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  Titolo: Il caso Moro
  Regia: Giuseppe Ferrara
   
  Interpreti: Gian Maria Volontà
  Mattia Sbragia
  Enrico Maria Modugno
   
  Paese: Italia
  Anno: 1986
  Durata: 110 Minuti
   
  Giudizio:
   

 

 

Il cinema italiano di inchiesta gode, si sa, di una ricchissima tradizione capace, dal Salvatore Giuliano di Francesco Rosi (1961) in poi, di ricostruire sul grande schermo i grandi misteri e i più tormentati casi della storia repubblicana del Paese.

È probabilmente all’interno di questa scuola che Giuseppe Ferrara avrebbe voluto, nelle intenzioni,  collocare anche la sua rivisitazione cinematografica dell’affare Moro con risultati però mai così lontani dai propositi. Il caso Moro è infatti una pellicola mal riuscita, approssimativa, incapace sia di ricostruire i fatti conferendo a essi quella parvenza realistica indispensabile per le regole del genere, sia di indicare un percorso di lettura e una chiave di interpretazione dell’accaduto capace di andare oltre un generico dietrologismo e una, ancora più generica, indignazione verso chi – da tutte le parti – contribuì a vario titolo all’esito drammatico della vicenda.

Alla base della sceneggiatura il libro di Robert Katz I giorni dell’ira, tra i capostipiti di quel filone storiografico complottista/complottardo che tanta fortuna riscuote tutt’oggi in certi settori dell’intellighenzia italiana che si occupa della ricostruzione degli anni di piombo, secondo il quale il sequestro di Aldo Moro, autenticamente progettato e portato a termine dalle Brigate rosse, divenne con l’andare del tempo il fatto attorno al quale giocare complicatissime partite di politica interna e internazionale, l’evento che più di ogni altro catalizzò su di sé l’attenzione di governi, servizi segreti, logge massoniche di varia nazionalità e provenienza. Aldo Moro, quindi, ostaggio non tanto e non solo dei suoi carcerieri brigatisti, quanto di quegli stessi giochi di potere di cui lui stesso era stato, fino a quel momento, artefice e protagonista.

Niente di nuovo sul fronte occidentale, quindi: il film di Ferrara nulla toglie e nulla aggiunge a quanto già all’epoca (1986) si pensava. Misteri, piccoli e grandi buchi neri, circostanze contraddittorie e mai spiegate a proposito delle quali ancora oggi ci si interroga e ci si divide.

Dove il film di Ferrara manca clamorosamente è però nella resa cinematografica della narrazione: pazienza per la scelta stilistica – mai pienamente portata a compimento – a cavallo tra documentarismo e linguaggio televisivo; pazienza per una approssimazione generalizzata nella resa degli ambienti e delle atmosfere; ma era proprio necessario il goffo e grottesco gioco dei sosia per rimpiazzare gli uomini politici del tempo con controfigure di dubbio gusto e incerta efficacia, dando vita a quello che Sandro Zambetti nel numero 260 di “Cineforum” definì un realismo da museo delle cere che finisce nella caricatura involontaria, in una sorta di allucinante sfida di imitatori da cabaret che si sforzano, innaturalmente, di non far ridere? A testimoniare quanto goffa fu l’operazione basti dire che neppure il mitico Gian Maria Volontà, anche lui sotto la media delle sue memorabili interpretazioni, riuscì a salvare la baracca, neppure l’attore simbolo del cinema di inchiesta e di denuncia degli anni Sessanta-Settanta fu in grado di risollevare le sorti di un film mal riuscito e pessimamente diretto.

Intendiamoci: niente di più difficile che cimentarsi con un progetto così ambizioso e disseminato di trabocchetti come la ricostruzione dell’evento che più di tutti segnò la storia recente d’Italia. Ma la strada percorsa da Ferrara non facilitò di certo il compito, anzi.

Visto con gli occhi di oggi, Il caso Moro appare ancora più approssimativo e, per certi versi, grottesco, laddove certe pellicole antecedenti e contemporanee anch’esse appartenenti al cinema d’inchiesta conservano invece una attualità e una freschezza di stile invidiabili.

Sta tutta qui, crediamo, la differenza da un prodotto mediocre e un vero e proprio oggetto d’arte.

Giuliano Boraso

 

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 23 aprile 2007 23.30

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