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  Titolo: Piazza delle cinque lune
  Regia: Renzo Martinelli
   
  Interpreti: Donald Sutterland
  Giancarlo Giannini
  Stefania Rocca
   
  Paese: Italia
  Anno: 2003
  Durata: ?? Minuti
   
  Giudizio:
   

 

 

Dopo circa un’ora e trentadue minuti dall’inizio della proiezione del film di Renzo Martinelli, a uno spettatore stremato ed esausto viene finalmente concessa la possibilità di capire il motivo di tanto supplizio. Il giudice Saracini (Donald Sutterland) decide infatti di esporre ai suoi esterrefatti interlocutori (il magistrato Stefania Rocca e il fido guardaspalle Giancarlo Giannini) la sua personale ricostruzione del caso Moro, il risultato di indagini scrupolose condotte da questo anonimo giudice di provincia prossimo alla pensione ma improvvisamente scelto come destinatario di un misterioso super8 girato quel fatidico giorno in via Fani. Quasi inutile sottolineare che la tesi di Saracini è poi la tesi che fa da colonna portante a tutta l’operazione messa in piedi da Martinelli (già distintosi per capolavori del cinema quali “Porzus” e “Vajont”) in collaborazione con i più affermati sostenitori del cosiddetto complottismo dietologico: primo tra tutti quel Sergio Flamigni dai cui libri attinge a piene mani la sceneggiature del film.

Cerchiamo di riassumerla, quindi, questa tesi.

 

1.Aldo Moro è stato prima sequestrato e poi ammazzato per garantire gli equilibri geopolitici sanciti nel lontano 1945 a Yalta dai tre grandi vincitori della Seconda Guerra Mondiale: nientedimeno che F.D. Roosvelt, W. Churchill e Stalin. Quello storico accordo altro non fece che suddividere il mondo in aree di influenza, separate dalla mitica cortina di ferro. Unico modo per garantire la pace e l’equilibrio tra le due superpotenze nei decenni a venire.

 

2.Aldo Moro, massimo artefice del compromesso storico e quindi del tentativo di legittimare il Partito comunista italiano come forza di governo, rompeva l’equilibrio di Yalta esponendo l’Italia – paese fedele agli Stati Uniti e al Patto Atlantico – a una minaccia comunista e per di più del tutto legale in quanto legittimata dal voto popolare.

 

3.Gli Stati Uniti si muovono su tutta l’area occidentale per impedire simili progetti, attivando una serie di contromosse che possano scongiurare il pericolo comunista. Questo attivismo in Italia si traduce in due fatti: la “creazione” della loggia massonica P2 (con il compito di avvelenare la vita democratica del paese in funzione prettamente anticomunista) e la infiltrazione del più forte, radicato e potente gruppo di guerriglia rivoluzionaria dell’Europa occidentale: le Brigate rosse.

 

4.Questa opera di infiltrazione, resa possibile solo in seguito all’uscita di scena dei leader storici delle Br (Curcio e Franceschini, “i buoni”, arrestati a Pinerolo nel settembre del ’74), si concretizza con la scalata ai vertici dell’organizzazione di Mario Moretti, “il cattivo”, agente dei servizi segreti col compito di imprimere alle Br la svolta militarista per tenere desta la minaccia eversiva nel paese, isolare il Pci e permettere alla Democrazia cristiana di mantenere le redini del gioco saldamente nelle proprie mani.

 

5.Mario Moretti (ripetiamolo per chi non avesse letto bene, agente dei servizi segreti) sequestra Aldo Moro e ne decide l’uccisione per togliere così di mezzo colui che più di tutti si era impegnato per garantire all’Italia la normale alternanza dei partiti al governo.

 

Alberto Franceschini, che nella sua ultima fatica letteraria (“Che cosa sono le Br”, Bur edizioni, 2004) ribadisce le accuse nei confronti dell’ex amico e compagno di avventura, all’uscita dela pellicola di Martinelli affermò che “Piazza delle 5 lune” era il film che ci voleva per fare finalmente chiarezza sull’affaire Moro. Chi scrive queste quattro righe sostiene invece (per quanto possa valere) l’esatto contrario, ovvero che operazioni come quella condotta da Martinelli e soci non fanno altro che incrementare l’effetto rumore intorno ai tragici 55 giorni, quel “dire tutto per non dire nulla” che tanto di ostacolo è alla ricerca della verità storica. Complottismo, fantapolitica, dietrologia spicciola: tutto si mescola in quasi due ore di pellicola, tanto da provocare nello spettatore un senso di nausea e di repulsione. Se poi a questo panorama già desolante uniamo anche certi imbarazzi nella sceneggiatura (una su tutte, la sequenza dell’attacco aereo con tanto di spargimento di sostanza nociva ai danni dei due eroi… Perché? Che motivo c’era?) e certe piroette auto-celebrative del regista (della serie “quanto sono bravo a far volteggiare la cinepresa”) ecco che la frittata è fatta. Dopo “Porzus” e “Vajont” Renzo Martinelli continua imperterrito nella sua opera di demolizione della gloriosa tradizione del cinema di inchiesta made in Italy.

Giuliano Boraso

 

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 23 aprile 2007 23.35

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