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BRIGATE ROSSE, "ALCUNE QUESTIONI PER LA
DISCUSSIONE SULL'ORGANIZZAZIONE", SENZA LUOGO, ESTATE 1974.
1. L'Organizzazione
politico-militare.
"La
lotta politica tra le classi non può più essere sviluppata
senza una precisa capacità militare". Da questa convinzione
è nata nel novembre del 1970 la nostra scelta di , procedere
alla costruzione di una avanguardia proletaria armata. I
criteri che abbiamo posto a fondamento di questo passaggio
sono noti ma li ricapitoliamo:
·
Punto di origine del nuovo capitolo
rivoluzionario sono le avanguardie politiche della classe
operaia delle grandi fabbriche dei poli industriali e
metropolitani;
·
È dai bisogni politici di questo strato
rivoluzionario che siamo partiti per la costruzione
dell'avanguardia rivoluzionaria armata;
·
Per avanguardia armata non abbiamo inteso il
braccio armato di un movimento di massa disarmato ma il suo
punto di unificazione più alto, la sua prospettiva di
potere. L'avanguardia armata cioè è sin dal suo nascere il
potere rivoluzionario delle classi sfruttate che lottano
contro il sistema per la formazione di una società e di uno
Stato comunista;
·
L'avanguardia proletaria armata pur nascendo
nella più rigorosa clandestinità non rinuncia a svolgersi
per linee interne alle forze dell'area dell'autonomia
operaia.
2. La clandestinità.
La
questione della clandestinità si è posta nei suoi termini
reali solo dopo il 2 Maggio '72. Fino ad allora, impigliati
come eravamo in una situazione di semilegalità, essa era
vista più nei suoi aspetti tattici e difensivi che nella sua
portata strategica. Inoltre il pregiudizio che mette in
opposizione 'clandestinità' e 'linea di massa' rallentava la
presa di coscienza. Fu l'offensiva scatenata dal potere
contro l'organizzazione il 2 maggio che cancellò ogni dubbio
sul fatto che la clandestinità è una condizione
indispensabile per la sopravvivenza di un'organizzazione
politico-militare offensiva che operi all'interno delle
metropoli imperialiste.
Il 2 maggio
cominciammo così a costruire l'avanguardia proletaria armata
a partire dalla più ermetica clandestinità. Come abbiamo
detto nel primo punto però la condizione di clandestinità
non impedisce che l'organizzazione si svolga per linee
interne alle forze dell'area dell'autonomia operaia. Oltre
alla condizione di clandestinità assoluta si presenta
perciò, nella nostra esperienza, una seconda condizione in
cui il militante pur appartenendo all'organizzazione opera
'nel movimento' ed è quindi costretto ad apparire e muoversi
nelle forme politiche che il movimento assume nella
legalità. Questo secondo tipo di militanza clandestina da un
punto di vista politico è alla base della costruzione delle
articolazioni del potere rivoluzionario; da un punto di
vista militare è a fondamento dello sviluppo delle milizie
operaie e popolari. Operare 'a partire dalla clandestinità'
consente un vantaggio tattico decisivo sul nemico di classe
che vive invece esposto nei suoi uomini e nelle sue
installazioni. Questo vantaggio viene completamente
annullato quando la clandestinità è intesa in un senso
puramente difensivo. La concezione difensiva della
clandestinità sottintende o nasconde l'illusione che lo
scontro tra borghesia e proletariato in ultima analisi si
giochi sul terreno politico piuttosto che su quello della
guerra e cioè che gli aspetti militari siano in fondo solo
aspetti tattici e di supporto. Questa concezione errata è
ancora presente all'interno di alcune 'assemblee autonome'
come quella dell'Alfa Romeo ad es. quando dice: "riteniamo
che in questo momento storico la direzione politica debba
essere completamente responsabile di fronte alle masse, pur
sviluppando funzionali modelli di clandestinità necessari
per la sopravvivenza della organizzazione rivoluzionaria".
