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1989 |
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1 marzo, Roma:
nell’aula bunker di Rebibbia inizia all’eversione made in
Italy che realizza in un aula di tribunale quello che
sembrava impossibile: riunire in un unico fronte della
sovversione le diverse anime del terrorismo italiano: dal
Partito armato brigatista alle mille facce del Movimento
armata (prima Linea, Formazioni comuniste combattenti,
Brigate comuniste, ecc. ecc.). Per i 253 imputati la
Pubblica Accusa ipotizza il reato di insurrezione armata
contro i poteri dello Stato. |
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6 marzo, Napoli:
comincia il processo Cirillo. Nell’aula bunker di
Poggioreale inizia il dibattimento contro gli esponenti di
spicco della Nuova camorra organizzata accusati di
estorsione ai danni dello Stato. Sul banco degli imputati
Raffaele Cutolo, ovviamente, e i suoi luogotenenti (Corrado
Iacolare, Enrico Madonna, Giovanni Pandico). Secondo
l’accusa Don Raffae’, per il suo intervento nella
trattativa, chiese una contropartita stimabile in due
miliardi di lire più la concessioni di appalti per la
ricostruzione post terremoto. La cifra da addebitare sulle
casse delle Brigate rosse per la liberazione di Cirillo
viene invece quantificata intorno al miliardo e mezzo di
lire. |
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5 settembre, Parigi:
una operazione congiunta tra carabinieri e polizia francese
porta all’arresto di 5 brigatisti dell’ultima generazione
sospettati di essere tra gli ideatori e gli esecutori degli
omicidi Tarantelli, Conti e Ruffilli. Le persone fermate
sono: Simonetta Giorgieri, Carla Vendetti, Marcello
Tammaro Dall’Omo e Nicola Bortone. |
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25 ottobre:
la sentenza di Primo Grado del processo Cirillo. Dei 15
imputati solo 5 vengono condannati e per quattro di loro la
pena è sospesa. Il presidente della quinta sezione penale
accoglie le richieste del pm Barbarano secondo il quale non
c’è stata nessuna trattativa Stato-Nco-Br. A Raffaele Cutolo
vengono inflitti 2 anni e 10 mesi di prigione per falso e
tentata estorsione. Dieci mesi al direttore del carcere di
Ascoli, Cosimo Giordano e otto mesi a tre guardie
carcerarie. |
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13 ottobre, Forlì:
per l’omicidio Ruffilli vengono rinviati a giudizio
Maria Cappello, Fabio Ravalli, Stefano Minguzzi, Franco
Grilli, Franco Galloni, Rossella Lupo, Marco Venturini,
Vincenza Vaccaro e Fulvia Matarazzo. |
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13 ottobre, Roma: «Assoluzione
di tutti gli imputati perché il fatto non sussiste. Questa è
stata la sentenza, pronunciata ieri dalla seconda Corte di
assise contro i 253 brigatisti rossi, accusati di
insurrezione armata contro i poteri dello Stato e guerra
civile, reati che sono puniti con la pena dell' ergastolo.
