CRONOLOGIA

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GLI ANNI DI PIOMBO IN ITALIA - CRONOLOGIA ESSENZIALE

Seconda parte 1978–1988

 

 

1978

gennaio-aprile: stillicidio di vittime. Molte delle azioni di questo frangente (si vedano gli assassini di Riccardo Palma, 14-2, Lorenzo Cotugno, 10-4 e di Francesco Di Cataldo, 20-4) sono legate alla apertura del “circuito dei camosci”.

18 gennaio, Novara: appare per la prima volta la sigla FCC (Formazioni comuniste combattenti) nella rivendicazione di una azione contro il nucleo dei carabinieri in servizio di guardia esterna al carcere speciale di Novara. È in questa formazione, generata dalla Brigate comuniste e gravitante nell’area Autonomia, Prima Linea/ex servizio d’ordine di Lotta continua, che muove i primi passi nel mondo della sovversione politica Marco Barbone.

Risoluzione strategica di febbraio: le Br teorizzano il “salto di qualità”: l’offensiva rivoluzionaria è destinata a esaurirsi se l’Organizzazione non riuscirà a coinvolgere nella lotta armata larghi strati del Movimento. Il progetto ultimo è quello di portare l’attacco “al cuore dello Stato”; il nemico è lo Stato Imperialista delle Multinazionali, al cui certo – nel caso italiano – sta la Democrazia cristiana. Alla stesura della risoluzione partecipano in maniera attiva e consistente i detenuti politici che in quei giorni sono sotto processo.

14 febbraio, Roma: agguato mortale al consigliere di Cassazione Riccardo Palma, addetto anche alla gestione dei fondi per l’edilizia carceraria. L’agguato viene infatti rivendicato dalle Br nel quadro della campagna contro le carceri speciali.

8 marzo: riprende il processo di Torino, ultimo atto del “processo-guerriglia”, in una città militarizzata all’inverosimile.

10 marzo, Torino: agguato mortale al maresciallo della polizia della sezione antiterrorismo Rosario Berardi, compiuto in relazione alla riapertura del processo di Torino.

16 marzo - 9 maggio, Operazione Fritz: sequestro e uccisione di Aldo Moro; leggi i comunicati delle Brigate rosse.

Per la consistenza numerica del Partito armato nei giorni del sequestro Moro si veda la testimonianza di Mario Moretti: “I regolari sono sempre stati pochissimi, 120 in totale, tra colonne e fronti, mi sembra una cifra verosimile ma sicuramente per il nostro periodo migliore. Non ne occorrevano di più, avevamo attorno una rete enorme che gestiva i rapporti politici e tutto quel che accadeva… Per quantificare il maniera approssimativa questa rete fate il numero dei militanti arrestati, e moltiplicate per dieci: quella era la rete”.

Ha ufficialmente inizio la stagione dell’emergenza: subito dopo il sequestro di Aldo Moro il governo introduce delle norme restrittive che saranno successivamente estese e radicalizzate. Del 21/3 è il “decreto Moro”. Del 30/8 l’emanazione (violando l’art. 77 della Costituzione) di un decreto segreto che attribuisce al Generale Dalla Chiesa poteri speciali per combattere il terrorismo. Il decreto non viene trasmesso al Parlamento e viene pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” soltanto un anno dopo. Le “leggi Cossiga” del triennio ‘78-’80 individuano nuove configurazioni delittuose e criminali. Vengono inoltre gettate le basi della cosiddetta legislazione premiale che, mediante il principio della dissociazione, mira ad annientare, eliminare alla radice il fenomeno sovversivo.

Aprile-maggio: lungo elenco di azioni contestuali all’Operazione Fritz. Cadono sotto i colpi del partito armato Lorenzo Cotugno (Torino, 11 aprile) e Francesco Di Cataldo (Crescenzago (Mi), 20 aprile) sempre nell’ambito della campagna delle Br contro le carceri speciali e contro gli uomini dell’antiterrorismo.

Giugno-dicembre: le Br compiono 5 omicidi (Antonio Esposito, Pietro Coggiola, Girolamo Tartaglione, Salvatore Lanza e Giuseppe Porceddu) e 8 ferimenti; PL un omicidio (Alfredo Paolella) e 5 ferimenti; altre formazioni (tra cui le Squadre proletarie di combattimento per l’Esercito di Liberazione comunista [omicidio di Giampiero Grandi], le Formazioni comuniste combattenti [agguati mortali ai danni di Fedele Calvosa, Giuseppe Pagliei e Luciano Rossi], la Guerriglia Comunista [omicidi di Giampiero Cacioni, Maurizio Tucci, Enrico Donati e Sabaudi Vaturi]  e i Proletari Armati per il Comunismo [omicidio di Antonio Santoro]) mettono a segno 9 omicidi e 11 ferimenti; è la stagione del “terrorismo diffuso” (G. Bocca stima in circa 3.000 le persone coinvolte nella nebulosa terroristica). In estate, viene arrestato a Milano, nel covo di via Neroli, Corrado Alunni.

1° ottobre 1978, Milano: irruzione degli uomini dell’antiterrorismo nel covo di via Montenevoso. Nel corso dell’intera operazione (che si sviluppa anche in altri appartamenti-covi) nove brigatisti vengono tratti in arresto, tra cui Bonisoli e Azzolini (dell’esecutivo), Mantovani e Savino. In via Montenevoso viene trovato il dattiloscritto di parte del memoriale di Moro. 12 anni più tardi, nello stesso appartamento – durante dei lavori di ristrutturazione, dietro un tramezzo – vengono scoperte le copie dell’intero memoriale.

5 ottobre: la Digos identifica per la prima volta la figura di Giovanni Senzani.

24 ottobre, Genova: l’operaio-sindacalista comunista dell’Italsider Guido Rossa denuncia l’operaio Francesco Berardi, sorpreso nell’atto di distribuire volantini delle Br in fabbrica e arrestato la sera stessa.

