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QUESTA NAVE
ROSSO CUPO
(una donna nelle Brigate Rosse)
con Francesca D’Este e Lucia Messina – testo e regia di
Antonino Varvarà
La gestazione di questo
spettacolo non è stata facile, per tanti motivi.
Innanzitutto per la difficoltà di incontrare i militanti che
aderirono alle Brigate Rosse; una difficoltà verificatasi
soprattutto con le donne, molte delle quali non vogliono
raccontare. E chi lo fa, non ti concede appuntamento secondo
le tue esigenze e i tuoi orari. Poi, contrariamente a quanto
si creda, la letteratura altra (quella, per
intenderci, non costituita da atti processuali o saggi
critici scritti da chi stava da questa parte, in
difesa dello Stato) non è così abbondante. E poi c’è la
Storia. Che bisogna studiare, approfondire, in cui bisogna
penetrare per capire atmosfere ed eventi. La storia delle
Brigate Rosse è la storia della nostra Repubblica, di ciò
che accadeva in quegli anni fuori e dietro le quinte.
Così, dopo aver raccolto
pazientemente il materiale di cui avevo bisogno, mi sono
trovato davanti a due strade drammaturgiche: parlare di una
brigatista usando la tecnica del
racconto teatrale;
oppure
drammatizzare la
storia della protagonista usando altri personaggi e creando
azioni. La prima via, lontana dalle mie corde di
autore-regista, avrebbe rischiato di far soffocare le
persone
sotto il peso degli
eventi.
La seconda strada avrebbe comportato il rischio opposto.
Dovevo trovare una terza soluzione, più
essenziale,
più consona alla mia natura, più adatta ad affrontare un
argomento delicato qual è il percorso politico e umano di
una brigatista, ma soprattutto più sincera nei confronti
delle persone che ho incontrato. Una terza via diciamo
poetica,
senza per questo fare poesia, ma tale da giustificare le
citazioni pasoliniane poste poco dopo l’inizio e poco prima
della fine dello spettacolo. Una terza via che potesse
contestualizzare senza creare un documento storico, e
scandagliare un’anima senza sconfinare nel melodramma.
Ne è uscito fuori un lavoro
di 50 minuti, che ha tratto profitto dai due studi
preparatori di qualche anno fa (uno presentato al Teatro
Aurora di Marghera, l’altro a Volterrateatro), e che ha
debuttato il 28 settembre 2003 a Città di Castello.
In scena una Donna, un notte
lunga, una Ragazza testimone di un grande dolore. La Donna
parla - con tenace passione a volte, a volte con gelido
distacco, con toni da fiaba in alcuni momenti, con
insistente dolore in altri – di quella cruda esperienza che
molti definiscono di terrorismo e pochi
chiamano di lotta armata… La Ragazza ascolta. Non
rimarrà in silenzio.
Antonino Varvarà
P.S. Un’ultima precisazione:
Rosso cupo non ha la pretesa di essere uno spettacolo
esaustivo. Nasce invece dal desiderio di esortare il teatro
a socchiudere cautamente una finestra su un argomento sul
quale il cinema sta grossolanamente spalancando porte.
Ulteriori informazioni su
www.questanave.com
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