La decisione dei giudici, togati e popolari, era più che
scontata dopo la requisitoria del pm Nitto Palma che si era
conclusa con la richiesta dell' assoluzione con formula
piena» (fonte: «la Repubblica», 14/11/1989). |
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1990 |
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1 febbraio, Firenze:
per l’omicidio Conti viene chiesto
il
rinvio a giudizio per Fabio Ravalli, Maria
Cappello, Michele Mazzei, Daniele Bencini e Marco Venturini,
militanti delle Br- Pcc. |
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11 ottobre, Milano:
in via Montenevoso, durante dei lavori di ammodernamento dei
locali, nello appartamento-covo delle Brigate rosse scoperto
nell’ottobre 1978 viene ritrovata una versione più completa
del memoriale Moro. Il testo è nascosto dietro un
termosifone situato nella cucina dell’appartamento. |
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1991 |
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Tutto il mese di
agosto è caratterizzato dal
dibattito aperto dalla lettere dal carcere di Renato Curcio
sull’opportunità di dichiarare conclusa la stagione del
brigatismo. A Curcio risponde il Presidente della Repubblica
Francesco Cossiga che propone la grazia per il capo storico
delle Br come atto simbolico di chiusura di una stagione
oramai giunta a compimento. Le reazioni e i contributi al
dibattito sono numerosissimi. |
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1992 |
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22 maggio, Firenze:
la Corte d’Assise di Firenze
condanna all’ergastolo
Michele Mazzei, Maria Cappello, Fabio Ravalli e Marco
Venturini con l’accusa di aver progettato, realizzato e
gestito l’assassinio dell’ex sindaco di Firenze Lando
Conti. |
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31 luglio, Roma:
Governo e parti sociali (Sindacati
confederali e Confindustria) sottoscrivono il “Protocollo
sulla politica dei redditi, la lotta all’inflazione e il
costo del lavoro”, vero caposaldo della politica economica
di Giuliano Amato tesa a risanare i conti pubblici e
permettere al paese l’ingresso nell’Unione europea. |
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22 settembre, Firenze:
in Piazza Santa Croce è in
programma una grande manifestazione della Cgil, sale sul
palco il segretario generale Bruno Trentin per
ufficializzare il NO del sindacato alla manovra finanziaria
appena varata e per spiegare le ragioni di quella firma
posta in calce al Protocollo del 31 luglio. Aggredito fin
dal suo arrivo nelle vicinanze della piazza, Trentin cerca
di portare avanti il proprio intervento nonostante una
contestazione durissima, scandita da lanci di uova e
bulloni; artefici della protesta sono i militanti dei Cobas,
le frange più estreme del sindacalismo autonomo, uomini di
Rifondazione comunista e cani sciolti del sindacato
confederale. È il primo atto dell’autunno dei bulloni:
episodi simili nei giorni successivi si verificheranno in
molte altre piazze (il giorno seguente, a Milano, il
segretario confederale della Uil Silvano Veronese abbandona
il palco dopo un comizio lampo di quattro minuti, travolto
dal lancio di bulloni), il risveglio della classe operaia
viene registrato con toni sensazionalistici dalla stampa
nazionale, lo sciopero in Fiat del 25 settembre registra a
Torino una adesione record del 90% (“roba da anni Settanta”
dicono i giornali). E poi, il ritorno della violenza di
piazza: il 2 ottobre è il giorno dello sciopero generale del
pubblico impiego contro la finanziaria del governo Amato,
sfila fino a San Giovanni un corteo di 100 mila persone, è
in programma il comizio unitario della triade sindacale,
Bruno Larizza (segretario generale Uil) ha appena iniziato a
parlare quando nella piazza succede il finimondo, tra
cariche indiscriminate della polizia e reazione a catena dei
manifestanti |
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18 ottobre, Roma:
ritornano a farsi sentire i
Nuclei comunisti combattenti
che rivendicano l’attentato (fallito) alla sede romana della
Confindustria. «Questa iniziativa politico-militare – recita
il documento di rivendicazione – sebbene riuscita solo
parzialmente a causa di problemi tecnici, rappresenta per
noi un primo momento del più generale e complesso rilancio
della iniziativa rivoluzionaria che le Avanguardie Comuniste
Combattenti devono sapere operare all’interno del processo
di guerra di classe di lunga durata aperto a suo tempo, con
la proposta aperta a tutta la classe della Strategia della
Lotta Armata». |
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21-22 novembre,
Viareggio: nascono i
Comitati di Appoggio alla
Resistenza Comunista (Carc). |
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1993 |
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23 gennaio:
mentre Mario Moretti lascia per la prima volta il carcere
grazie a un permesso di 4 giorni, si rianima il dibattito
sull’opportunità di chiudere con un provvedimento di
clemenza la stagione degli anni di piombo; si discute
soprattutto intorno alla figura di Renato Curcio, in
semilibertà dall’8 aprile. |
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16 luglio, Napoli:
ritorna il caso Cirillo.