1979

Gennaio: Valerio Morucci e Adriana Faranda lasciano le Br per dissensi interni legati all’epilogo dell’affare Moro e vengono successivamente arrestati, a maggio. Per ciò che concerne il dibattito tra i due dissidenti e l’esecutivo brigatista si veda l’articolo pubblicato su “Lotta continua” del 25/7/1979 e la risposta su “Panorama” del 20/8/1979.

19 gennaio, Torino: Prima Linea uccide Giuseppe Lorusso, agente di custodia presso il carcere “Le Nuove”.

24 gennaio: le Br uccidono Guido Rossa. All’agguato prendono parte Vincenzo Guagliardo e Riccardo Dura, membri di punta della colonna genovese delle Brigate rosse: l’intento è quello di gambizzare il sindacalista ma, dopo il primo colpo alle gambe sparato da Guagliardo, Dura decide di tornare sui propri passi e giustiziare Rossa, “spione” colpevole di delazione.

29 gennaio, Milano: Prima Linea ammazza il giudice di Piazza Fontana Emilio Alessandrini. L’agguato desta grande impressione in tutto il paese. Viene infatti colpito un uomo di sinistra, il giudice che per primo era riuscito a svelare le trame nere dietro l’organizzazione della strage del 12 dicembre 1969.

15 febbraio, Torino: viene distribuito dalla giunta comunista che governa la città un questionario per promuovere la mobilitazione di massa contro il partito armato; l’iniziativa è promossa dal Consiglio di circoscrizione di Madonna di Campagna e viene approvata dall’Assemblea dei presidenti dei Consigli di circoscrizione. Alcune circoscrizioni di centro non aderiscono; altre lo fanno senza l’adesione della Dc e delle destre. Vengono distribuite oltre 100 mila copie del questionario; ne vengono restituite 12676 ma solo in 35 di queste è data risposata alla domanda: “Avete da segnalare fatti concreti che possano aiutare gli organi della magistratura e le forze dell’ordine a individuare coloro che commettono attentati, delitti, estorsioni?”.

28 febbraio, Torino: la strage del bar dell’Angelo, episodio che ha una coda i successivi 9 marzo  e 18 luglio. Muoiono in uno scontro a fuoco i piellini Barbara Azzaroni e Matteo Caggegi mentre si accingevano, probabilmente, a compiere un attentato presso la sede della circoscrizione di Madonna di Campagna e al consigliere comunista Michele Zaffino, promotore del suddetto questionario. Il successivo 9 maggio un commando di PL guidato da Maurice Bignami attrae in un tranello una pattuglia delle forze dell’ordine: nello scontro a fuoco muore un passante, Emanuele Jurilli. Ancora, il 18 luglio un commando di PL uccide il proprietario del bar dell’Angelo, Carmine Civitate, accusato erroneamente di delazione.

Marzo: la campagna di primavera delle Brigate rosse.

21 marzo: primo arresto di Giovanni ‘Emiliano’ Senzani, per ordine del procuratore Vigna che lo accusa di aver dato ospitalità a Salvatore Bombaci, brigatista membro del comitato toscano.

29 marzo, Roma: le Brigate rosse uccidono il consigliere regionale della Democrazia cristiana Italo Schettini

7 aprile: il giudice Calogero, della Procura di Padova, decapita i vertici dell’Autonomia padovana, ipotizzando – nel celebre “Teorema Calogero” – una connessione diretta tra l’Autonomia organizzata e il partito armato.

3 maggio, Roma: un commando Br compie un assalto alla sede del comitato regionale della Dc di piazza Nicosia durante il quale muoiono 2 carabinieri, Antonio Mea e Pietro Ollanu.

Nella prima metà dell’anno le Br uccidono 6 volte (+ 8 ferimenti), PL uccide 5 volte, altre formazioni “minori” uccidono 6 volte (oltre a decine di feriti). Tra le formazioni più attive in questo frangente i Proletari Armati per il Comunismo, recentemente tornati alla ribalta delle cronache per la vicenda di Cesare Battisti.

A ridosso dell’estate il grosso dei regolari dell’Organizzazione si trasferisce in Sardegna per progettare e portare a compimento entro l’estate l’evasione dei compagni prigionieri all’Asinara. Il progetto viene rimandato all’estate successiva e questo causa grosse frizioni tra i detenuti e l’Organizzazione [vedi M. Moretti, pp. 202-206; vedi anche A. L. Braghetti, pp. 83-85].

Luglio: i detenuti Br dell’Asinara fanno pervenire all’esecutivo un documento di 120 pagine (il cosiddetto “documentone”, pubblicato poi nel 1980 con il titolo L’ape e il comunista da “Corrispondenza Internazionale”, rivista diretta da Carmine Fiorillo) che illustra le loro tesi politiche e le linee da seguire per il “dopo Moro”. Il documento non è condiviso dall’Esecutivo.

13 luglio: le Br uccidono il tenente colonnello dell’Arma dei Carabinieri Antonio Varisco nell’ambito della campagna brigatista contro le carceri speciali.

estate: offensiva della Fiat che licenzia 61 operai  accusati di violenza politica all’interno della fabbrica. Fallisce lo sciopero di solidarietà indetto dai sindacati.

agosto: a bordo del Papago, un equipaggio brigatista capeggiato da Moretti si reca al largo del Libano per un carico d’armi di provenienza palestinese da nascondere sul suolo italiano: esplosivo al plastico, mitra e missili anticarro terra-terra. È uno dei pochi risultati concreti delle relazioni internazionali instaurate dalle Br con le organizzazioni terroristiche straniere (Raf, Eta, Olp, Ira).

settembre: Prima Linea subisce colpi pesantissimi (arresti di Russo, Palombi e Vaccher); nonostante ciò, l’organizzazione reagisce nell’autunno, uccidendo il 21 settembre il responsabile della pianificazione Fiat, ing. Carlo Ghiglieno, in risposata agli 61 licenziamenti predisposti dall’azienda nei confronti di operai sospettati di rapporti con il terrorismo.

settembre: dopo uno scontro a fuoco viene arrestato per la seconda volta e  definitivamente Prospero Gallinari. Ferito gravemente alla testa, viene ricoverato in coma. Nelle sue tasche, le forze dell’ordine trovano una mappa dettagliata dell’isola e del carcere dell’Asinara. Questo fatto, unito ad altre considerazioni sulle grandi difficoltà operative legate a un’azione come quella progettata per la liberazione dei detenuti dell’Asinara, convincono Moretti e soci a rimandare il progetto all’estate successiva. La reazione all’interno del carcere tra i detenuti politici è violenta: la spaccatura tra i due fronti è ormai irreversibile.