Ma è chiaro a tutti che si confonde qui, quando si dice: "la
direzione politica deve essere responsabile di fronte alle
masse", l'essere una 'organizzazione legale' con l'essere
una 'organizzazione riconosciuta'. Si fa passare cioè un
problema politico (essere direzione riconosciuta) per un
problema organizzativo (essere una organizzazione legale). E
si finisce per non capire che si può essere 'direzione
riconosciuta' anche senza essere una 'organizzazione legale'.
3. L 'impostazione
offensiva.
Il problema
della guerra, dell'attualità della lotta armata intesa come
risvolto proletario della crisi di regime, non è un problema
di difesa degli spazi politici minacciati, di 'difesa della
democrazia'. Al contrario è un problema di attacco, di lotta
armata per il comunismo. La nostra è dunque
un'organizzazione che in questa prospettiva si costruisce
per una guerra di movimento. Essa è lo strumento
dell'iniziativa tesa a costringere la borghesia sul terreno
della difesa di un numero di obiettivi sempre più elevato,
sempre più esteso nello spazio, sempre più vario nella
qualità. Proprio questa impostazione richiede il rispetto di
due principi che sono anche due vantaggi pratici: l'alta
mobilità e l'agilità delle strutture. L'alta mobilità
dobbiamo intenderla come capacità di mutare continuamente i
punti ed i fronti dell'attacco in modo da rompere in
continuazione l'accerchiamento, non fornire bersagli fissi e
obbligare il nemico di classe ad una perenne rincorsa.
L'agilità delle strutture vuoI dire invece che in questa
fase della guerra le colonne non devono subire il
condizionamento di strutture organizzative pesanti. Le
installazioni pesanti, nella misura in cui sono
indispensabili devono perciò essere governate direttamente
dal fronte logistico centrale.
4. Vivere tra le
masse.
Il nostro
punto di vista è che la lotta armata per le caratteristiche
storiche e sociali del nostro paese deve essere condotta da
un'organizzazione che sia diretta espressione
dell'avanguardia del movimento di classe operaia. In questa
fase dobbiamo perciò sviluppare un'azione di guerriglia
legata ai bisogni politici di questa avanguardia. Radicare
la lotta armata nel movimento vuoI dire in primo luogo
costringere l'avanguardia del movimento a praticare
direttamente la lotta armata. Sempre più la nostra
iniziativa militare dovrà essere condotta insieme al popolo.
Una porzione crescente di movimento dovrà cioè essere
coinvolta nella nostra iniziativa militare. Particolare
attenzione dobbiamo fare all'impostazione del rapporto tra
organizzazione e popolo, tra fronti e popolo. Ora se per il
fronte di massa il problema del rapporto tra fronte e popolo
si è venuto chiarendo via via che procedeva l'esperienza
delle brigate, per gli altri due fronti si tratta di fare un
grande sforzo creativo per evitare che affermino tendenze
ripetitive non necessariamente giustificate dati i
differenti compiti e i diversi ambiti. Anche nel fronte di
massa però si deve fare uno sforzo creativo superiore per
far assumere alle Br una effettiva dimensione di potere
rivoluzionario locale.
5. Le colonne.
La nostra
scelta strategica di sviluppo dell'organizzazione per poli
implica da un punto di vista organizzativo un analogo
processo di crescita per colonne. La colonna è l'unità
organizzativa minima che riflette, sintetizza e media al suo
interno tanto la complessità del polo e delle sue tensioni
che la complessità dell'organizzazione, la sua impostazione
strategica e la sua linea politica. Le colonne sono unità
politico-militari complessive. Esse cioè sono in grado di
operare su tutti i fronti all'interno di un polo di classe
significativo. Da un punto di vista politico esse si
centralizzano attraverso la direzione strategica e i fronti.
Da un punto di vista organizzativo esse sono indipendenti, e
cioè contano su di un proprio apparato. La formazione di
nuove colonne deve avvenire per partenogenesi e non per
aggregazione di nuovi elementi.
