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  Titolo: Buongiorno notte
  Regia: Marco Bellocchio
   
  Interpreti: Maya Sansa
  Luigi Lo Cascio
  Roberto Herlitzka
  Paolo Briguglia
  Pier Giorgio Bellocchio
  Paese: Italia
  Anno: 2003
  Durata: 105 Minuti
   
  Giudizio:
   

 

 

I 55 giorni del sequestro Moro visti da dentro via Montalcini. La quotidianità della straordinarietà. Quanti di noi comuni mortali avrebbe voluto poter assistere a quelle dinamiche in atto, essere partecipi – come ospiti invisibili – di quegli eventi per poterli magari orientare o per poterne essere, più modestamente, solo testimoni. “Buongiorno, notte” porta lo spettatore dentro l’appartamento-prigione, con poche pretese di verità storica, ma con un bagaglio ricchissimo di suggestioni, provocazioni oniriche e arditissimi accostamenti, capaci di entusiasmare chi ha voglia di osare e di far storcere il naso a chi invece vuole e pretende anche al cinema la “verità dei fatti”.

Se appartenete a quest’ultima categoria di pensiero, il film in questione non fa per voi: “Buongiorno, notte” non toglie né aggiunge niente alla ricostruzione storica dell’affaire Moro. Non è questo che interessa al regista e ce ne rallegriamo, visto che sull’argomento è ormai stato detto tutto e il contrario di tutto.

Niente congetture, quindi, niente “dietrologismi” o “avantismi”, ma il tentativo di gettare uno sguardo privato su uno dei fatti pubblici più traumatici della storia repubblicana del Paese.

Al centro del film la figura di Chiara (Maya Sansa), la donna dell’appartamento, personaggio (molto) liberato ispirato a quello di Anna Laura Braghetti, tanto che Bellocchio stesso ammette di aver attinto a piene mani dal libro Il prigioniero (Feltrinelli, 2003) scritto dalla stessa ex brigatista in collaborazione con la giornalista Paola Tavella. È con gli occhi di Chiara, con i suoi entusiasmi e i suoi dubbi, con la sua doppia vita che lo spettatore è chiamato a fare i conti. È lei che ci racconta quello che potrebbe essere successo in via Montatici in quei 55 giorni. Accantonando, meglio ripeterlo, ogni pretesa di verità storica, ogni propensione alla fantomatica “realtà dei fatti”.

Nella prefazione alla sceneggiatura del film pubblicata nella collana Nuovo cinema Italia della casa editrice Marsilio, Bellocchio spiega il cambio di prospettiva avvenuto in fase di scrittura del film: Oltre ai fatti, già scrivendo, io cominciavo a vedere lo spazio chiuso e “sconfinato” dell’appartamento, vero palcoscenico della rappresentazione, prigione della prigione, con tutte quelle inferriate e le tende e le tapparelle, la televisione sempre accesa, l’occhio di Dio, il grande, democratico fratello. Insomma, la cronaca fu il punto di partenza […] poi cambiò tutto nella sceneggiatura e poi nel film (M. Bellocchio, Buongiorno, notte, Marsilio, 2003).

Sono parole importanti perché descrivono il passaggio da un punto di vista che, originariamente, doveva attenersi al fatto di cronaca, a una dimensione del tutto differente, privata, intima, dove a dominare è l’ambiente interno, claustrofobico dell’appartamento-prigione e la dimensione quotidiana  del sequestro. Il tutto inframmezzato dagli accadimenti dell’esterno: la vita “normale” di Chiara, il suo lavoro in biblioteca, i velati riferimenti a quanto accade all’esterno, le reazioni della società e del mondo politico.

Come tutti i film importanti, anche “Buongiorno, notte” ha finito per dividere i giudizi del pubblico e della critica. I detrattori, probabilmente, si aspettavano altro e, altrettanto probabilmente, non hanno tollerato il ritratto “umano” che Bellocchio dà dei carcerieri di Aldo Moro. Non hanno gradito l’assenza di scoop, di rivelazioni “capaci di gettare nuova luce sul caso”, e forse non hanno nemmeno troppo apprezzato quegli azzardi che tanto hanno fatto discutere: uno su tutti, l’accostamento del martirio del Presidente della Dc  a quello dei tanti partigiani condannati a morte durante la Resistenza. E che dire, poi, di un Aldo Moro che esce tranquillo e beato dalla sua cella, passeggia per l’appartamento per poi imboccare l’uscita e trovarsi di colpo a passeggiare per le strade di una Roma piovosa?

Aldo Moro libero. Sarebbe stato bello, ne avremmo viste delle belle.

Giuliano Boraso

 

 

Ultima modifica di questa pagina: lunedì, 23 aprile 2007 23.35

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