Azioni a catena delle Br (5 omicidi + 7 ferimenti). Dalla Chiesa assume il comando della divisione Pastrengo; vengono ampliati i termini della carcerazione preventiva; nel Paese un clima da guerra civile; legislazione speciale.

9, 10 settembre, Bordighera: si riunisce il comando nazionale di Prima Linea. Sono presenti Roberto Rosso, Maurice Bignami, Sergio Segio, Marco Donat Cattin, Susanna Ronconi, Silveria Russo, Giai e Prandi. Marco Donat Cattin e Massimo Prandi comunicano la loro decisione di abbandonare l’organizzazione in disaccordo con le ultime scelte del gruppo dirigente.

Ottobre: i detenuti dell’Asinara chiedono le dimissioni dell’esecutivo Br.

2 ottobre, Cuneo: si suicida in carcere Francesco “Cesare” Berardi, il brigatista arrestato in seguito alla denuncia di Guido Rossa. Dopo l’arresto, Berardi parla rivelando ai magistrati l’identità di Enrico Fenzi. Trasferito a Cuneo, nello stesso carcere in cui è rinchiuso l’uomo che ha denunciato, Berardi prima tenta il suicidio tagliandosi le vene e poi si impicca.

2 novembre: rivolta dei detenuti del carcere dell’Asinara.

11 dicembre, Torino: assalto di Prima Linea nella Scuola di Formazione Aziendale di via Ventimiglia. Il commando occupa militarmente la scuola, raduna studenti, insegnanti e personale nell’aula magna e tiene un breve comizio propagandistico, mentre nell’aula attigua i dirigenti Fiat e Olivetti e cinque studenti scelti a caso vengono feriti intenzionalmente alle gambe.

Decreto legge del 15 dicembre 1979 (divenuto legge n. 15, la cosiddetta “legge Cossiga”, il 6/2/1980): l’art. 270  bis estende il fermo di polizia a 48 ore, più altre 48 ore a disposizione per giustificare il provvedimento. L’art. 9 autorizza le perquisizioni per causa d’urgenza anche senza mandato; l’art. 10 estende di un terzo, per ogni grado di giudizio,  i termini della carcerazione preventiva per i reati di terrorismo; l’art. 11 introduce un elemento di retroattività della legge, ordinando di applicare i nuovi termini della carcerazione preventiva anche ai procedimenti già in corso.

Dicembre, Torino: vengono arrestati Mattioli, Angela Vai, Delfino e i gemelli Di Cecco. Duro colpo per la colonna torinese delle Brigate rosse.

Si riunisce la Direzione strategica delle Br che chiede l’allineamento alle posizione dell’Organizzazione da parte dei detenuti.

1980

Gennaio: offensiva Br contro l’Arma dei Carabinieri (5 omicidi + 1 ferimento tra Milano e Genova. Le vittime sono: l’appuntato Antonio Cestari, l’agente Michele Tatulli e il brigadiere Rocco Santoro, uccisi a Milano l’8 gennaio dalla colonna “Walter Alasia” che dà in questo modo il “Benvenuto al Generale Dalla Chiesa”. Il 25 gennaio cadono invece l’appuntato Antonino Casu e il colonnello Emanuele Tuttobene, uccisi a Genova dalla colonna genovese “Francesco Berardi” ). Il 19 gennaio la colonna veneta uccide Sergio Gori, vicedirettore del Petrolchimico di Marghera.

7 febbraio, Milano: viene assassinato William Waccher, militante di Prima Linea arrestato nel luglio ’79 e accusato dai suoi compagni di essere un delatore. L’operazione è gestita e condotta da Sergio Segio. Le prove della delazione di Vaccher non sono mai state accertate.

12 febbraio, Roma: omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet. A marzo, le Br uccidono altri due magistrati, Nicola Giacumbi (il 16) e Girolamo Minervini (il 18).

Tra gennaio e marzo, PL porta a compimenti 5 omicidi (tra cui l’omicidio di Paolo Paletti, direttore della produzione all’Icmesa, la fabbrica di Seveso da cui, il 10 luglio 1976, si sprigionò una nube tossica di diossina, e l’assassinio del giudice Guido Galli, il 19 marzo presso la Statale di Milano). Altre 3 vittime per opera di organizzazioni “minori”.

Nel supercarcere di Palmi i componenti del gruppo storico delle Br trasferiti dall’Asinara si uniscono ai membri dell’Autonomia arrestati dopo il 7 aprile: viene creato un comitato di campo con rappresentanti di entrambi i gruppi.

18 febbraio, Torino: vengono arrestati Patrizio Peci e il capocolonna torinese Rocco Micaletto. La tesi del “doppio arresto” e le molteplici ricostruzioni dell’accaduto.

28 marzo, Genova: la strage di via Fracchia. Vedi l’approfondimento nella sezione del nostro sito.