La prima sezione della corte d'
appello di Napoli (presidente Enrico Valanzuolo) emette la
sentenza d' Appello sulle trattative che condussero alla
liberazione dell' esponente politico campano. Viene respinta
la richiesta di una nuova istruttoria sul caso, la Corte d'
Appello respinge tutte le richieste di rinnovazione del
dibattimento. Ma, allo stesso tempo e contrariamente alla
sentenza di Primo Grado, si accertano le responsabilità dei
vertici della Democrazia Cristiana che trattò con le Br-PdG
la liberazione del sequestrato, grazie all’intercessione
della Nuova camorra organizzata di Cutolo. Le motivazioni
della sentenza, depositate in quell’autunno, avvallano
l’impianto accusatorio del Giudice Alemi: «Tutto quello che
il giudice istruttore Carlo Alemi aveva capito circa dodici
anni fa viene adesso trascritto nella motivazione della
sentenza di secondo grado del tormentato caso Cirillo, il
processo nato dal sequestro e dalla successiva liberazione
dell' ex assessore regionale democristiano nell' 81».
(fonte: «la Repubblica», 20/10/1993). |
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2 settembre, Aviano (Pn):
attentato contro la base Nato
rivendicato il 13/09 dalle Brigate rosse per la
costruzione del Partito comunista combattente; colpi di
pistola contro il muro di cinta della caserma e lancio di
una bomba a mano contro la facciata esterna di edificio
destinato agli alloggi dei militari. Con una telefonata al
quotidiano la Repubblica, gli attentatori fanno
trovare un documento di rivendicazione. L’attentato verrà
rivendicato anche un mese più tardi (il 14/10) da alcuni
detenuti irriducibili responsabili della strage di via Prati
di Papa a Roma. Le indagini condotte dalla polizia
consentono di giungere all’identificazione ed all’arresto di
14 persone, implicate a vario titolo nell’azione. I massimi
responsabili del gruppo (4 irriducibili noti per la
pregressa militanza nelle BR-PCC), detenuti, avvalleranno
dal carcere la rivendicazione dell’omicidio D’Antona. |
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14 ottobre:
viene arrestato Germano Maccari, il presunto ing. Altobelli
del sequestro Moro. |
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27 ottobre:
5 arresti nell’ambito delle indagini
sull’attentato alla base nato di Aviano. Finiscono in cella
Paolo Dorigo, Clara Clerici, Francesco Aiosa, Aldo
Berti e Angelo Della Longa. A questi si unisce il
21/11 Ario Pizzarelli, irriducibile della colonna “Walter
Alasia”. Per la vicenda di Paolo Dorigo si veda il sito
www.paolodorigo.org
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1994 |
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10 gennaio, Roma:
attentato alla Nato
Defence College rivendicato, con un documento
di otto pagine, dai Nuclei comunisti combattenti:
«All’interno dell’attuale fase di Ritirata Strategica che
connota la situazione delle forze rivoluzionarie nello
scontro tra rivoluzione e controrivoluzione, gli Ncc
collocano la propria offensiva antimperialista nel quadro
della complessa ripresa dell’iniziativa rivoluzionaria e del
più generale processo di ricostruzione delle forze». |
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1 maggio:
esce dal carcere Prospero Gallinari. |
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1995 |
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13 febbraio:
vengono arrestati due appartenenti agli
Ncc, Fabio Mattini e Luigi Fucci. Quest’ultimo
è stato il compagno di Nadia Desdemona Lioce, già ritenuta
dalla Digos appartenente al gruppo sovversivo e irreperibile
proprio dal ’95. |
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9 marzo:
l’ex Direttore del Sisde, Riccardo Malpica, nel corso di una
intervista al settimanale Panorama, indica nel
professor Alberto Asor Rosa
il “suggeritore” delle Brigate rosse, ovvero colui che
redigeva i documenti dell’organizzazione. L’inchiesta che ne
scaturisce viene immediatamente archiviata per l’evidente
assurdità della sua tesi di fondo. |
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7 aprile:
emerge l’ipotesi che a scrivere alcuni documenti falsi delle
Brigate rosse possa essere stato il
Sisde: «I testi con la