6. La compartimentazione.
La
compartimentazione è una legge generale della guerra
rivoluzionaria nella metropoli. Ed è uno dei principi
fondamentali della sicurezza della nostra organizzazione. La
nostra esperienza ha dimostrato che chi trascura questa
legge o non la applica con assoluto rigore è destinato
inevitabilmente alla distruzione. Marighella: "dobbiamo
evitare che ognuno conosca gli altri e che tutti conoscano
tutto. ..Ognuno deve sapere solo ciò che riguarda il suo
lavoro". Che: "nessuno, assolutamente nessuno deve
sapere in condizioni di clandestinità altro che lo
strettamente indispensabile e non si deve mai parlare
davanti a nessuno".
Nella
nostra organizzazione è necessario realizzare una
compartimentazione verticale (tra le varie istanze a tutti i
livelli) e orizzontale (tra le colonne, tra i fronti, tra le
brigate, tra i compagni di uno stesso organismo). È
necessario ricordare però che anche la struttura meglio
compartimentata non reggerebbe a lungo senza una reale
discrezione dei militanti. La discrezione in altri termini è
una regola di condotta fondamentale per un guerrigliero
urbano. Compartimentazione non vuoI dire 'compartimentazione
di un dibattito politico e di tutte le informazioni'. È il
comitato esecutivo (CE) e sono i vari fronti che per evitare
questo pericolo devono garantire ed estendere la pratica
delle relazioni informative e politiche e dei bilanci di
esperienza che consentano pur in una situazione di
compartimentazione organizzativa assoluta il più ampio
dibattito politico.
7. I Fronti
I fronti
sono una acquisizione recente della nostra esperienza
organizzativa. Essi sono stati costruiti per rispondere al
bisogno di elaborazione di organizzazioni di lotta in
settori politici specifici (es. grandi fabbriche,
controrivoluzione). Non sono strutture di servizio. I fronti
tagliano e percorrono l'organizzazione verticalmente. Essi
pertanto sono i canali più idonei ad assolvere al compito
della centralizzazione del dibattito politico. I fronti da
potenziare in questa fase sono tre: il fronte delle grandi
fabbriche; il fronte di lotta alla controrivoluzione; ed il
fronte logistico.
Il fronte
di lotta alla controrivoluzione deve porsi come obiettivo la
conquista degli avamposti strategici per la sua esistenza,
ed inoltre: il perfezionamento dell'apparato di
informazione, lo sviluppo dell'attacco allo Stato già
iniziato con la campagna Sossi ed una linea di condotta che
porti ad affermare l'egemonia del nostro discorso strategico
sulle forze dell'antifascismo militante. Il fronte logistico
in primo luogo deve esistere. Poi i suoi compiti sono
definiti dalla necessità di perfezionare e sviluppare le
strutture logistiche (basi, strumenti, mezzi, documenti);
militari (armamento ed istruzione militare); industriali
(laboratori) e di assistenza (medica e legale e di
latitanza).
8. Forze regolari e forze
irregolari
La nostra
organizzazione si appoggia su due tipi di forze. Le forze
regolari e le forze irregolari. Entrambe sono essenziali per
la nostra esistenza, ma giocano un ruolo diverso. Le forze
regolari sono composte dai quadri più consapevoli e
disponibili che la lotta armata ha prodotto. Esse sono
completamente clandestine ed i militanti che le compongono
hanno tagliato ogni genere di legami con la legalità. La
nostra esperienza dimostra che senza forze regolari è
impossibile creare ed edificare basi rivoluzionarie stabili
come le colonne e i fronti. Le forze regolari hanno dunque
un carattere strategico e i loro compiti fondamentali sono
definiti dalle esigenze di sopravvivenza e sviluppo dei
fronti e delle colonne. Anche le forze irregolari -brigate o
cellule che siano -hanno un carattere strategico, ma i
militanti di queste forze vivono nella legalità. La loro è
una clandestinità d'organizzazione ma non personale. È
questa collocazione che impone dei limiti alla loro
iniziativa e sono questi limiti 'oggettivi' che definiscono
le differenze con le forze regolari. Gli operai partigiani
delle forze irregolari svolgono però una funzione tanto più
decisiva quanto più lo scontro civile è sviluppato. Esse
hanno due compiti fondamentali: conquistare
all'organizzazione il più ampio sostegno popolare; costruire
i centri e le articolazioni del potere rivoluzionario. Da un
punto di vista politico, non vi è differenza tra i militanti
delle forze regolari e delle forze irregolari. Entrambi
concorrono con parità di diritti e di doveri a far rivivere
la linea politica generale dell'organizzazione. Per questo
anche i militanti delle forze irregolari possono far parte
della direzione strategica dell'organizzazione, anche se
ovviamente nessuno di loro potrà far parte delle direzioni
dei fronti, delle colonne o del comitato esecutivo.