1° aprile: dopo le prime rivelazioni, che conducono i Cc in via Fracchia, Patrizio Peci vuota tutto il sacco: conseguenze tremende per le Br (70 arresti, covi scoperti e l’esempio del primo pentito). In risposta ai fatti di via Fracchia, un commando Br assalta a Milano una sezione della Dc gambizzando 4 persone.

19 aprile, Genova: l’avvocato di Soccorso rosso Edoardo Araldi si suicida nella sua abitazione dopo essere stato raggiunto da un mandato di arresto per partecipazione a banda armata. ad accusarlo è, ancora una volta, Patrizio Peci.

24 aprile, Roma: il senatore democristiano Carlo Donat Cattin incontra il Presidente del Consiglio Francesco Cossiga. Argomento dell’incontro è il figlio di Donat Cattin, Marco.

25 aprile, Torino: Carlo Donat Cattin chiede a Roberto Sandalo di rintracciare Marco e avvertirlo che il pentito Patrizio Peci ha fatto il suo nome.

29 aprile, Torino: viene arrestato Roberto Sandalo che, “pentitosi” due giorni dopo l’arresto, rivela il presunto favoreggiamento dell’allora Presidente del Consiglio Cossiga nei confronti di Donat Cattin. Le confessioni di Sandalo proseguono per 14 giorni. Anche il nome di Sandalo viene fatto alla polizia da Peci; i due si erano incontrati due volte per le intenzioni di Sandalo di abbandonare PL ed entrare nelle Br. È Sandalo a rivelare a Peci che tra le fila di PL c’è anche la presenza di Marco Donat Cattin, anche se in posizioni dissidenti rispetto all’esecutivo dell’organizzazione.

2 maggio: il vicecapo del Sisde Silvano Russomanno consegna al giornalista Fabio Isman – che li pubblica sulle pagine de “il Messaggero” a partire dal 4 maggio – i verbali delle confessioni di Peci. Il verbale non è completo, mancano alcune pagine; in particolare, manca la pagina 50, quella che contiene le rivelazioni di Peci a proposito di Marco Donat Cattin. Resoconti della confessione di Peci compaiono sulle pagine dei quotidiani a partire dal 12 aprile. A Roma viene arrestata Anna Laura Braghetti.

7 maggio: “Lotta continua”, che ha avuto da Fabio Ismam copia dei verbali dell’interrogatorio di Peci, esce con un supplemento di 16 pagine. La Brigata 28 marzo ferisce il giornalista di “Repubblica” Guido Passalacqua; nello stesso giorno, “Paese sera” esce nell’edizione pomeridiana con il titolo Peci: il figlio di Donat Cattin fa parte di Prima Linea. Fabio Ismam viene tratto in arresto dai Carabinieri; viene spiccato un mandato di cattura ai danni di Marco Donat Cattin.

11 maggio: Marco Donat Cattin parte per la Francia, destinazione Parigi; nello stesso giorno, i giornali pubblicano la notizia che lo stesso Marco Donat Cattin faceva parte del commando di Prima Linea che uccise il giudice Alessandrini.

13 maggio, Roma: viene arrestato il questore Silvano Russomanno, vicecapo del Sisde.

19 maggio, Napoli: con l’attentato mortale a Pino Amato, assessore regionale della Dc, nasce ufficialmente la Colonna di Napoli delle Brigate rosse.

21 maggio, Roma: inizia il processo di Primo Grado a carico di Silvano Russomanno, Fabio Ismam e Vittorio Emiliani, direttore de “il Messaggero”.

28 maggio, Milano: il gruppo Brigata 28 marzo (data del massacro di via Fracchia a Genova) uccide il giornalista del “Corriere della sera” Walter Tobagi.

30 maggio, Roma: il Presidente del Consiglio Francesco Cossiga viene interrogato dalla Commissione Inquirente sul caso Donat-Cattin. È la prima volta che un Presidente del Consiglio è sospettato di aver tradito la Costituzione.

31 maggio, Roma: con 11 voti favorevoli contro 9 la Commissione Inquirente sancisce l’archiviazione del procedimento relativo all’accusa di tradimento della Costituzione mossa al presidente del Consiglio Francesco Cossiga; Carlo Donat Cattin si dimette da vicesegretario della Dc. La questione passa ora nelle mani del Parlamento in seduta comune, essendo il procedimento di archiviazione stato votato da una maggioranza inferiori ai 4/5 dei membri della Commissione.

Le rivelazioni di Sandalo smantellano Prima Linea: le forze dell’ordine arrivano alle due più importanti basi dell’organizzazione, a Torino in via Staffarla 9, e a Milano in via Lorenteggio 236. Vengono arrestati Bruno La Ronga e Silveria Russo. Gli unici ancora in libertà, Segio e Forestieri, costituiscono i Colp (Comunisti organizzati per la libertà del proletariato). Finisce la sanguinaria storia di Prima Linea, durata 3 anni (dalla primavera del ’77 a quella dell’80); sugli organi di informazione del movimento si susseguono gli appelli all’abbandono della lotta armata lanciati da ex piellini dissociati.

23 luglio, Roma: seduta comune della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica  con all’ordine del giorno “la relazione della Commissione parlamentare per i procedimenti di accusa sugli atti del procedimento n. 274/VIII concernente il deputato Francesco Cossiga, nella sua qualità di Presidente del Consiglio, in relazione agli articoli 326 e 378 del codice penale”.

27 luglio, Roma: il Parlamento in seduta comune decide di archiviare il caso Cossiga-Donat Cattin respingendo con voto della maggioranza assoluta il rinvio del Presidente del Consiglio davanti all’Alta Corte Costituzionale per i reati di favoreggiamento e violazione del segreto d’ufficio.

estate-autunno: il partito armato sembra sconfitto, agonizzante; durante la riunione della direzione strategica del 5 agosto, la colonna milanese Walter Alasia si rende autonoma dall’esecutivo. Si compie così la prima scissione interna alle Brigate rosse.

settembre, Torino: la Fiat annuncia 15 mila licenziamenti e la cassa integrazione per 23 mila dipendenti. Il 26 settembre Berlinguer è ai cancelli di Mirafiori per dare il sostegno del partito allo sciopero a oltranza degli operai Fiat. Ai conseguenti blocchi organizzati dagli operai risponde, il 14 ottobre, la marcia dei 40mila colletti bianchi: è il tramonto delle lotte operaie, la fine di un’epoca e l’inizio degli anni ’80.

