanno
i revisionisti e il ruolo consapevole apertamente
controrivoluzionario che essi svolgono in difesa dello stato
imperialista delle multinazionali.
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2) Sviluppa
certamente non conclude l’operazione Sossi il cui scopo era
evidenziare dietro la maschera democratica il contenuto
ferocemente controrivoluzionario dello stato imperialista. A
Coco in tutta la vicenda era stato assegnato, ed egli
coscientemente se lo era assunto, il compito di
impersonificare fino a diventarne il simbolo questo
contenuto. M giustiziare Coco non è stata una rappresaglia
“esemplare” . Con questa azione si apre una nuova fase della
guerra di classe che punta a disarticolare l’apparato dello
stato colpendo gli uomini che ne impersonificano e dirigono
la sua iniziativa controrivoluzionaria.
All’interno quindi di questo programma giustiziare i due
mercenari guardia del corpo è stato assolutamente giusto:
essi non erano due figli del popolo ma sgherri al servizio
della controrivoluzione . Gli altri mercenari che non
vogliono seguire la loro sorte non hanno che da cambiare
mestiere.
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3) Dimostra
quanto avevamo affermato nel comunicato numero uno letto in
questa aula. Il processo alla rivoluzione proletaria è
impossibile. Certamente esso passa anche dai nostri
tribunali, ma non in veste di imputata. Oggi insieme a Coco
anche voi “egrege eccellenze” siete stati giudicati.
Dobbiamo precisare infine che la posizione assunta dagli
avvocati di regime è di fatto la motivazione con cui loro
escono da questo processo. Ne prendiamo atto e li esortiamo
perciò ad andarsene. A questo punto la contraddizione ha
come poli noi e voi, signori della corte. Le forze comuniste
armate sapranno trarne le debite conseguenze!
Onore alla
compagna Mara Cagol!
Onore alla
compagna Anna M. Mantini!
Onore alla
compagna Ulrike Meinhof!
Onore a
tutti i compagni caduti combattendo per il comunismo!
Portare
l’attacco al cuore dello stato!
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