stella a cinque punte fabbricati dagli 007 sarebbero almeno
quattro, firmati con sigle molto diverse l’una dall’altra e
tutti, all’epoca, attribuiti - pur con qualche scetticismo -
a vari satelliti del partito armato. Il primo risale al
febbraio ‘81 con la sigla "Reparti combattenti comunisti,
Brigata Gianfranco Faina", il secondo è di un mese dopo,
attribuito al"Mpro" in risposta al primo (a quanto pare il
Sisde cercava di far scoppiare una "contraddizione interna"
all' organizzazione). Un terzo volantino fu firmato Colonna
28 marzo e riguardava il rapimento del direttore del
Petrolchimico di Porto Marghera Giuseppe Taliercio. Infine
il più importante, quello attribuito al "Fronte carceri"
durante il caso Cirillo, un capolavoro di equilibrismo
linguistico mutuato dal gergo sinistrese del movimento. Fu
sfornato nel luglio 1981 mentre l’ostaggio era ancora nella
prigione del popolo con l' intento - ma qui siamo ancora sul
piano delle ipotesi investigative - di convincere, usando
argomentazioni "dall’interno", i rapitori dell’ex assessore
dc della Regione Campania a rilasciare l’ostaggio». (fonte:
«la Repubblica», 7/4/1995) |
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1996 |
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23 febbraio, Roma:
due chili di tritolo vengono fatti
esplodere nei pressi di una palazzina del Comando
dell’Aeronautica, in viale dell’Università. L’attentato è
ancora rivendicato dalla sigla Ncc, Nuclei comunisti
combattenti. |
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19 giugno, Roma:
Germano Maccari confessa di essere il “quarto uomo”
di via Montalcini; verrà condannato all’ergastolo il 17/07
nell’ambito del quinto processo Moro. |
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1997 |
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11 maggio, Torino: «Sessantatré
ex terroristi delle Brigate Rosse, di Prima Linea e di altri
gruppi firmano per la prima volta dopo molti anni un appello
che chiede di mettere la parola fine alla "Storia infinita"
(così s’intitola l’appello indirizzato a chiunque voglia
ascoltare) degli anni di piombo. Da Lauro Azzolini a Sergio
Segio, da Corrado Alunni a Susanna Ronconi, a Giulia Borelli,
Roberto Rosso, i sessantatre, più o meno noti, più o meno
responsabili di gravi fatti eversivi, si rivolgono a "una
democrazia matura, una classe politica e una Repubblica che
vogliano davvero rinnovarsi». |
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2 dicembre:
viene concessa
la
semilibertà a Mario Moretti. |
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1998 |
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1999 |
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29 gennaio:
dopo 17 anni di carcere, viene concessa la semilibertà a
Giovanni Senzani. |
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20 maggio, Roma:
in via Salaria viene assassinato
il professor Massimo D’Antona, consulente del
Ministero del Lavoro nel governo D’Alema. L’attentato è
rivendicato dalle Brigate rosse – Partito comunista
combattente. |
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30 giugno, Milano e
Roma: dopo 40 giorni di silenzio
successivi all’agguato di via Salaria, le Br-Pcc tornano a
farsi sentire distribuendo in diversi punti delle due città
decine di copie dello stesso documento di rivendicazione
dell’omicidio D’Antona. Una settimana più tardi l’operazione
viene ripetuta in altre otto città. |
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19 ottobre:
perquisizioni in tutta Italia
ai danni di militanti dei Carc (Comitati di
appoggio alla resistenza comunista). Tra i nominativi
indicati nelle ordinanze, anche quello di
Giuseppe Maj,
fondatore e ideologo del gruppo, irreperibile. La procura
della repubblica di Roma dispone la perquisizione con
l’imputazione di cui agli artt. 270 e 270 bis CP “per aver
organizzato una associazione sovversiva denominata (Nuovo)
Partito Comunista in forma clandestina, la quale si propone
il compimento di atti di violenza al fine di eversione
dell’ordine democratico”. La stessa Procura chiederà poi al
Gip l’archiviazione dell’indagine, pronunciata il 4/9/2001.