25 settembre: gli uomini di Dalla Chiesa emettono un ordine di cattura nei confronti di Marco Barbone per i reati di associazione sovversiva, banda armata, rapina aggravata, sequestro di persona, detenzione di armi, incendio doloso, danneggiamenti e altri reati, tutte attività inerenti le sigle Guerriglia Rossa e Fcc. Nel mandato di cattura non si accenna ancora alle responsabilità di Barbone per l’assassinio Tobagi ma, secondo le ricostruzioni fatte, i CC sono già certi della responsabilità del fermato anche per il delitto Tobagi.

Ottobre: Direzione strategica delle Brigate rosse.

12 novembre, Milano: prima azione autonoma della Walter Alasia (attentato mortale al dirigente industriale della Marelli Renato Briano).

23 novembre: viene istituita la Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso-Moro.

28 novembre: seconda azione autonoma della Walter Alasia, ai danni di Manfredo Mazzanti, dirigente dell’Alfa Romeo.

dicembre: con l’Opuscolo n. 10 l’esecutivo brigatista decreta ufficialmente l’espulsione della colonna Walter Alasia.

11 dicembre, Milano: Walter Pezzoli e Roberto Serafini, militanti della Colonna Walter Alasia, vengono uccisi da una pattuglia dei carabinieri.

12 dicembre, Roma: sequestro D’Urso (un “capolavoro di guerriglia”, secondo la definizione postuma di Mario Moretti), operazione diretta da Moretti e Giovanni Senzani, arrestato una prima volta nel marzo del ’79 e successivamente rilasciato e già in quell’anno, probabilmente, ai vertici dell’Organizzazione, al posto di Prospero Gallinari.

18 dicembre, Parigi: all’uscita da un ristorante sui Campi Elisi, viene arrestato Marco Donat Cattin. La Chambre d’Accusation di Parigi concede l’estradizione il 25 febbraio 1981 escludendo il giudizio per il reato di appartenenza a banda armata. La giustizia italiana dovrà quindi giudicarlo per i soli reati specifici. Marco Donat Cattin viene consegnato all’autorità italiana e riportato in Italia il giorno 27 febbraio.

28 dicembre: rivolta nel carcere di Trani.

20 dicembre: muore suicida nella casa della propria madre, a Napoli, Alberto Buonoconto, nappista, arrestato nel ’75, un suicidio conseguenza della lunga carcerazione speciale cui fu sottoposto. Il nome di Buonoconto era ritornato alle cronache durante il sequestro Moro.

31 dicembre: viene assassinato dalle Br il generale dei Carabinieri Enrico Galvaligi, responsabile dell’assalto al carcere di Trani del 29 dicembre.

I detenuti del “gruppo storico” elaborano un opuscolo intitolato L’albero del peccato sul cosiddetto “proletariato extralegale” e sull’ipotesi che gruppi di malavitosi autonomi possano allearsi al proletariato rivoluzionario nell’ambito di specifiche azioni di guerriglia. Il documento non è che una conferma ulteriore del sodalizio tra il gruppo storico (Curcio e Franceschini in testa) in carcere e la linea Senzani all’esterno.

1981

15 gennaio, Roma: Giovanni D’Urso viene liberato. Si conclude di fatto l’esperienza unitaria delle Brigate Rosse.

31 gennaio: la Procura di Roma spicca un ordine di cattura nei confronti di Giovanni Senzani per banda armata, associazione sovversiva e sequestro di persona in relazione al sequestro D’Urso.

4 aprile, Milano: vengono arrestati Mario Moretti, il prof. Enrico Fenzi (per la seconda volta, la prima nella primavera dell’80 su denuncia di Francesco ‘Cesare’ Berardi e poi assolto il 2 giugno dello stesso anno), Tiziana Volpi e Silvano Fadda. Senzani diventa il n° 1 delle Br.

Le Br dispongono a questo punto ancora di 3 forti colonne: Roma, Napoli e Veneto, oltre alla “indipendente” colonna milanese Alasia; come ai tempi dei Nap, Senzani tenta di riprendere – ampliandola – la collaborazione con la malavita organizzata.

Si costituiscono le Brigate rosse – Partito della Guerriglia guidate da Giovanni Senzani e nate dall’accorpamento della colonna di Napoli con il Fronte Carceri.

27 aprile-24 luglio, Napoli: sequestro Cirillo (e uccisione dei 2 uomini della scorta). Il sequestro dell’assessore democristiano alla Regione Campania è gestito per intero dal Partito Guerriglia.

20 maggio, Mestre: sequestro del Direttore del Petrolchimico di Marghera Giuseppe Tagliercio (ucciso il 5 luglio), l’unico ancora rivendicato con la sigla unitaria Br  ma gestito dalla colonna veneta “Annamaria Ludmann”.

1° giugno, Milano: sequestro Sandrucci, ingegnere dell’Alfa Romeo (progettato e gestito dalla colonna “Walter Alasia”).

11 giugno, San Benedetto del Tronto (AP): sequestro di Roberto Peci (ucciso 54 giorni dopo, il 3 agosto), fratello di Patrizio. Anche questa operazione è gestita dal Partito Guerriglia.

Agosto: la colonna romana tenta, fallendo, la ricomposizione delle contraddizioni esplose tra i vari spezzoni dell’Organizzazione; la spaccatura tra “movimentasti” e “militaristi” si riflette anche in carcere. Secondo Franceschini, il “gruppo storico” sceglie di schierarsi con il Partito Guerriglia di Senzani per “verificare fino in fondo” la possibilità di aprire il partito alle masse.