9. La direzione strategica
All'origine
della nostra storia c'è un nucleo di compagni che operando
scelte rivoluzionarie si è conquistato nel combattimento un
ruolo indiscutibile di avanguardia. Questo nucleo storico ha
portato sin qui l'organizzazione sottoponendo nella misura
del possibile ogni scelta fondamentale, le vittorie e le
sconfitte, alla discussione dei compagni delle forze
regolari e delle forze irregolari. Oggi con la crescita
dell'organizzazione e della sua influenza, della sua
complessità e delle sue responsabilità politiche e militari,
questo nucleo storico è di fatto insufficiente. Si impone
cioè una ridefinizione e un ampliamento del quadro dirigente
complessivo dell'organizzazione. Si propone pertanto alla
discussione dei compagni la formazione di un consiglio
rivoluzionario che raccolga e rappresenti tutte le tensioni
e le energie rivoluzionarie maturate nei fronti, nelle
colonne e nelle forze irregolari. Questo consiglio dovrà
essere la massima autorità delle Br. A questo consiglio
dovrà essere riconosciuta la funzione indiscutibile di
direzione strategica dell'organizzazione. Sarà esso a
formulare gli orientamenti generali e di linea politica
dell'organizzazione. Dovranno essergli riconosciuti inoltre
da parte di tutti:
·
il diritto di emanare ed applicare leggi e
regolamenti rivoluzionari;
·
il diritto di giudicare ed applicare
correzioni disciplinari nei confronti di quei membri
dell'organizzazione che abbiano tenuto un comportamento
scorretto o controrivoluzionario;
·
il diritto di approvazione e revisione dei
bilanci;
·
il diritto e il potere di modificare le
strutture dell'organizzazione.
Il
consiglio potrà essere riunito normalmente una o due volte
ogni anno e straordinariamente quando ciò sia richiesto da
almeno una colonna, da un fronte o dal CE. Esso nominerà per
il governo quotidiano dell'organizzazione un CE.
10. Il comitato
esecutivo.
Al CE
spetta il compito di dirigere e coordinare l'attività del
fronte e delle colonne oltre che i rapporti
dell'organizzazione tra un consiglio e l'altro. Al CE
possono essere collegati anche nuclei o individui che
svolgono la loro militanza individualmente. Esso risponde
del suo operato direttamente ed esclusivamente al consiglio
e da questo viene nominato e può essere revocato.
Nel CE
devono essere rappresentati i tre fronti in modo da
consentire una efficace centralizzazione delle informazioni
e una rapida esecuzione delle direttive. Tutte le azioni
militari di carattere generale che investono nel suo
complesso l'organizzazione dovranno essere approvate dal CE.
All'occorrenza per decisioni particolarmente importanti
l'Esecutivo può ricorrere alla consultazione dei
rappresentanti delle colonne. Al CE spetta la responsabilità
dell'amministrazione dei beni e del patrimonio
dell'organizzazione.
Avviso.
Queste note
non sono il punto di arrivo della discussione sulla
organizzazione bensì un punto di partenza. Ovviamente esse
sono modificabili e integrabili. La discussione nei fronti e
nelle colonne e con le forze irregolari deve portare oltre
che ad una redazione finale anche alla identificazione della
direzione strategica..
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