Interessante il documento costitutivo del (Nuovo) partito
comunista, molto critico nei confronti delle Br-Pcc. |
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Viene recapitato al consigliere
di Rifondazione comunista Umberto Gay, presso la sede di
Radio Popolare a Milano, un documento di 70 pagine
intitolato La Voce, sottotitolo: Nuovo
Partito Comunista che contiene e illustra le linee guida
per la costituzione di un nuovo soggetto politico comunista
capace di riprendere l’iniziativa e di riunire le forze
soggettive della rivoluzione sociale. Il documento si occupa
anche del caso D’Antona affermando che, pur essendo
condivisibili le motivazioni che hanno portato all’uccisione
del consigliere del Ministro Bassolino, non è tuttavia con
azioni una tantum che si procede verso la
rivoluzione, bensì riaggregando tutte le forze ostili allo
Stato sotto un nuovo partito comunista capace di dirigere e
coordinare la lotta. Questo partito opererà in clandestinità
e, secondo il dettato leninista, sarà costituito da piccoli
nuclei capaci di unire teoria e pratica di lotta. |
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2000 |
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2 febbraio:
nuovo documento delle Br-pcc con il quale
viene annunciato l’innalzamento del livello dello scontro e
nuove azioni di guerriglia. La Dichiarazione
programmatica è contenuta nel volantino di 24 righe
recapitato per posta all’Ansa, preso seriamente in
considerazione dagli inquirenti che indagano sull’omicidio
D’Antona. Le avanguardie combattenti - dice il
documento - attraverso la ripresa dell’attacco
rivoluzionario, hanno assunto l’incarico strategico di
elevare lo scontro nel contesto della guerra di classe di
lunga durata. La ripresa della lotta deve necessariamente
sfociare nell’offensiva alle strutture di direzione degli
apparati repressivi quali emanazione operativa di un
Esecutivo che si protrae verso il consolidamento del sistema
borghese imperialista. Le aspettative generali del
proletariato sono sistematicamente disattese da uno Stato
che merita di essere esposto all’aggressione prolungata e
disarticolante dell’iniziativa rivoluzionaria.
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15 maggio, Roma:
prime indiscrezioni sulla presunta svolta nelle indagini
sull’omicidio D’Antona. Il quotidiano la Repubblica
intitola: Svolta sul caso D’Antona. Si chiude il cerchio
intorno ai basisti. Il giorno successivo, lo stesso
quotidiano preannuncia «Arresti in vista». |
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17 maggio, Roma:
viene arrestato Alessandro Geri, il presunto
telefonista delle Br-Pcc nell’omicidio D’Antona. L’inchiesta
si rivelerà un clamoroso fiasco e Geri verrà scarcerato a
fine maggio non essendo emerso nulla a suo carico. La
vicenda Geri è la prima di una lunga serie di grotteschi
buchi nell’acqua compiuti dagli investigatori. |
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19 maggio, Roma:
un non meglio definito Nucleo di iniziativa proletaria
rivoluzionaria (Nipr) rivendica l’ordigno
esploso quattro giorni prima nelle sede della Commissione
Antisciopero in via Po, a Roma. |
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22 giugno, Riva
Trigoso (Genova): Cinque fogli
dattiloscritti vengono recapitati tramite posta prioritaria
alla rappresentanza sindacale unitaria della Fincantieri di
Riva Trigoso. Contengono frasi inquietanti, minacce ed
esortazioni agli operai affinché riprendano la lotta armata.