Ottobre-novembre: nasce la colonna autonoma veneta 2 agosto.

Ottobre, Padova: riunione della Direzione Strategica. Si formano le Brigate rosse – Partito Comunista Combattente. Vi aderiscono – tra gli altri – Barbara Balzerai, Antonio Savasta, Francesco Lo Bianco, Luigi Novelli, Remo Pancelli, Marina Putrella, Piero Vanzi e – dall’interno del carcere – Iannelli, Piccioni, Seghetti, Gallinari.

In una successiva riunione dell’esecutivo a Milano, in via Verga 22, viene programmata la campagna contro il generale Nato James Lee Dozier. Dell’esecutivo fanno parte all’epoca Balzerani, Savasta, Novelli e Lo Bianco.

Dicembre: le Brigate rosse – Walter Alasia diffondono la loro prima Risoluzione Strategica.

Giovanni Senzani teorizza il “salto del partito” grazie alla mobilitazione di “organismi di massa rivoluzionari” che si orienterebbero verso la “guerra civile”: uno scenario del tutto privo di qualsiasi attendibilità e aggancio alla realtà politica e sociale del Paese.

17 dicembre, Verona: viene rapito il Generale James Lee Dozier. L’azione è rivendicata dalle Brigate rosse – Partito Comunista Combattente.

1982

3 gennaio: un commando “misto” formato da uomini dei Nuclei comunisti e dei Colp guidato da Sergio Segio fa saltare un muro esterno del carcere di Rovigo consentendo la fuga, dopo una sparatoria, di Susanna Ronconi e di altre tre detenute di Prima linea. Un passante, Angelo Furlan, muore di infarto.

9 gennaio, Roma: nella base romana di via Pesci viene catturato Giovanni Senzani. La colonna napoletana non viene però intaccata e porta a compimento altri 4 azioni mortali (vengono uccisi l’assessore Delcogliano e l’agente di scorta Irmano, il capo della squadra mobile Ammaturo e il suo autista, agente Pasquale Paola) per poi trasferirsi a Torino e venire infine smantellata a fine anno. Le forze di sicurezza individuano la base di Senzani in seguito alle rivelazioni fatte da due brigatisti arrestati, Stefano Putrella e Ennio Di Rocco; quest’ultimo pagherà con la vita le rivelazioni fatte (assassinato in carcere il 27 luglio ’82).

22 gennaio, Roma: accordo sindacati-confindustria sulla riduzione della scala mobile.

28 gennaio, Padova: il generale Dozier viene liberato dalle forze dell’ordine con un’irruzione nella base di via Pindemonte. Fanno clamore le accuse di torture e sevizie inflitte ai brigatisti catturati durante l’operazione (la denuncia parte dal brigatista Cesare Di Leonardo e dal Siulp grazie alla testimonianza del capitano Ambrosiani e dell’agente Trifirò, ucciso 4 anni più tardi in seguito a un misterioso conflitto a fuoco). Tra gli arrestati, il capo colonna Antonio Savasta che, più tardi, e in seguito anche forse ai danni psicologici derivanti dalle torture inflitte a lui e alla sua compagna, Emilia Libera, sarà tra i pentiti più prolifici.

Da qui alla la metà di febbraio, le Br subisco perdite determinanti, decisive (basi scoperte e centinaia di arresti); vengono arrestati tutti i dirigenti storici ancora in libertà, compresi Lo Bianco e Novelli, i superstiti componenti dell’esecutivo. È in questo frangente che l’Organizzazione comincia a introdurre nei suoi documenti la parola d’ordine della ritirata strategica, ovvero la necessità di un periodo di generale riadeguamento dell’avanguardia rivoluzionaria a seguito dei rovesci registrati.

Si registrano all’interno dell’Organizzazione delle divisione tra una “maggioranza” (probabilmente guidata da Barbara Balzerani, sfuggita agli arresti del dopo-Dozier e catturata solo nel 1985) e una “minoranza”; dibattito interno tra una “prima” e una “seconda” posizione, tra i “militaristi” delle Br-Pcc e i “movimentaristi” che daranno vita all’Udcc.

3 marzo, Roma: viene arrestato per la prima volta Germano ‘Guliver’ Maccari. Le accuse a suo carico non contemplano ancora la partecipazione al sequestro/omicidio di Aldo Moro. L’arresto e la condanna per tali accuse avverranno 11 anni più tardi. Il nome di Maccari è fatto dalla Faranda e dai silenzi di Morucci: Germano ‘Guliver’ Maccari è l’ing. Altobelli, il “quarto uomo” del sequestro Moro.

14 aprile, Roma: ha inizio il primo grado del processo Moro.

24 maggio, Vecchiano (Pi): Umberto Catabiani, membro della Direzione strategica delle Br – Pcc, viene ucciso dai carabinieri al termine di un inseguimento iniziato alle 8 del mattino e conclusosi 5 ore più tardi.

29 maggio: la legge n° 304, “Insieme di misure a difesa dell’ordine costituzionale”, la cosiddetta “legge sui pentiti”, introduce alcune ipotesi di non-punibilità per i reati di associazione.

15 luglio, Napoli: un commando delle Br – PdG uccide il vicequestore Antonio Ammaturo e il suo autista Pasquale Paola.

23 luglio, Milano: nei pressi di un bar viene ucciso dalla polizia il militante della Colonna Walter Alasia Stefano Ferrari.

27 luglio: viene ucciso nel carcere di Trani Ennio Di Rocco, brigatista del Partito Guerriglia arrestato in gennaio e, in seguito alle torture subite, autore di alcune rivelazioni ai Cc. L’accusa mossa a Di Rocco dai suoi assassini è quella di aver favorito l’arresto di Giovanni Senzani. La sua vicenda apre all’interno delle carceri, tra i prigionieri politici, un lungo e travagliato dibattito intorno ai problemi della tortura e della desolidarizzazione all’interno delle organizzazioni.

26 agosto, Salerno: un nucleo delle Br-Partito Guerriglia attacca due vetture dell’esercito con 11 militari a bordo al fine di espropriare delle armi. La volante di scorta al convoglio risponde al fuoco. Restano uccisi gli agenti Antonio Bandiera e Mario De Marco. Il soldato di leva Antonio Palombo, rimasto gravemente ferito, morirà il successivo 23 settembre.

Ottobre, Torino: la vicenda di Natalia Ligas,  esponente di punta della colonna partenopeo-torinese, sospettata di essere un’infiltrata ed entrata così nel mirino dei suoi ex-compagni che ne progettano il sequestro. Ligas viene però arrestata il giorno prima di quello fissato per l’operazione. La colonna decide così di dare risalto al comunicato con cui denunciano l’ex compagna con un’azione.  Il 21 ottobre un commando di 5 persone assalta l’agenzia del Banco di Napoli di via Domodossola a Torino, stendono a terra due guardie della Mondialpol e le uccidono con un colpo alla nuca. Nel documento che rivendica l’azione viene appunto denunciata l’infiltrata e delatrice Natalia Ligas.

12 novembre, Milano: cade un altro militante della Walter Alasia, Maurizio Biscaro.

Il 1982 può essere considerato a tutti gli effetti l’ultimo degli “anni di piombo”.

1983

Gennaio: vengono arrestati gli ultimi componenti della colonna “Walter Alasia” tra cui quel Ario Pizzarelli che troviamo rivendicare dal carcere le azioni di inizio anni Novanta contro la base Nato di Aviano; sempre del gennaio è il documento della Walter Alasia Ancora un passo.

24 gennaio, Roma: si conclude il primo grado del processo Moro con 32 ergastoli. Vedi la sezione Il caso Moro del sito.

4 febbraio, Roma: presso la Corte di Assise presieduta da Severino Santiapichi comincia il processo di primo grado per gli arresti del “7 aprile” (spezzone romano); al termine del processo, Negri e Scalzone verranno condannati rispettivamente a 30 e 20 anni di carcere. Condanne anche per gli altri imputati. In appello la sentenza verrà stravolta.

Primavera – estate: processo alla colonna torinese delle Br. Durante le udienze, il brigatisti emettono 5 comunicati, i primi 4 di piccole dimensioni, mentre l’ultimo, il quinto, molto più voluminoso e raccolto nel volume Politica e rivoluzione, di Coi, Gallinari, Piccioni e Seghetti. Il documento traccia un bilancio politico delle Brigate rosse e, in generale, di tutto le Organizzazioni Comuniste Combattenti e rappresenta anche una critica serrata alle tesi esposte in altri documenti (vedi soprattutto Gocce di sole nella città degli spettri) da alcuni membri del “gruppo storico”, tra i quali Curcio e Franceschini.

3 maggio, Roma: viene gambizzato Gino Giugni (socialista, consulente dei sindacati e del ministero del Lavoro), tra i promotori dell’accordo sulla “scala mobile” del  gennaio ’82.

28 giugno, Roma: si concludono i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso-Moro, dopo 2 proroghe, 3 presidenti e 50.811 pagine pubblicate in 72 volumi.

1984

14 febbraio: il “decreto di San Valentino” blocca la scala mobile. Duro scontro a sinistra tra Psi e Pci e anche all’interno del sindacato.

15 febbraio, Roma: le Br-Pcc uccidono il diplomatico americano Ray Leamon Hunt, responsabile della forza multinazionale nel Sinai. Viene lanciata la proposta della creazione di un Fronte Internazionale Antimperialista.

24 marzo: la misteriosa rapina al deposito romano della Brink’s Securmark (bottino di 35 miliardi), inizialmente rivendicata dalle Br e poi attribuita a quello stesso Tony Chicchiarelli autore del falso comunicato n°7 del sequestro Moro. La rapina costituirebbe secondo alcuni la fatua ricompensa ai servizi resi da Chicchiarelli allo Stato. Chicchiarelli verrà ucciso sotto la sua abitazione romana da un killer ignoto il 28 settembre di questo stesso anno.

Maggio: alcuni militanti delle Br-PCC assumono la denominazione di Seconda Posizione; si costituisce l’UdCC (Unione dei comunisti combattenti) tra cui le militanti Geraldina ‘Paola’ Colotti, Paolo Persichetti e Wilma ‘Roberta’ Monaco; si vedano i documenti costitutivi Un’importante battaglia politica nell’avanguardia rivoluzionaria e Manifesto e tesi di fondazione [vedi G. Bianconi, pp. 262-269].

3 dicembre: si apre il grado di appello del processo Moro (Moro due) con i nuovi contributi di Faranda e Morucci, arrestati nel ’79 e nel frattempo dissociatisi dalla lotta armata.

1985

19 gennaio: nell’aula bunker del Foro Italico, dove è in corso il processo d’appello per il caso Moro, Valerio Morucci e altri 170 detenuti brigatisti annunciano la loro dissociazione e firmano un documento di addio alla lotta armata.

15 marzo: si conclude il grado di appello del processo Moro, con una riduzione degli ergastoli da 32 a 22 (confermati successivamente dalla Cassazione).

27 marzo, Roma: omicidio dell’economista di area Cisl Ezio Tarantelli, tra i massimi sostenitori della riduzione e del successivo blocco della scala mobile, il tipico rappresentante intellettuale di quella razionalizzazione riformista contro la quale il partito armato ha indirizzato le sue ultime azioni. Il nuovo attentato è attribuito alla ristrutturata colonna romana guidata da Alessio Casimirri e sua moglie Rita Algranati (i 2 nomi torneranno agli onori della cronaca nel 2004 per le vicende legate alla loro estradizione). Viene diffusa la risoluzione strategica n° 20 [vedi G. Galli, pp. 342-344]; il testo, che si collega al documento Politica e rivoluzione, ha grande spazio e risalto nella stampa (vedi il Corriere della sera del 30/03).