Il documento, firmato con una stella a cinque punte simbolo
delle Brigate Rosse posta sotto la dicitura Nucleo di
iniziativa proletaria rivoluzionaria, sarebbe stato
inviato dall’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma. La busta
giunge anche ad altre aziende italiane, tra cui l’Ilva di
Genova. |
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5 luglio:
documento del Nucleo di iniziativa
proletaria rivoluzionaria (Nipr). |
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18 luglio:
rivelazioni inedite sulla presunta abitazione in cui si
riuniva il vertice delle Br durante il sequestro Moro
contenute nella relazione finale dei lavori della
Commissione stragi presieduta dal senatore Giovanni
Pellegrino, ribadite nel suo libro Segreti di Stato
(vedi la scheda
qui),
dove si può leggere a pag. 225: “Da un’indagine giudiziaria
fiorentina, mai utilizzata nei processi Moro celebrati a
Roma, abbiamo finalmente accertato che, durante i 55 giorni
del sequestro, il comitato toscano delle Br, composto
tutto da irregolari, aveva a disposizione un unico covo […]
Si trattava della casa di un architetto, Gianpaolo Barbi,
membro del comitato toscano delle Br […] Di quel comitato,
secondo il giudice Chelazzi, faceva parte anche Giovanni
Senzani, sin dal 1977”. |
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19 luglio,
Roma:volantini con la stella a cinque punte delle
Brigate rosse vengono recapitati, con posta prioritaria,
nella sede di alcuni quotidiani romani. I volantini, in più
copie e composti di un foglio scritto molto fitto,
contengono minacce. La Digos acquisisce nella sede del
quotidiano Il Tempo un volantino di circa 50 righe, a
firma Br-Pcc in cui si parla della necessità di un
intervento armato per neutralizzare le iniziative
dell'azione operativa, di chi - viene indicato nel volantino
- nella Cisl e nella Cgil sta contrastando la strategia
antimperialista e la costruzione del Pcc. |
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12 dicembre, Todi:
durante una rapina in baca viene arrestato Giorgio
Panizzari, ex nappista, graziato nel 1998 dall’allora
Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Panizzari
viene successivamente accusato di essere tra i componenti
del commando delle Br-Pcc che il 19 maggio ’99 uccise
Massimo D’Antona. L’ipotesi investigativa si rivelerà però
sbagliata: un altro buco nell’acqua della Procura di Roma
guidata da Italo Ormanni; |
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2001 |
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13 maggio, Roma:
arrestati otto militanti del gruppo Iniziativa
Comunista. Norberto Natali, la sorella Sabrina e
Rita Casillo sono indagati per l’omicidio D'Antona. Il 19
maggio, tre degli otto indagati vengono scarcerati. Anche
questa inchiesta si rivelerà un fiasco totale. |
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25 maggio:
Ario Pizzarelli, Cesare Di Leonardo,
Francesco Aiosa e Stefano Minguzzi rivendicano in
aula la paternità dell’omicidio D’Antona: Ci
identifichiamo nella linea, nell’impianto strategico e
nell’intera storia trentennale delle Brigate rosse.
Rivendichiamo la valenza politica dell’azione del 20 maggio
1999 contro D’Antona […] azione che ha rappresentato un
salto di qualità per il rilancio del processo rivoluzionario
e dell’impianto delle Brigate rosse. |
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19 settembre, Roma:
Simonetta Giorgieri, Carla Vendetti e
Nicola Bortone – tutti irreperibili – sono condannati
dalla Terza Corte d’Assise rispettivamente a 8 anni e 6
mesi, 8 anni e 4 mesi e 5 anni e 6 mesi per appartenenza
all’organizzazione eversiva Br-Pcc. |
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1 ottobre, Roma:
Rita Casillo, militante di Iniziativa comunista
arrestata nel maggio scorso, viene identificata dal
supertestimone del delitto D’Antona come la donna che
avrebbe fatto parte del commando delle Br-Pcc. Durante un
successivo confronto all’americana, il supertestimone del
delitto D’Antona non riconosce Rita Casillo, indicando
un’altra delle 5 donne presenti al riconoscimento. |
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13 novembre, Roma:
la Procura di Roma chiede la riapertura delle indagini sui
Carc. Il GIP la autorizza con provvedimento del
17/12/2001. |
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2002 |
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10 marzo, Zurigo:
l’arresto di Nicola Bortone, militante
comunista, condannato dalla Corte d’Assise di Roma lo scorso
18 settembre a 5 anni e 6 mesi di reclusione per banda
armata ed associazione sovversiva è, secondo gli esperti
dell’antiterrorismo, tra i fondatori delle nuove Brigate
rosse-Partito comunista combattente. |
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19 marzo, Bologna:
in via Valdonica viene assassinato il prof. Marco
Biagi, consulente del Ministero
del Lavoro del Governo Berlusconi. Siamo le Brigate
Rosse. Rivendichiamo l'attentato al professor Biagi. Seguirà
comunicato è il contenuto di una telefonata giunta alle
16.28 alla redazione del Resto del Carlino.
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