Seguono numerosi altri arresti tra le fila dell’Organizzazione, tra cui quelli di Roberto Rinaldi e Raimondo Etro.

19 giugno: viene arrestata Barbara Balzerani “Sara”; da questa data, e per tutta la seconda metà dell’anno, le azioni targate Br si riduco a due sole rapine (a Tivoli e a Roma) e a un’altra fallita a Milano.

18 dicembre: entra in vigore la legge n° 34 “Misure a favore di chi si dissocia dal terrorismo”.

1986

30 gennaio, Padova: assoluzione parziale in primo grado (“spezzone padovano”) per il gruppo Negri. Cade il “teorema Calogero”: l’autonomia padovana non è al vertice delle Br, né a Potere Operaio né ad Autonomia Operaia viene riconosciuto lo status di “banda armata”; tale è considerata solo l’organizzazione Fronte comunista combattente, mentre ai Collettivi politici veneti viene attribuito il reato di associazione sovversiva.

Febbraio, Napoli: inizia il processo a Giovanni Senzani e alle Brigate rosse – Partito della Guerriglia.

10 febbraio, Firenze: omicidio di Lando Conti. L’attentato è rivendicato dalle Brigate rosse – Partito comunista combattente. Viene ancora diffusa nella circostanza la Risoluzione n. 20.

21 febbraio, Roma: prima azione dell’UdCC (attentato ai danni di Antonio Da Empoli, nel corso del quale muore la militante Wilma Monaco).

15 giugno, Roma: si apre il processo Moro-ter.

26 giungo, Roma: si apre il “processo Metropoli”. Il processo si occupa sostanzialmente dei rapporti tra il progetto della rivista "Metropoli" e alcuni suoi redattori, in particolare Pace e Piperno, con l'organizzazione Brigate Rosse, ipotizzando quindi che tra Potere Operaio, Autonomia Operaia e Br vi sia stata una connessione stretta, anzi un tentativo di unificazione di tutte le formazioni armate. Il 21 luglio 1987 la Corte emette la sentenza: gli “atti specifici” non dimostrano in alcun modo una connessione tra il progetto "Metropoli" e le Brigate Rosse.

1987

Gennaio: con una lunga intervista dal carcere rilasciata al giornalista Mario Scialoja, Renato Curcio interrompe il lungo silenzio e lancia la “campagna di libertà” per una soluzione sul terreno politico del problema dei detenuti e degli esuli politici.

22 gennaio, Roma: arresto di Geraldina ‘Paola’ Colotti e di altri 2 militanti delle UdCC.

10 febbraio: approvata la legge sulla dissociazione.

14 febbraio, Roma: la strage di S. Valentino. Durante una rapina in via Prati di Papa, un nucleo delle Br-Pcc uccide 2 agenti portavalori, Roberto Lanari e Giuseppe Scravaglieri. Per questo delitto verranno incriminate 8 persone, tra cui Vincenza Vaccaio.

20 marzo, Roma: agguato mortale a Licio Giorgieri (direttore della Sezione costruzione armi e armamenti aeronautici e spaziali dell’aeronautica) da parte delle UdCC.

Aprile: Curcio, Moretti, Iannelli e Bertolazzi fanno recapitare dal carcere alcune lettere a Rossana Rossanda (il manifesto) nelle quali dichiarano conclusa l’esperienza della lotta armata.

16 maggio: si conclude il primo grado del “processo Metropoli”. Piperno e Pace vengono condannati a 10 anni per banda armata e associazione sovversiva mentre vengono scagionati in merito all’accusa di concorso nel sequestro Moro.

2 giugno, Roma: una operazione dell’antiterrorismo porta in carcere 5 membri delle UdCC.

8 giugno, Roma: sentenza d’appello nel procedimento relativo al troncone romano dell’inchiesta sul “7 aprile”. La sentenza di Primo Grado viene completamente riformulata: confermate le sentenze di condanna per i soli Negri e Scalzone (ma con forti sconti di pena) mentre vengono assolti tutti gli altri imputati condannati in Primo Grado. Il superpentito Carlo Fioroni, protagonista del processo d’appello, viene ritenuto attendibile per alcuni fatti (la rapina di Argelato, ad esempio, per la quale Negri viene condannato in qualità di mandante) e inattendibile per altri (il sequestro Saronio).

1988

Prosegue il dibattito sull’indulto.

16 aprile, Forlì: agguato mortale delle Br-Pcc al senatore democristiano Roberto Ruffilli.

L’omicidio Ruffilli porta alla ribalta della cronaca la terza generazione delle Br: numerosi arresti ai danni delle ‘nuove Br’.

19 giugno, presso Verona: Marco Donat Cattin viene travolto da un’auto mentre, per soccorrere un ferito, tenta di fermare la macchina in corsa.

7 settembre, Roma: una maxi operazione delle forze dell’ordine cattura il presunto commando degli omicidi Tarantelli, Conti e Ruffilli.

12 ottobre: si conclude il Moro-ter.

23 ottobre: Oggi le Brigate rosse coincidono di fatto con i prigionieri politici delle Brigate rosse… Occorre portare la propria esperienza storica sul terreno della lotta politica… La prima battaglia da fare è quella per un’amnistia politica generale… La lotta armata contro lo Stato è finita. Firmato dagli “irriducibili” Pasquale Abatangelo, Paolo Cassetta, Prospero Gallinari, Francesco Lo Bianco, Maurizio Locusta, Remo Pancelli, Francesco Piccioni e Bruno Seghetti.

 
 

Ultima modifica di questa pagina: mercoledì, 01 novembre 2006 16.44

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